DISCLAIMER

Benvenuto su TNP Archive, ciò che rimane del portale online The Nursing Post che è rimasto attivo dal 2014 al 2025. Qui troverai l’archivio di tutti gli articoli pubblicati su quel portale. L’esportazione è avvenuta in modo automatico, questo potrebbe determinare dei malfunzionamenti di alcuni link contenuti negli articoli stessi. In caso di errore verrai reindirizzato a questa Home Page. Consigliamo di ricercare nella barra di ricerca lo specifico argomento. Buona Navigazione

Categoria: Per il Cittadino

  • Caldo estivo: 10 Consigli Utili…

    L’Italia in questi giorni sta affrontato una fase di caldo estremo che sta mettendo alla prova l’intera popolazione.
    Certamente, l’estate porta con sé il piacere di godersi il sole, il mare e le varie attività all’aperto, ma le temperature estreme di questi giorni possono rappresentare una minaccia per la salute. Le ondate di caldo possono essere pericolose, specialmente per i bambini, gli anziani e le persone con problemi di salute preesistenti. Per garantire la sicurezza e il benessere durante i periodi di caldo intenso, è importante seguire alcune indicazioni utili. Abbiamo dunque stilato una lista di dieci consigli utili per affrontare questo momento.

    1. Rimani idratato: Durante le giornate calde, il corpo perde più liquidi attraverso il sudore, eccessiva sudorazione può portare a disidratazione. Assicurati di bere abbondante acqua durante tutto il giorno e riduci il consumo di bevande contenenti alcol o caffeina, poiché possono contribuire alla disidratazione.

    2. Resta al fresco: Cerca di trascorrere il maggior tempo possibile in ambienti freschi, come la tua casa, centri commerciali o biblioteche pubbliche.

    3. Limita l’attività fisica: Durante le ondate di caldo, cerca di evitare attività fisiche intense all’aperto durante le ore più calde della giornata, solitamente tra le 10:00 e le 16:00. Se vuoi fare attività fisica, opta per ore più fresche, come la mattina presto o la sera tardi oppure prediligi la presenza in palestra.

    4. Indossa abiti adeguati: Scegli indumenti leggeri, traspiranti e di colore chiaro, poiché aiutano a mantenere il corpo fresco. Indossa anche un cappello a tesa larga per proteggere il viso e gli occhi dai raggi solari diretti.

    5. Utilizza protezione solare: Applica abbondante crema solare con un alto fattore di protezione per proteggere la pelle dai dannosi raggi ultravioletti. Ricorda di riapplicarla ogni due ore, specialmente dopo il nuoto o l’eccessiva sudorazione. L’uso della crema protettiva non è esclusiva per i momenti di relax al mare o in piscina. Applicala anche durante la giornata.

    6. Raffredda il corpo: Se il caldo diventa eccessivo, raffredda il corpo con un ventilatore o una doccia fresca. Puoi anche utilizzare un asciugamano umido per rinfrescare il corpo.

    7. Presta attenzione ai sintomi di insolazione e colpo di calore: Sii consapevole dei segni di insolazione e colpo di calore, come mal di testa, vertigini, nausea, confusione, sete e pelle arrossata e secca. In caso di sintomi gravi, cerca immediatamente assistenza medica.

    8. Proteggi gli anziani e i bambini: Gli anziani e i bambini piccoli sono particolarmente vulnerabili alle ondate di caldo. Assicurati che abbiano accesso a luoghi freschi e ben idratati e monitora attentamente il loro stato di salute.

    9. Mantieni la casa fresca: Se la tua casa non ha l’aria condizionata, mantieni le tende chiuse durante il giorno per bloccare il sole diretto. Durante le ore più fresche, apri le finestre per far entrare l’aria fresca.

    10. Aiuta gli animali domestici: Assicurati che anche i tuoi animali domestici abbiano acqua fresca a disposizione e un posto ombreggiato dove ripararsi dal caldo. Se vuoi portare il tuo animale a passeggio, evita le ore troppo calde e fa attenzione al pavimento stradale che potrebbe risultare troppo caldo.

    In conclusione, in questi ultimi anni stiamo affrontando situazioni di allerta meteo sempre più estreme, ed è necessario reagire con comportamenti adeguati al fine di proteggere la popolazione fragile e noi stessi. Non dobbiamo inoltre dimenticare che il nostro comportamento su questa terra sta avendo importanti conseguenze sul clima, ed è dunque necessario che il nostro contributo sia valido.

  • Cos’è il CIVES?

    Il CIVES è il Coordinamento Infermieri Volontari Emergenze Sanitarie. Esso nasce nel 1998 per volontà dell’allora Federazione IPASVI (Oggi FNOPI).

    Il CIVES è un’associazione di volontariato nazionale che si articola su base provinciale formata in modo esclusivo da Infermieri regolarmente iscritti agli Ordini delle Professioni Infermieristiche Provinciali.

    Il Coordinamento inoltre si attesta come associazione di volontariato di categoria ed esclusiva per la professione infermieristica, nel contesto di protezione civile. Essa opera nell’ambito dell’emergenza sanitaria di massa in Italia e all’Estero.

    Per definizione l’Associazione è una ODV, dunque una Organizzazione di Volontariato (ex-ONLUS). Fonda le sue basi finanziarie sulle quote associative, raccolte dagli iscritti, e dalle donazioni e finanziamenti di vari enti.

    Il CIVES nel 2010 ha iniziato la composizione della sua Colonna Mobile, ovvero di una serie di mezzi e attrezzature sempre pronte a partire in caso di necessità e attivazione da parte del Dipartimento di Protezione Civile.

    Nel 2013 il CIVES risulta iscritta a pieno titolo nell’Elenco Nazionale della Protezione Civile.

    Il Coordinamento Infermieri Volontari Emergenze Sanitarie, come su introdotto, è composto da soli Infermieri e regolarmente iscritti agli Ordini Provinciali. Nella fase di iscrizione è possibile differenziare la propria registrazione tra Socio Ordinario e Socio Operativo. Il Socio Ordinario partecipa alle attività formative e sociali dell’associazione, senza implicazioni in caso di missioni. Il Socio Operativo invece può mettersi a disposizione per eventuali missioni di campo. Inoltre è possibile segnalare i termini di preavviso necessari in caso di attivazione.

    Il CIVES durante le fasi di quiete si occupa della formazione dei propri soci e delle popolazioni, partecipando a progetti di sensibilizzazioni indette dalla Federazione degli Ordini, dagli Ordini Provinciali oppure dal Dipartimento di Protezione Civile.

    Nel 2022 il CIVES viene registrato a pieno titolo all’interno dell’Elenco delle Società Scientifiche Nazionali.

    Per maggiori informazioni collegati a www.cives-odv.org

  • Padua Score: Cos’è e a cosa serve…

    Il Padua Score, più precisamente Padua Prediction Score for Risk of VTE è uno strumento utilizzato al fine di conoscere l’indicazione terapeutica all’utilizzo di profilassi farmacologica per le trombosi.

    Questo strumento è composto da varie voci che devono essere chiarificate al fine di determinare l’alto rischio di trombosi di un paziente e di conseguenza la necessità di utilizzare farmaci antitrombotici.

    Gli Item appartenenti alla scala richiesta al fine di generare lo Score sono undici. (Sebbene esistano più varianti). Ogni item ha un punteggio diverso in base alla probabilità che ha di causare un evento trombotico. Un punteggio pari e/o superiore a 4 determina l’alto rischio tromboembolico e di conseguenza la necessità da parte del medico di prescrivere una terapia adatta.

    Se punteggio da 1 a 3: Basso rischio di Trombosi Venosa Profonda (TVP)
    Se punteggio >= 4: Alto rischio di Trombosi Venosa Profonda (TVP)

    ItemPunteggio
    Cancro in stato attivo (Metastasi oppure chemioterapia negli ultimi 6 mesi)3
    Precedenti Trombosi venose profonde3
    Allettato da più di 3 giorni3
    Trombofilia3
    Trauma o Chirurgia recente2
    Pazienti over 701
    Problemi cardiaci o respiratori1
    Infarto del miocardio acuto oppure ischemia cerebrale1
    Infezione acuta o problematica reumatologica1
    Obesità (BMI>30)1
    Sotto trattamento ormonale1

    Esempio: Paziente di 82 anni con frattura femore dx ed allettamento obbligato per almeno 7 giorni.
    1 Punto perché over 70
    2 Punti perché categorizzabile come trauma
    3 Punti per allettamento che supera i 3 giorni.

    Padua Score: 6

    Qualora la somma di questi item desse un valore maggiore o uguale a 4 potrebbe essere indicato iniziare con una terapia antitrombotica, previa prescrizione medica.

    Se ti è piaciuto questo post, iscriviti alla nostra Newsletter! Tranquillo/a non spammiamo!

    Altrimenti scrivici nel forum oppure qui nei commenti!

    [newsletter]

  • La Grave Crisi di Infermieri in Italia – Video The Nursing Post

    In Italia esiste una crisi silenziosa, i cui effetti non sono quantificabili. Parliamo della mancanza di infermieri. Alcune regioni se la cavano meglio di altre ma in tutto la FNOPI quantifica questa mancanza con un negativo di personale infermieristico pari a 50.000 unità in tutta Italia. Un numero da capogiro, se consideriamo che questo numero di infermieri dovrebbe prendersi cura dei nostri pazienti in ospedale.

    The Nursing Post non vuole fare allarmismi inutili, ma vuole semplicemente informare i cittadini della necessità di una sanità più sicura e qualitativa.

    Siamo qui per dare coscienza ai cittadini che un infermiere stressato lo è spesso per via del carico lavorativo. E gli errori, in situazioni di stress e troppo carico lavorativo, sono dietro l’angolo.

    Buona visione!

  • TESTAMENTO BIOLOGICO: Cos’è e come si fa…

    Testamento biologico

    In vigore dal 31 gennaio 2018 la legge sul testamento biologico (legge 2 dicembre 2017, n. 219 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2018).Nel rispetto dei principi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, a tutela del diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona, la legge ribadisce il principio per cui nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge. Il cuore della legge è l’introduzione della disciplina delle DAT, disposizioni anticipate di trattamento, con le quali le persone possono dare indicazioni sui trattamenti sanitari da ricevere o da rifiutare nei casi in cui si trovassero in condizioni di incapacità.

    Che cosa sono le DAT?

    Sono delle disposizioni/indicazioni che la persona, in previsione della eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può esprimere in merito alla accettazione o rifiuto di determinati:

    • accertamenti diagnostici
    • scelte terapeutiche (in generale)
    • singoli trattamenti sanitari (in particolare).

    Quale la novità?

    Da oggi le DAT si possono fare. Viene definitivamente sgombrato il campo dal dubbio se la nutrizione e la idratazione artificiale possano essere rifiutate. Dalla legge (art. 1, comma 5) sono considerate una modalità di somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici e, pertanto, in quanto tali, a tutti gli effetti “trattamenti sanitari”.

    Chi può fare le DAT?

    Qualunque persona che sia

    • maggiorenne
    • capace di intendere e di volere.

    In che forma si possono manifestare le DAT?

    • Atto pubblico notarile
    • Scrittura privata autenticata dal notaio
    • Scrittura privata semplice consegnata personalmente all’Ufficio dello Stato Civile del Comune di residenza del disponente.

    L’atto non sconta nessun tipo di imposta (di registro, di bollo) né tassa o diritto.

    E se il paziente non è in condizioni di firmare?

    La legge notarile prevede la possibilità di stipulare l’atto in presenza di due testimoni. Può, inoltre, manifestare le DAT anche attraverso una videoregistrazione o anche altro dispositivo che consenta di comunicare.

    Occorre una preventiva consultazione con un medico?

    Sì. La legge stabilisce che la persona acquisisca preventivamente adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle proprie scelte.

    Si possono revocare o modificare le DAT?

    Sì, in qualunque momento

    • utilizzando la stessa forma con cui sono state rilasciate
    • o, quando motivi di urgenza o altra impossibilità, non consentano di rispettare la stessa forma simmetrica, mediante dichiarazione verbale o videoregistrazione raccolta da un medico alla presenza di due testimoni.

    Sono valide le DAT rilasciate prima di questa legge?

    Sì. Conservano validità se ed in quanto non risultino contrarie alle prescrizioni di questa legge, anche se rilasciate in un periodo di vuoto normativo.

    Dove viene pubblicizzata la DAT?

    • In un registro comunale (ove già istituito)
    • In un registro sanitario elettronico su base regionale, ove le Regioni abbiano istituito una modalità telematica di gestione della cartella clinica. In tal caso il disponente ha la scelta se far pubblicare copia della DAT ovvero lasciare solo indicazioni di chi sia il fiduciario o dove siano reperibili in copia.

    Quindi manca una Banca dati a livello nazionale?

    La legge 219 prevede solo registri regionali: se la persona è ricoverata in una regione diversa da quella in cui vive si rischia di non conoscere le DAT. La legge di Bilancio per il 2108 stanzia 2 milioni di euro per un registro nazionale. Il Notariato ha quasi ultimato un registro nazionale – non accessibile al pubblico per motivi di privacy e senza costi per lo Stato – consultabile da parte di tutte le aziende sanitarie italiane.

    Si può nominare un terzo che si interfacci con i medici?

    Sì. La legge prevede la possibilità (non l’obbligo) di nominare un fiduciario che sostituisca il disponente divenuto incapace nei rapporti con i medici e la struttura sanitaria, eventualmente consentendo di disattenderle, di concerto con il medico, solo nel caso in cui:

    • appaiano palesemente incongrue
    • non siano corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente
    • siano sopravvenute terapie non prevedibili alla data di redazione delle DAT.

    Cosa succede in caso di contrasto tra il fiduciario e il medico?

    L’art 3, comma 5, della legge prescrive che in tal caso la decisione è rimessa al Giudice Tutelare su ricorso del rappresentante legale della persona interessata, ovvero dei soggetti di cui all’art. 406 c.c. o del medico o del direttore della struttura sanitaria.

    Si possono nominare più fiduciari?

    La legge non lo vieta, ma sarebbe opportuno di no, onde evitare possibili contrasti tra loro. In ogni caso è opportuna la nomina di un secondo fiduciario che subentri nel caso in cui il primo nominato non possa o non voglia accettare l’incarico.

    Il fiduciario nominato ha l’obbligo di accettare?

    No. Il fiduciario può non accettare l’incarico (che prevede una sottoscrizione delle DAT per accettazione) ovvero rifiutarlo successivamente con atto scritto comunicato al disponente. Se accetta, gli viene consegnata una copia delle DAT.

    Il disponente può revocare o modificare il fiduciario?

    Sì, lo può fare. In qualsiasi momento, senza obbligo di motivazione nelle stesse forme in cui lo ha nominato.

    Se viene revocato il fiduciario senza sostituzione o questi rinunzia le DAT perdono efficacia?

    No. Le DAT conservano il loro valore prescrittivo per il medico e la struttura sanitaria. In mancanza del fiduciario, in caso di necessità di un alter ego, sarà il Giudice Tutelare a nominare un amministratore di sostegno che svolga i medesimi compiti.

    Come fare Testamento Biologico?

    Le DAT possono essere redatte in forme diverse, ecco alcuni suggerimenti:

    1. puoi scrivere un testo di tuo pugno;

    2. Se hai bisogno del modulo precompilato puoi trovarlo online sul sito dell’Associazione Coscioni

    3. puoi modificare il nostro modulo secondo le tue necessità ed esigenze

    Se le condizioni fisiche non ti permettono di usare le precedenti forme, puoi esprimere le tue volontà e “fare biotestamento” attraverso una  videoregistrazione e/o con dispositivi tecnologici che consentono alle persone con disabilità di comunicare. (art. 4, comma 7, legge n. 219/2017)

    Potrai rinnovare, modificare o revocare le tue DAT espresse nel biotestamento in ogni momento. 

    Il testamento biologico è esente dall’obbligo di registrazione tributaria, dall’imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta, diritto o tassa.


    • Fiduciario: perchè nominarne uno? 

    La legge auspica (ma non obbliga) che ogni persona, nel momento in cui sottoscrive il proprio biotestamento, indichi altresì una persona di sua fiducia, denominata «fiduciario», che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.

    Qualsiasi persona maggiorenne e capace di intendere e volere può ricoprire il ruolo di fiduciario accettando la nomina.

    L’accettazione della nomina avviene attraverso la sottoscrizione delle DAT oppure attraverso un atto successivo da allegare al testamento biologico. Il fiduciario dovrà possedere una copia del tuo biotestamento.

    Il fiduciario può rinunciare alla nomina con atto scritto, che è comunicato al disponente. L’incarico del fiduciario può essere revocato dal disponente in qualsiasi momento, con le stesse modalità previste per la nomina e senza obbligo di motivazione. Nel caso in cui le DAT non contengano l’indicazione del fiduciario o questi vi abbia rinunciato o sia deceduto o sia divenuto incapace, le DAT mantengono efficacia in merito alle volontà del disponente.

    Il fiduciario avrà quindi il potere di attualizzare le disposizioni che avrai indicato.

    Nei casi in cui le tue DAT appaiano palesemente incongrue, non corrispondenti alla tua condizione clinica, o qualora emergano nuove terapie, capaci di offrire  concrete possibilità di miglioramento delle tue condizioni di vita, il medico, in accordo con il  fiduciario, potrà disattenderle. Nel caso di conflitto tra il fiduciario e il medico la decisione è rimessa alla magistratura.


    • Cosa fare dopo aver compilato il testamento biologico? 

    Dopo aver compilato il tuo biotestamento hai a disposizione due opzioni:

    1. puoi consegnare personalmente il tuo testamento biologico presso l’ufficio di stato civile del tuo Comune di residenza. L’ufficiale di stato civile, verificate la tua identità e residenza, provvederà a registrare un ordinato elenco cronologico delle disposizioni presentate;

    2. puoi trasformare il tuo testamento biologico in “atto pubblico”rivolgendoti a un notaio.

     

     

    Fonti:

    Testamento biologico

    BIOTESTAMENTO: ECCO COME FARE!

  • INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA: Qualche informazione in più…

    Premettiamo che questa non è una guida su come effettuare una decisione delicata come potrebbe essere l’interruzione volontaria di gravidanza. L’obiettivo è dare il maggior numero di informazioni alle donne e/o le coppie che hanno deciso di interrompere volontariamente la gravidanza.

    Partiamo dicendo che se avete preso questa delicata decisione NON dovete assolutamente sentirvi in colpa, anche se uomini di chiesa o obiettori di coscienza vi facessero pressioni. Siete tutelate dalla legge, siete voi a decidere di andare avanti o fermare quella gravidanza.

    Oggi in Italia qualsiasi donna può richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Dal 1978 questo intervento è regolato dalla legge 194, “Norme per la tutela della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza”, che sancisce le modalità del ricorso all’aborto volontario. L’intervento può essere effettuato presso le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e le strutture private convenzionate e autorizzate dalle Regioni.

    L’Ivg può essere praticata dopo i primi 90 giorni quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna, oppure quando siano state accertate gravi anomalie del feto che potrebbero danneggiare la salute psicofisica della donna. In entrambi i casi, lo stato patologico deve essere accertato e documentato da un medico del servizio ostetrico e ginecologico che pratica l’intervento, che può avvalersi della collaborazione di specialisti.

    La richiesta di Ivg è effettuata personalmente dalla donna. Nel caso delle minorenni, è necessario l’assenso da parte di chi esercita la potestà o la tutela. Tuttavia se, entro i primi 90 giorni, chi esercita la potestà o la tutela è difficilmente consultabile o si rifiuta di dare l’assenso, è possibile ricorrere al giudice tutelare. Nel caso in cui la donna sia stata interdetta per infermità di mente, la richiesta di intervento deve essere fatta anche dal suo tutore o dal marito, che non sia legalmente separato.

    La legge indica chiaramente che l’interruzione volontaria della gravidanza non è un mezzo per il controllo delle nascite. Pertanto, il medico che esegue l’intervento è tenuto a fornire alla donna tutte le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite, oltre che sui procedimenti abortivi. Inoltre, la Regioni promuovono a loro volta l’aggiornamento del personale sanitario sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sull’uso delle tecniche più moderne e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza. Parallelamente, vengono promossi corsi e incontri di approfondimento sulle tematiche dell’educazione sessuale, della contraccezione, della gravidanza, rivolti anche al pubblico.

    La legge prevede che ogni anno il ministro della salute presenti al parlamento una relazione sul fenomeno dell’Ivg in Italia, che comprenda anche gli aspetti della prevenzione. I dati sono attualmente raccolti, analizzati e pubblicati dall’Istituto superiore di sanità (Sistema di sorveglianza epidemiologica), dal ministero della Salute e dall’Istat. Per favorire la diffusione delle informazioni, la relazione viene trasmessa alle Regioni, a cui si raccomanda di organizzare incontri per gli operatori sanitari per discutere il quadro epidemiologico e formulare proposte operative alla luce dei dati e delle raccomandazioni nazionali.

     

    Il ruolo dei consultori
    Secondo la legge 194, i consultori familiari (istituiti dalla legge 405 del 1975) hanno un ruolo fondamentale nell’assistenza alle donne che decidono di ricorrere all’Ivg. Anche il Progetto obiettivo materno infantile (Pomi), adottato nel 2000, assegna un ruolo strategico centrale ai consultori familiari nella promozione e tutela della salute della donna e dell’età evolutiva.

    I consultori, che sono strutture specificamente deputate alla promozione della salute riproduttiva, hanno infatti tra i loro compiti:

    • informare la donna sui propri diritti e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali offerti dalle strutture che operano sul territoriorio
    • informare la donna sulle norme che tutelano le gestanti nel luogo di lavoro
    • attuare direttamente, o proporre agli enti locali competenti, interventi speciali di assistenza quando la gravidanza o la maternità creino problemi che non possano essere risolti dai normali servizi territoriali
    • contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna a interrompere la gravidanza.

    Nonostante la specifica indicazione della legge, poche donne si rivolgono ai consultori per ottenere la certificazione per l’Ivg. In questi anni, infatti, soltanto il 25-33% dei certificati è stato rilasciato dai medici consultoriali. Una possibile ragione è che i consultori sono in genere scarsamente integrati con le altre strutture sanitarie. Al Sud, questa carenza è accentuata dalla scarsa presenza di consultori sul territorio e dalla presenza ridotta di medici abilitati a rilasciare la certificazione.

    In quelle Regioni dove invece la politica sanitaria ha favorito il ruolo dei consultori per la prenotazione delle analisi pre-Ivg e per l’intervento, il ricorso a queste strutture per la certificazione è salito addirittura all’85%. In questo modo è stata favorita anche l’attuazione dei programmi di prevenzione e il tasso di abortività è diminuito più rapidamente.

    Passiamo a come affrontare nel pratico questa scelta:

    1. Bisogna recarsi presso un laboratorio di analisi per fare l’esame per il dosaggio dell’ormone beta HCG, in modo da attestare la gravidanza (il test delle urine non è sufficiente). Il costo solitamente si aggira intorno alle 16/17 euro
    2. Con il risultato andate presso un Consultorio familiare. Ricordate che se per qualsiasi ragione non abbiate voglia di andare al consultorio della vostra città potete sempre recarvi in quello di un altro paese.
    3. Il ginecologo del consultorio vi sottoporrà ad una accurata visita medica e ad un esame ecografico per accertare lo stato di gravidanza ed eventualmente datarla.
    4. Avrete un colloquio con un assistente sociale o uno psicologo, con il quale parlerete delle motivazioni che vi spingono ad abortire e vaglierete le possibili alternative.
    5. Se siete convinte nell’intraprendere la strada dell’ivg il consultorio vi rilascerà un certificato in cui attesterà il vostro stato di gravidanza e la vostra richiesta di interromperla.
    6. Da questo momento all’intervento dovranno passare ancora 7 giorni (che decorrerano dalla data del certificato medico), previsti dalla legge, allo scopo di farvi riflettere bene sulla decisione da intraprendere.
    7. Durante questi sette giorni potete andare in ospedale e prenotare l’interruzione di gravidanza.
      Se ancora non avete superato le 7 settimane di gravidanza, potete scegliere, come procedura, la somministrazione della pillola Ru486. Il ricovero è necessario per una sola giornata. Consigliamo vivamente di passare una notte sotto monitoraggio. È risaputo che molte donne firmino per la dimissione contro il parere medico. Noi sia per la natura del farmaco, che per la vostra sicurezza raccomandiamo vivamente di rimanere per le 24 ore necessarie.
      Nel caso non volesse la pillola Ru486, vi dovrete sottoporre all’intervento di isterosuzione. E’ eseguito in leggera anestesia totale, ha la durata di 20 minuti circa ed è in day hospital.
      Entrambe le modalità di ivg sono gratuite e garantite dal sistema sanitario nazionale.
      8) Dopo il primo ciclo a seguito dell’interruzione volontaria di gravidanza (che si presenta 30-40 giorni dopo) è opportuno che torniate in consultorio per un controllo clinico con ecografia, per discutere di nuovo di contraccezione e per trovare il metodo contraccettivo più adatto. Inoltre, se lo vorrete, potrete anche farvi aiutare a superare quanto accaduto dallo psicologo o dall’assistente sociale.

    Passiamo all’ultimo punto di questo articolo, quello più spinoso: Trovare un ospedale che pratichi l’interruzione volontaria di gravidanza.

    Sebbene l’aborto sia sancito dalla legge, i medici obiettori sono diventati una spina nel fianco per chiunque lotta affinché questo diritto sia garantito correttamente. Il nostro consiglio è chiedere direttamente al consultorio a cui state facendo riferimento. Probabilmente, con i Follow up, il personale può avere le informazioni che cercate. Un altro modo è quello di fare un giro di telefonate tra i vari ospedali di zona e vedere chi per primo può procurarvi un appuntamento.

    Capiamo che questo è un momento difficile, per questo motivo sottolineiamo che nel consultorio familiare potete trovare assistenza psicologica effettuata da professionisti. Non temiate di chiedere un appuntamento.

  • FENTANYL: Da anni usato in Medicina, ora diviene la “nuova” frontiera delle droghe

    l fentanyl (noto anche come fentanil o fentanile, o con i nomi commerciali Sublimaze, Actiq, Durogesic, Duragesic, Fentanest, Effentora, Onsolis, Instanyl, Abstral e altri) è un potente analgesico oppioide sintetico.

    Il fentanyl è circa 100 volte più potente della morfina: 100 microgrammi di Fentanyl equivalgono approssimativamente a 30 mg di morfina e 125 mg di petidina (meperidina) in attività analgesica, con una rapida insorgenza e breve durata d’azione. Si tratta di un agonista forte del recettore μ per gli oppioidi. Storicamente è stato utilizzato per trattare il dolore cronico ed è comunemente usato prima di interventi chirurgici o manovre “invasive” come anestetico, in associazione con una benzodiazepina.

    Ha effetto simile a quello degli altri oppiacei, specialmente nelle compresse sublinguali, in cui l’uso illecito è schiacciare le compresse per poi sniffarle. Più alto è il dosaggio, più alto è il rischio di un’overdose, e soprattutto dell’instaurarsi di una tolleranza. Una dose da 800 microgrammi di fentanyl equivale a 200 milligrammi di morfina pura. Così come equivale a 35 mg di metadone, il fentanyl, essendo più potente, reagisce al dolore in tempi brevi (30 secondi a confronto del picco max raggiunto da 2 ore di metadone o 25/35 minuti della morfina in compresse)

    In medicina, si può trovare sotto sicurezza (nelle casseforti di reparto, custodito insieme agli altri farmaci stupefacenti). Solitamente, l’uso sui pazienti è in cerotto o in fiale iniettabili. Le prime, hanno un largo uso sopratutto nei pazienti con dolore cronico, in cui l’uso dei normali antidolorifici non ha più effetto. Le seconde invece, sono largamente usate in anestesia, oppure, per via sottocute, nei pazienti in fin di vita (nonostante spesso si preferisca farmaci quali morfina o midazolam).

    Un servizio de “Le Iene”, tempo fa, ha mostrato come questa “nuova” droga si stia diffondendo rapidamente causando molte vittime. Ovviamente la correzione sul termine “nuova” è d’obbligo. Il Fentanyl è stato scoperto negli anni 60/70, e da allora, si è diffuso largamente nel campo medico.

    Il Fentanyl diviene motivo di interesse dei cartelli della droga, quando si scoprì il grandissimo potenziale economico di questa droga. Come detto, il Fentanyl risulta quasi 100 volte più potente della morfina. Quest’ultima, il cui costo di produzione è di circa 3500 dollari a chilo, può fruttare un guadagno di circa 100.000 dollari una volta immessa nelle strade. Il Fentanyl invece, tagliato molte più volte, può creare un guadagno di circa 1 milione e 160 mila dollari americani con una spesa simile a quella della morfina.

    Il risultato ovviamente, è un aumento incredibile dei casi di overdose, che sta portando ad allarmare le sanità pubbliche europee e d’oltreoceano. In Europa lo stato con maggiore consumo illegale di Fentanyl è l’Estonia, e di questo argomento ne ha parlato anche la redazione delle Iene con un servizio che potete trovare al seguente link (Servizio Fentanyl Le Iene)

    I casi di overdose su milione di abitanti infatti e la più alta d Europa come mostra un loro grafico.

    IMG_20161103_082352

    Per chi lavora in ambito sanitario ovviamente non lascia sorpresi questi dati. Il Fentanyl è un farmaco che se usato correttamente può dare enormi benefici, ma il rischio di un overdose esiste anche in presenza di personale sanitario ed in luogo protetto. Il Naloxone dunque gioca un ruolo importante, il cui principale uso clinico è il trattamento della depressione respiratoria causata da sovradosaggio di eroina o morfina ed in questo caso anche Fentanyl. Il consumatore abituale, dunque, dovrebbe, almeno in tutela della propria vita, avere una siringa di Naloxone pronta all’uso.

    Inoltre i servizi di disintossicazione in Italia sono totalmente gratuiti, e i loro trattamenti possono aiutare, tramite l uso di metadone, a smettere gradualmente riducendo o quasi annullando il periodo di astinenza da oppiacei.

  • ALBERT SABIN: Il filantropo della medicina ricordato da pochi

    Sabin non brevettò la sua invenzione, rinunciando allo sfruttamento commerciale da parte delle industrie farmaceutiche, cosicché il suo prezzo contenuto ne garantisse una più vasta diffusione della cura:

    « Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo »

    La storia di cui vi scriviamo è quella di Albert Sabin, il filantropo della medicina più “famoso” della nostra epoca. Definirlo famoso sembra a tratti esagerato, perché, nonostante in campo medico sia veramente conosciuto, le persone comuni spesso non hanno la minima idea di chi sia.

    Ma chi è Sabin?

    Sabin nacque nel ghetto di Bialystock, in Russia (oggi Polonia), il 26 agosto 1906. Figlio di un artigiano ebreo, emigrò a 15 anni in America. A 20 anni era uno studente modello di odontoiatria alla New York University; ma, dopo aver letto I cacciatori di microbi di Paul de Kruif, ne rimase affascinato, tanto da cambiare facoltà.
    Nel 1931 si laureò in medicina e andò a lavorare presso l’università di Cincinnati (dove sarebbe rimasto 30 anni), divenendo assistente del dottor William H. Park.

    “Iniziai quasi per caso . Avevo appena terminato gli studi di medicina a New York, nel 1931. Un mese dopo, scoppiò un’epidemia di polio. Avevo già fatto delle ricerche su questa malattia, che allora uccideva migliaia di persone… Fu il mio maestro, dottor Park (famoso per aver debellato la difterite), a consigliarmi di studiare la polio: quindi non fu una mia scelta. Fu l’unica volta che feci qualcosa dietro suggerimento di un altro”.

    In questo periodo il giovane microbiologo fece la sua prima scoperta, una scoperta che avrebbe rivoluzionato completamente le conoscenze del tempo sulla natura del virus poliomielitico. Nel 1939 dimostrò che la sede prediletta del poliovirus è l’intestino: contrariamente a quanto allora si credeva, non si trattava di un virus “respiratorio”, ma di un virus “enterico”.
    Nel frattempo la poliomielite nel mondo era in aumento: nelle zone temperate si registrava il maggior numero di casi. L’età più colpita era quella infantile, a partire dal secondo anno di vita. In Europa una delle maggiori epidemie di polio fu quella scoppiata a Copenaghen nel 1952, mentre in America si verificarono 57 mila casi (nel 1939 fu colpito anche il presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt). Nel resto del pianeta la situazione non era meno preoccupante.

    Nel 1934 due studiosi americani, M. Brodie e J. Kolmer, annunciarono la scoperta di un vaccino efficace contro la poliomielite; ma fu un “fallimento”, con molti decessi. Ne derivò la sospensione di qualsiasi ricerca ufficiale sul vaccino antipolio. Tuttavia, nei segreti dei laboratori, le ricerche continuavano.
    In questo periodo un altro ricercatore, sino allora sconosciuto, il dottor Jonas Edward Salk (1914-1995) mise a punto, utilizzando virus uccisi con formolo, tre vaccini contro la poliomielite. Bisognava però dimostrare che il preparato agisse come vaccino, cioè a protezione contro i virus naturali.
    Il 26 aprile del 1954 la National Foundation for Infantile Paralysis (NFIP) varò ufficialmente il programma di vaccinazione di massa, per verificare la reale efficacia del vaccino realizzato dal dottor Salk. Furono vaccinati 422.743 bambini dai 6 ai 9 anni (ciascuno ricevette una dose di tre vaccini) e altrettanti bambini ricevettero un “placebo”.
    Purtroppo il metodo Salk si rivelò inefficace, in quanto non garantiva una protezione assoluta, sicura al 100 per cento.

    Nel frattempo Sabin…
    Al Children Hospital di Cincinnati, Sabin (che rispettò sempre i meriti scientifici del dottor Salk) aveva finalizzato le ricerche per la messa a punto di una sospensione di virus attenuati e, nel 1953, presentò alla Commissione per l’immunizzazione del NFIP i risultati delle esperienze condotte all’inizio su 10 mila scimmie e 160 scimpanzé e, poi, su 242 persone. Poco dopo, a Singapore, vennero sottoposti a vaccinazione 200 mila bambini. Ma, per una serie di ragioni (anche di campanilismo), Sabin non fu creduto né seguito, almeno in patria. Così il suo vaccino trionfò nei paesi dell’Est prima che in America. La prima nazione a produrre il vaccino di Sabin su base industriale fu la Cecoslovacchia, poi la Polonia, l’Urss e la Germania Orientale. Dal 1959 al 1961 furono vaccinati milioni di bambini dei paesi dell’Est, dell’Asia e dell’Europa.
    Poiché nei suddetti paesi non si verificò più alcun caso di poliomielite, furono prodotti e immessi sul mercato notevoli quantitativi del vaccino Sabin “orale monovalente” contro il poliovirus tipo I, e poco dopo, anche il vaccino orale di tipo II (OPV) e il vaccino orale trivalente (TOPV) valido contro tutti e tre i tipi di poliovirus.
    Seppure con ritardo, anche gli Usa seguirono il nuovo corso. Il 1962 e 1963 furono gli anni della svolta e della riconoscenza scientifica verso lo scienziato polacco.

  • NEI (O NEVI) DELLA PELLE : Tutto ciò che c’è da sapere…

    Iniziamo l’articolo sottolineando ciò che The Nursing Post afferma da anni: “Qualora qualcosa non vi convinca, parlatene con il vostro medico curante”. Questo stesso discorso vale per quanto riguarda il controllo dei nei (o nevi) che talvolta può dare qualche grattacapo, per le posizioni in cui si trovano (mucosa orale, genitale o piante e palmi di piedi e mani) e talvolta per forma, estensione e crescita. Partiamo dunque definendo Neo e Melanoma e citando quelle che sono le linee guida che qualunque cittadino dovrebbe seguire qualora trovasse un neo sospetto.

    Cos’è il Neo (o nevo)?

    Il nevo (in lingua latina naevus, nel linguaggio popolare neo) indica un tumore benigno dell’epidermide, che si presenta come una macchia persistente sulla cute, e in senso lato qualsiasi alterazione cromatica o morfologica, localizzata e persistente, presente sulla superficie cutanea.

    Cos’è il Melanoma?

    Il melanoma è un tumore maligno che origina dal melanocita, cellula della cute che è preposta alla sintesi della melanina

    L’Alfabeto dei Nei

    Questa metodica viene chiamata “l’alfabeto dei nei” (fonte: Humanitas Salute) ed è un modo semplice, veloce e facile da ricordare per riconoscere se una macchia, diciamo un neo, è sospetta. Si utilizzano le prime cinque lettere dell’alfabeto:

    A come Asimmetria: se ipotizziamo di dividere il neo a metà con una linea verticale, dobbiamo verificare se le due parti sono uguali (simmetriche) oppure diverse tra loro (asimmetriche). Se la macchia è asimmetrica deve essere assolutamente controllata da un medico specialista
    B come Bordi: i bordi di un neo non pericoloso sono regolari, mentre se sono irregolari e frastagliati è sospetto.
    C come Colore: Se il colore si modifica nel tempo o vi sono più colori contemporaneamente si deve accendere una spia di allarme.
    D come Dimensioni: i nei hanno dimensioni modeste, in media un diametro di 2-3 millimetri. Meglio approfondire, quindi, se la macchia è piuttosto grande, con un diametro oltre i 6 millimetri.
    E come Evoluzione: se la macchia si modifica velocemente cambiando aspetto, quindi, forma, colore o dimensioni oppure se iniziasse a diventare pruriginosa, è bene allertarsi e rivolgersi al dermatologo.

    Ma chi deve effettuare questi controlli? 

    Chiunque abbia dubbi su uno dei punti sopraelencati e alcune persone che statisticamente hanno maggior rischio i sviluppare melanomi.
    Appartengono a questa categoria:

    • Le persone che hanno la pelle chiara o che si “scottano” facilmente, a questo proposito, sappiamo che le “scottature” più pericolose sono quelle sviluppatesi nell’età infantile.
    • Chi trascorre molto tempo al sole o fa uso di lampade abbronzanti
    • Chi ha molti nei
    • Chi ha una familiarità per tumori della pelle

    Controllo dei nei: Tra miti e realtà

    Su un articolo di Medici Italia il Dr. Stefano Battaglini ha elencato alcuni dei miti o dubbi maggiormente diffusi. (LINK ARTICOLO)

    A CHE ETÀ INIZIARE IL CONTROLLO DELLA PELLE?

    I casi di tumori della pelle nei bambini sono rarissimi, molto più rari di altre forme tumorali.
    E’ razionale iniziare il controllo dopo la pubertà, eccezion fatta per i bambini che presentano nei congeniti, ossia nei di grandi dimensioni già presenti alla nascita (che vanno monitorati da subito in quanto hanno un più alto rischio di sviluppo di melanoma al loro interno).

    CHE COS’È LA MAPPATURA DEI NEI?

    Questo termine viene spesso abusato, nell’idea comune che tutta la pelle andrebbe “scannerizzata” e tutti i nei catalogati per “tenerli sotto controllo”. Nella realtà tutto ciò, in virtù di quanto detto in precedenza non ha molto senso e si ricorre alla mappatura solo in quei casi in cui o il paziente ha moltissimi nei e quindi è difficile accorgersi se insorge una nuova lesione (che simula un neo ma è in realtà un melanoma) facendo delle foto di una intera parte corporea (torace, schiena, gambe ecc.) o se c’è un dubbio circa la sicura diagnosi e si vuole osservare il comportamento della lesione a distanza di tempo. La mappatura in questo caso ci consente attraverso delle foto archiviate nel computer di confrontare a distanza di tempo l’eventuale evoluzione di una lesione sospetta o la comparsa di una nuova lesione.

    UN NEO SPORGENTE, DI GRANDI DIMENSIONI È “PERICOLOSO” È VERO?

    Questa idea non ha nessun fondamento scientifico, quello che dovrebbe preoccupare maggiormente non sono le dimensioni o la forma di un “neo” ma le sue modificazioni, la cosiddetta evolutività della lesione.  Anche a tal proposito va chiarito che il cambio di dimensioni di un neo in un bambino o in un adolescente è un fenomeno assolutamente normale, i nei crescono insieme alla crescita di tutto l’organismo e lo fanno in modo simmetrico.  Diversa è la situazione di un presunto neo che “cresce” o meglio si modifica in un adulto o in un anziano, tale situazione infatti, merita sicuramente una visita specialistica.

    COSA SUCCEDE SE UN NEO SUBISCE UNA ESCORIAZIONE O VIENE “STRAPPATO”?

    Assolutamente nulla. I nei sottoposti ad un trauma non diventano tumori e quindi non c’è nessun motivo di allarmarsi, la zona traumatizzata va trattata come una qualunque altra zona cutanea.

    COME COMPORTARSI PER L’ESPOSIZIONE SOLARE?

    I nei vanno protetti con un filtro solare esattamente come il resto della pelle, non c’è nessun bisogno di proteggere i nei con un filtro di protezione più alto, come detto in precedenza, nella grande maggioranza dei casi un tumore della pelle si sviluppa su cute normale e non su un neo.

    OGNI QUANTO TEMPO CONTROLLARE I NEI?

    Questa è una valutazione che deve fare lo specialista tenendo conto di vari fattori, in linea generale, se non sussistono situazioni particolari, è sufficiente effettuare un controllo annuale.

    Conclusioni

    In conclusione, sono molti gli strumenti e le informazioni che abbiamo riguardo a questo genere di realtà, e nonostante il campo dei melanomi sia un campo tutt’ora in studio, la prevenzione continua ad essere l’arma più efficacie in nostro possesso. Raccomandiamo a chiunque abbia letto questo articolo di consultare il proprio medico in caso di macchie o nevi sospetti e di eseguire annualmente un check presso uno specialista.

     

  • CALDO ESTIVO: Come affrontarlo senza rischi per la salute?

    Dopo una revisione della letteratura più autorevole abbiamo deciso di pubblicare un articolo con tutte le indicazioni utili per affrontare il caldo Estivo. Buona Lettura.

    E’ bene ricordare che in condizioni di caldo estremo, le fasce di popolazione più colpite sono specialmente quelle che vivono nelle grandi città, in zone con poco riparo all’ombra, in abitazioni surriscaldate e con scarsa ventilazione.
    Rischiano di più le persone anziane, specialmente se malate e in solitudine, le quali possono sviluppare rapidamente disidratazione, subire un aggravamento di patologie croniche (come quelle cardio-respiratorie) o essere vittime di un colpo di calore.
    In generale, però, una serie di semplici abitudini comportamentali e misure di prevenzione possono contribuire a ridurre notevolmente le conseguenze nocive delle ondate di calore.
    Si tratta di 10 semplici regole comportamentali in grado di:
    limitare l’esposizione alle alte temperature, facilitare il raffreddamento del corpo ed evitare la disidratazione e ridurre i rischi nelle persone più fragili (persone molto anziane, persone con problemi di salute, che assumono farmaci, neonati e bambini molto piccoli).

    10 REGOLE D’ORO PER AFFRONTARE IL CALDO

    1. Uscire di casa nelle ore meno calde della giornata

    Evitare di uscire all’aria aperta nelle ore più calde cioè dalle ore 11.00 alle 18.00. Se si esce nelle ore più calde non dimenticare di proteggere il capo con un cappello di colore chiaro e gli occhi con occhiali da sole; inoltre proteggere la pelle dalle scottature con creme solari ad alto fattore protettivo.

    2. Indossare un abbigliamento adeguato e leggero

    Sia in casa che all’aperto, indossare abiti leggeri, non aderenti, preferibilmente di fibre naturali per far assorbire meglio il sudore e permettere la traspirazione della cute.

    3. Rinfrescare l’ambiente domestico e di lavoro

    Schermare le finestre esposte al sole utilizzando tapparelle, persiane, tende etc. Chiudere le finestre durante il giorno e aprirle durante
    le ore più fresche della giornata (la sera e la notte). Se si utilizza l’aria condizionata, ricordarsi che questo efficace strumento va utilizzato adottando alcune precauzioni per evitare conseguenze sulla salute e eccessivi consumi energetici.
    In particolare, si raccomanda:
    • di utilizzarla preferibilmente nelle giornate con condizioni climatiche a rischio; di regolare la temperatura tra i 25°C – 27°C
    • di coprirsi nel passaggio da un ambiente caldo ad uno più freddo
    • di provvedere alla loro manutenzione e alla pulizia regolare dei filtri
    • di evitare l’uso contemporaneo di elettrodomestici che producono calore e consumo di energia.

    4. Ridurre la temperatura corporea

    Fare bagni e docce con acqua tiepida, bagnarsi viso e braccia con acqua fresca. In casi di temperature molto elevate porre un panno bagnato sulla nuca.

    5. Ridurre il livello di attività fisica

    Nelle ore più calde (11.00-17.00) della giornata evitare di praticare all’aperto attività fisica intensa o lavori pesanti.-

    6. Bere con regolarità ed alimentarsi in maniera corretta

    Bere almeno 2 litri di acqua al giorno (salvo diversa indicazione del medico curante). Gli anziani devono bere anche se non ne sentono il bisogno. Evitare di bere alcolici e limitare l’assunzione di bevande gassate o troppo fredde. Mangiare preferibilmente cibi leggeri e con alto contenuto di acqua (frutta e verdura).Porre particolare attenzione alla conservazione degli alimenti ed evitare di lasciarli all’aperto per più di 2 ore.

    7.Adottare alcune precauzioni se si esce in macchina

    Se si entra in un’auto parcheggiata al sole, prima di salire aprire gli sportelli, poi iniziare il viaggio a finestrini aperti o utilizzare il sistema di climatizzazione. Prestare attenzione nel sistemare i bambini sui seggiolini di sicurezza, verificare che non siano surriscaldati.
    Quando si parcheggia la macchina NON LASCIARE MAI, nemmeno per pochi minuti, persone o animali nell’abitacolo.

    8.Conservare correttamente i farmaci

    Leggere attentamente le modalità di conservazione riportate sulle confezioni dei farmaci e conservare tutti i farmaci nella loro confezione, lontano da fonti di calore e da irradiazione solare diretta. Conservare in frigorifero i farmaci per i quali è prevista una temperatura di conservazione non superiore ai 25-30°C.

    9. Adottare precauzioni particolari se si è a rischio

    Quando arriva il gran caldo, le persone anziane, con patologie croniche (cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, diabete etc.) e le persone che assumono farmaci, devono osservare le seguenti precauzioni:
    • consultare il medico per un eventuale aggiustamento della terapia o della frequenza dei controlli clinici e di laboratorio (ad esempio per i diabetici è consigliabile aumentare la frequenza dei controlli glicemici)
    • segnalare al medico qualsiasi malessere, anche lieve, che sopraggiunga durante la terapia farmacologica
    • non sospendere mai di propria iniziativa la terapia in corso.

    10. Sorvegliare e prendersi cura delle persone a rischio

    Nei periodi prolungati di caldo intenso, prestare attenzione a familiari o vicini di casa anziani, specialmente se vivono da soli e, ove possibile, aiutarli a svolgere alcune piccole faccende,come fare la spesa, ritirare i farmaci in farmacia etc.
    Segnalare ai servizi socio-sanitari eventuali situazioni che necessitano di un intervento, come persone che vivono in situazioni di grave indigenza o di pericolo per la salute (es. i senzatetto in condizioni di grave bisogno).

    CONSIGLI SUL CIBO

    I cibi più idratanti

    Quali cibi e bevande sono quindi da preferire per soddisfare le necessità di acqua durante la bella stagione?

    • Innanzitutto vanno scelti i cibi più “acquosi”, come la frutta, in particolare anguria e melone, la verdura, il latte, i succhi di frutta, lo yogurt, sorbetti e gelati alla frutta. Meglio assumere bevande poco o per niente zuccherate.
    • Per gli anziani, che spesso bevono poco d’estate, si consigliano passati e creme di verdura.
    • Per la merenda dei bambini si può optare per ghiaccioli e gelati alla frutta, senza esagerare perché sono alimenti ricchi di zuccheri e anche grassi.
    • Via libera invece a spremute, frullati e frappè a base di frutta e latte, centrifugati, verdura, latte e yogurt.
    • Naturalmente, più acqua che tra l’altro, non fornisce calorie, ma se calcica con almeno 200 mg di calcio per litro è un’ottima fonte per integrare questo minerale, considerando che la popolazione italiana ne assume meno del fabbisogno giornaliero.

    Mantenere un’idratazione adeguata nelle varie situazioni

    Va ricordato che è importante mantenere un’idratazione adeguata in qualsiasi situazione: infatti semplicemente respirando si perdono tra i 250-350 millilitri di acqua al giorno. Per questo motivo bisogna tenere presenti alcuni accorgimenti:

    • E’ bene idratarsi con più frequenza se si verifica un aumento della sudorazione, o in caso di diarrea o vomito.
    • Bisogna fare attenzione quando si è in montagna, perché in alta quota si tende a urinare più spesso e la frequenza respiratoria aumenta.
    • Il fabbisogno di acqua aumenta durante gravidanza e allattamento, va da 2 fino a 3 litri per le donne che allattano.
    • Se si sente molto caldo, bagnare il corpo per diminuire la temperatura.

    Per concludere, l’acqua non solo ha effetti positivi sulla salute e il benessere dell’organismo, ma ha anche risvolti da un punto di vista estetico: rende la pelle più liscia e conferisce forma e rigidità ai tessuti.