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Categoria: Infermieri in Inghilterra

  • INFERMIERI E ORDINI: Un rapporto di amore e odio sia in Italia che in Regno Unito

    Il mondo dei social e della rivoluzione introdotta dall’internet 2.0 hanno dato tante opportunità di crescita e di evoluzione a idee, persone o associazioni di persone. Per molti di essi, il mondo dovrebbe ringraziare queste tecnologie, perché hanno portato un mutamento e un evoluzione alla nostra professione; ad alcuni soggetti invece, queste tecnologie hanno dato l’opportunità di condividere e diffondere odio e inutili criticismi.

    Un qualcosa in cui mi imbatto spesso, sia nel mondo reale, che sui social, è l’odio immotivato da parte dei professionisti infermieri, specialmente italiani, nei confronti degli ordini professionali di appartenenza, a cui viene addossata la colpa di ogni sventura della professione, che essa sia contrattuale, salariale o normativa.

    Personalmente, essendo iscritto agli ordini di due nazioni distinte, Italia e Regno Unito, posso certamente fare il raffronto dei servizi e degli obblighi messi in atto dagli albi delle due nazioni.

    LEGISLAZIONE ITALIANA E BRITISH LEGISLATION

    Gli inglesi hanno potuto vedere nascere l’Ordine degli Infermieri Inglesi (Nursing and Midwifery Council) nel 2001 grazie alla decisione del parlamento inglese di dare il potere ordinistico all’NMC grazie al Nursing and Midwifery Order 2001. Questa decisione portò alla decadenza del precedente collegio/ordine chiamato “United Kingdom Central Council for Nursing, Midwifery and Health Visiting” nato nel 1983 che a sua volta aveva sostituito il primo tentativo di creare un organizzazione collegiale formata dal “General Nursing Council for England and Wales” e altri sette ordini sparsi nel Regno Unito, inizialmente istituito con il “Nurses Registration Act 1919“.

    In Italia invece, il primo tentativo di organizzare e riunire tutti i professionisti infermieri sotto un unico albo fu fatto nel 1954 con la Legge del 29 ottobre n. 1049 “Istituzione dei Collegi delle infermiere professionali, delle assistenti sanitarie visitatrici e delle vigilatrici d’infanzia” ;
    L’organizzazione era su base provinciale, riunita ad un livello superiore sotto la forma di Federazione. La Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI diverrà operativa nel 1955 e con essa l’istituzione dell’obbligo di iscrizione agli albi professionali da parte dei professionisti esercenti. Il 15 febbraio con l’entrata in vigore della legge Lorenzin 3/2018 viene istituita la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) trasformando di fatto i Collegi in Ordini.

    ORGANIZZAZIONE E DIVERSA NATURA DEI DUE ORDINI

    L’NMC come lo conosciamo oggi, non è organizzato a livello provinciale, o in diverse sedi, ma esiste un unico grande ordine nazionale che racchiude tutti i professionisti. L’unica sede si trova a Londra e risponde di tutte le problematiche per tutti i professionisti in giro per il Regno Unito. Per affrontare questo, l’NMC ha un ottimo servizio telefonico per gli iscritti, e un sistema online molto funzionale. Inoltre sembra che abbia più di 400 dipendenti. Rimane il fatto, che se si è convocati presso il Council, bisogna andare fino a Londra.

    Come tutti sappiamo, la FNOPI è una federazione di Ordini che sono organizzati a livello provinciale. Tutti questi enti sono parte della pubblica amministrazione e inquadrati come “ente pubblico non economico”.
    I Consigli Direttivi e dei Revisori dei Conti sono eletti tra gli infermieri appartenenti a quell’Ordine e non percepiscono alcun stipendio. Può invece trovarsi necessario, che gli Ordini assumano uno o più impiegati amministrativi, che svolgono mansioni di ufficio per andare incontro alle necessità degli iscritti. Gli Ordini totali in Italia sono 103.

    FUNZIONE DEGLI ORDINI: UK vs ITALIA

    L’NMC afferma di avere quattro ruoli imporanti:

    • Proteggere la Salute e il Benessere dei Cittadini
    • Porre degli standard minimi di conoscenza e abilità che devono avere i professionisti infermieri
    • Assicurarsi che gli Infermieri soddisfino questi standard minimi
    • Avere un processo trasparente di come processa o investiga i propri infermieri

    Il Ruolo dell’OPI invece è quello di:

    • Redigere e conservare l’albo dei professionisti
    • Proteggere la Salute e il Benessere dei Cittadini
    • Redigere il Codice Deontologico e assicurarsi che i professionisti lo rispettino
    • Promuovere la crescita professionale dei professionisti
    • Valutare sospensioni o cancellazioni dall’albo degli iscritti non abili a lavorare per condanne penali definitive

    POTERE DECISIONALE DELLA FNOPI E DELL’NMC

    Questo è un punto critico.
    La FNOPI e di conseguenza gli Ordini, hanno il potere di decidere sul professionista, solo qualora le pratiche e le azioni da lui messe in atto, siano contro il Codice Deontologico, oppure contro quanto stabilito dalla Legge Italiana. L’Ordine non legifera, ma si attiene a quelle che sono le normative nazionali. Questo difatti, ha creato non pochi problemi, considerando alcuni casi eclatanti di infermieri in corso di processo, che pubblicamente si sono considerati possibilmente non in grado di praticare, ma non sospendibili dall’ordine di appartenenza, fino condanna definitiva.

    Gli Inglesi invece, con il loro NMC, hanno potere di legiferare all’interno della Legislazione Inglese. Questo significa, che hanno molto più potere o diritto di autonomia legislativa e di conseguenza esecutiva e giudiziaria. Tutto questo all’interno di un unico ufficio. Infatti, l’NMC può decidere di sospendere la tua registrazione, con conseguente perdita del ruolo lavorativo, per delle investigazioni o dei dubbi sulla tua abilità di praticare.

    GIUDICATI DA PARI IN ITALIA DA UFFICIALI IN REGNO UNITO

    Una delle critiche che personalmente muovo, nei confronti dell’NMC ma a difesa della FNOPI, è che alla guida, e nei ranghi, dell’NMC troviamo dipendenti, che niente hanno a che vedere con l’infermieristica, che non sono stati eletti dai propri membri, e che nonostante non abbiano background infermieristico, decidano sulle sorti di un professionista.

    A difesa invece degli Ordini Italiani, a capo di ogni provinciale, troviamo chi è stato eletto democraticamente dai propri iscritti, e nel caso di un valutazione sulla capacità di esercizio, essa verrà condotta da soli Infermieri. I dipendenti amministrativi negli ordini, non hanno potere decisionale sulle sorti dei professionisti, e si dedicano a ben altri compiti.

    IL BUSINESS DELL’NMC E L’ENTE NON ECONOMICO DEGLI ORDINI

    L’NMC a tutti gli effetti risulta un ente economico che guadagna e addirittura ha una charity registrata. Dal lato economico, l’NMC ha un guadagno netto di 52 milioni di sterline l’anno, denaro totalmente reperito dagli iscritti.

    L’Ordine Italiano invece è un ente pubblico non economico, dunque tutte le entrate devono essere riutilizzate per gli iscritti e si ha l’obbligo di una rendicontazione annuale che verrà presentata all’assemblea degli iscritti.

    LA DIFFERENZA SOSTANZIALE TRA NMC E FNOPI

    Le differenze, finora segnalate sono molte, ma quello che differenzia sostanzialmente i due sistemi, è l’essenza degli stessi.

    L’NMC è un ente regolatore, che spesso si pone come punitivo nei confronti del professionista, non è interessato e non investe denaro a dare risalto alla figura infermieristica, non esegue corsi di perfezionamento, ma ne delibera solo l’obbligo. Delle 120 sterline che si versano, l’unico servizio a disposizione è quello di avere diritto di svolgere la professione di infermiere. L’NMC non difende gli infermieri in campo contrattuale, a quello ci pensano i sindacati, non promuove la figura degli infermieri, a quello ci pensa il Sistema Sanitario o i Sindacati, non tutela i professionisti, che sono tenuti a registrarsi ai sindacati per difendersi talvolta dall’NMC stesso. Inoltre il ritardo di un solo giorno al pagamento della quota è sufficiente ad essere cacciato dall’intero ordine e non poter più lavorare. L’NMC non ha una vita associativa, nessun professionista può infatti partecipare attivamente alla vita di questo ente, e non si ha nemmeno l’impressione di farne parte. L’NMC non fornisce assicurazione o tutele legali.

    L’Ordine invece, tendenzialmente prova a difendere l’immagine della professione, promuovendola su tutti i fronti. Spesso gli ordini organizzano eventi ECM, gratuiti o fruibili con piccoli contributi. Hanno delle sedi provinciali dove si invoglia e si promuove la vita associativa nei momenti di congressi o di corsi riunendo i professionisti di tutta la provincia. Raramente, la FNOPI interviene su argomenti di tipo contrattuale, non essendo questa funzione nel ruolo che riveste, essendo specifico impegno dei sindacati. Spesso gli Ordini, promuovono servizi, quali ad esempio consulenza legale, o in generale consulenza da parte del direttivo. Lavoro essenziale è quello di collaborare con gli enti locali per provare a raggiungere accordi su stabilizzazioni dei dipendenti o su altre vicissitudini. In riferimento alla nuova normativa sull’assicurazione obbligatoria, tendenzialmente indicono bandi pubblici per broker assicurativi, garantendo agli iscritti, la possibilità di sottoscrivere un assicurazione privatamente, ma a prezzi competitivi.

    LE CRITICHE DEGLI INFERMIERI A NMC E FNOPI

    In Inghilterra, non di rado, mi capitava di sentire colleghi lamentarsi del sistema messo in atto dall’NMC. Infatti come suddetto, spesso l’NMC viene visto come un mostro burocrate, pronto a punire gli iscritti ad ogni passo falso. Nel corso degli anni l’NMC è stato accusato di razzismo e bullismo, e di decine di controversie, tra le cui la perdita di dati sensibili. Inoltre alcuni anni fa, fu istituita una commissione di inchiesta per indagare sul loro operato.

    In Italia, i colleghi invece, spesso si sentono poco tutelati dall’Ordine in campo contrattuale, che ovviamente sarebbe più un compito sindacale. Un altra critica ricevuta è la mancanza di copertura assicurativa nel costo della tassa annuale. Ovviamente, essendo un ente pubblico non economico, e vigendo la regola del libero mercato, l’Ordine non può fungere da broker assicurativo e non può costringere i propri iscritti a scegliere una specifica assicurazione. Inoltre i sindacati sembrano offrire di già questo servizio.
    Infine, una terza critica comune è quella della scarsa difesa della professione e dell’immagine dei professionisti infermieri. Su questo sono in parte d’accordo, compito dei vari Ordini infatti, dovrebbe essere anche quello di spostarsi a livello politico, portando più professionisti nella “cosa pubblica” in modo tale da promuovere istituzionalmente la nostra figura e legiferare a favore.

    Spero che questo articolo vi sia piaciuto. Se aveste dubbi, o voleste segnalarmi qualcosa, commentate l’articolo e seguite The Nursing Post anche su Facebook, Twitter, Instagram e Youtube

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  • Revalidation NMC: La Guida Completa

    Sei arrivato al tuo terzo anno di registrazione NMC ed è ora della fatidica Revalidation? Non preoccuparti, la Revalidation è una procedura molto più rapida e indolore della Registrazione NMC che abbiamo minuziosamente spiegato in questa guida. (LINK alla Registrazione NMC)

    Cos’è la Revalidation?

    Gli inglesi da qualche anno, hanno introdotto una sistema di rivalutazione triennale che serve a garantire, che un dato professionista (che sia infermiere o ostetrico), sia ancora in grado di eseguire la propria professione. Questo sistema, che praticamente è alla stregua di una nostra autocertificazione controfirmata da un collega, tendenzialmente dovrebbe servire a provare che le proprie azioni e comportamenti, dell’ultimo triennio, siano da garanzia sull’abilità di eseguire ancora la professione.

    Chi controlla la Revalidation?

    Un pò come accade quando si fa la spesa usando il metodo di spesa veloce, il ricontrollo avviene random (mi scuso per questa sciocca analogia, ma sembra rendere l’idea). Questo significa che finita la procedura, in 24 ore ti verrà notificato se sei stato scelto casualmente per il controllo o se puoi passare al prossimo triennio. Un officer dell’NMC, eventualmente, ti richiederà i documenti per il ricontrollo e verrà ri-eseguito manualmente.

    Cosa ne pensi della Revalidation?

    Sono certo non ti stia facendo questa domanda, ma ho voluto comunque inserire il mio punto di vista su questa faccenda. Dall’inizio della mia carriera sono stato molto attivo politicamente e nel campo associazionistico. Essendo, ancora oggi, nell’Ordine degli Infermieri di Lecce, trovo assolutamente ridicolo delegare a qualsiasi Ordine o Consiglio, la capacità di scegliere chi è in grado di lavorare considerando nei tre anni precedenti di lavoro: I crediti ECM eseguiti e le ore di lavoro eseguite.
    Gli Ordini detengono il dovere e il poter di far rispettare la deontologia e di sorvegliare che le azioni dei professionisti non siano un pericolo per la comunità e la professione. Un professionista dunque, che abbia perso la propria moralità, la propria etica o che a seguito di condanne penali, possa rappresentare un pericolo per la società deve essere ulteriormente valutato in sede ordinistica che si pronuncerà sul futuro del professionista, decidendo per una sospensione o un esclusione dello stesso.
    Nel mentre, un professionista che per chissà quale ragione, personale, economica o lavorativa, non abbia raggiunto i crediti ECM o le ore di lavoro minime nei tre anni, non deve e mai dovrà affrontare il rischio di essere cancellato o sospeso dall’albo. Questo ne va della democraticità dell’Ordine. Sull’istituzione invece di un eventuale sanzione o obbligo di qualsivoglia natura, che rispetti i principi di democraticità sopra citati, mi ritrovo a pronunciarmi a favore.
    Entriamo dunque nel merito di questa revalidation!

    Come iniziare la Revalidation?

    Per iniziare la vostra Revalidation bisogna prima di tutto capire in che modo abbiamo intenzione di svolgerla. Può essere completata ed eseguita in modo cartaceo oppure in modo elettronico (spesso come servizio offerto dal trust per cui lavorate). La procedura però non cambia e il risultato generato sarà identico.

    Prima di tutto vi consiglio di collegarvi a questo Link. Troverete tutta la documentazione necessaria per svolgere la procedura in modo sereno. Inoltre se doveste non apprezzare questa guida, potrete trovare molte più informazioni, nella guida ufficiale dell’NMC a questo link.

    Requisiti minimi per eseguire la Revalidation?

    • 450 ore di lavoro in un triennio, oppure 900 se si esegue la revalidation anche come ostetrica.
    • 35 ore di corsi di aggiornamento (chiamati CPD ovvero i Continuing Professional Development, il corrispettivo inglese dei crediti ECM) di cui 20 dovranno essere “partecipatory” ovvero tutti quei corsi nel quale sarete chiamati a fare lavori o discussioni di gruppo ed essere attivi in prima persona.
    • Bisogna procurarsi cinque feedback che si sono ricevuti durante la nostra pratica, non importa se pro o contro, l’importante è raggiungerne almeno cinque.
    • Bisogna completare cinque “Reflective Accounts”, questi altro non sono che delle nostre considerazioni, su qualcosa accaduto in relazione ad un corso, un evento della pratica clinica, o un feedback spiegando anche la correlazione con i valori descritti nel Codice Deontologico del NMC (LINK)
    • Bisogna eseguire una discussione riflessiva con il vostro confirmer, questa dovrà essere documentata per iscritto.
    • Bisogna inoltre completare la Health and character declaration dove si dichiara eventuali procedure penali in corso o accuse definitive.
    • Come in Italia, per praticare è necessaria un assicurazione, dunque per completare il passaggio della Professional Indemnity Arrangement vi sarà richesto di segnalare questa copertura da chi è praticata (talvolta il trust, o talvolta il sindacato)
    • L’ultimo Passaggio è la Confirmation!

    Adesso dedichiamoci ad ogni step di questa lista.

    Completare le 450 ore lavorative nel triennio

    Per eseguire questo passaggio basta dichiarare i mesi o gli anni lavorativi eseguiti nel corso del triennio.

    L’NMC ha rilasciato il Form che ovviamente risulta quello raccomandato, nonchè un aiuto per evitare di omettere informazioni importanti. Clicca il LINK per il download.

    In questo documento potete scrivere, a penna, oppure elettronicamente (essendo un file .doc) le vostre esperienze lavorative. Se si lavora per Long Shift (12 ore) bastano 38 giorni lavorativi in tre anni per raggiungere la quota sufficiente ad essere dichiarato professionalmente in linea con i requisiti richiesti. Qualora lavoraste in turni da 7 ore, poco più di due mesi.

    Di seguito un esempio dal sito dell’NMC:

    Esempio dimostativo del NMC

    Completare le 35 Ore di corsi di Aggiornamento

    Analogamente alla procedura precedente, in questa fase, bisogna segnalare all’interno di uno schema, i corsi eseguiti nel corso dell’ultimo triennio. Per fare questo l’NMC ha rilasciato il form raccomandato da compilare. Clicca questo LINK per eseguire al download.

    Da notare che qui è importante segnalare questa attività come si colleghi con il Codice dell’NMC

    Di seguito un esempio di compilazione:

    I Cinque Feedback ricevuti

    Per i cinque Feedback ricevuti è possibile utilizzare il seguente form: LINK

    Di seguito gli esempi proposti dall’NMC. Ricordiamo di inserire il collegamento con l’NMC Code.

    I Cinque Reflective Accounts

    In questo caso, come suddetto, questa sezione è molto più argomentativa. L’NMC ci propone il form raccomandato, scaricabile a questo link.

    E’ importante in questa sezione, selezionare degli eventi o delle situazioni che siano veramente “riflessive” e descriverne il motivo.

    A pagina 10 di questo link è possibile vedere degli esempi

    Discussione con il Confirmer

    Quando mi ritrovai ad eseguire questo stage, personalmente l’ho trovato piacevole. La conversazione dura pochi minuti, e solitamente non è importante scrivere esattamente quanto si è detto, ma solo un piccolo riassunto. Si può usare questo Form per completare questa sezione.

    Ultimo passaggio, Confirmation

    Una volta segnalati eventuali condanne e segnalata la copertura assicurativa, arriva l’ultimo form da completare raggiungibile a questo link.

    In questo form verranno richiesti i dati del tuo line manager e ovviamente dovrà firmare e scrivere il proprio PIN.

    Terminata la sezione cartacea è il momento di raggiungere il proprio account sul NMC Online. Saranno richieste alcune informazioni attraverso una procedura guidata ed infine di confermare la richiesta. Badate bene, che nelle successive 24 ore potrebbero sorteggiarvi per un controllo casuale. In quel controllo dovrete dimostrare che tutte le informazioni inserite siano veritiere. Dunque è importante, mantenere tutta la documentazione raccolta, in vista di un possibile controllo.

    Consigli Utili

    Concludo questa guida dandovi alcuni consigli utili:

    • Conservate nel corso del triennio, tutta la documentazione utile, relativa a Corsi, Feedback da Pazienti o da Studenti.
    • Scaricate i Form e iniziate a completarli almeno da 12 mesi prima.
    • Richiedere in largo anticipo un meeting con il proprio Manager senza ridursi all’ultimo momento.
    • Per qualsiasi informazione, commentate la guida o scriveteci sui canali social!
  • INFERMIERI IN INGHILTERRA: Viaggio andata e ritorno Italia – Regno Unito. (Consigli per chi rientra)

    Egregi Lettori,
    Durante tutta la mia esperienza lavorativa e la mia carriera professionale ho deciso di condividere, in piccola parte, alcuni vissuti ed alcune considerazioni che evidenziavano delle soddisfazioni o delle disfatte professionali, seguendo un linea temporale consultabile in questo portale. In effetti, consiglio, per chi non l’avesse già fatto, di dare un occhiata agli articoli precedenti, e seguire l’intera “avventura”.

    The Nursing Post, ha modificato molto la sua essenza, purtroppo anche a causa di una mancanza di tempo, dettata da esigenze lavorative e istituzionali, che mi hanno portato a ridurre di molto la mia dedizione a questo progetto.

    Questo però non mi ha fermato nel continuare in questo mio piccolo appuntamento, che fino ad ora ha ricevuto molti ottimi feedback e un buon numero di visualizzazioni.

    L’OTTIMISMO, L’ARTE DEGLI STUPIDI…

    Nella carriera infermieristica, siamo costretti a utilizzare un’attitudine che sia più ottimistica possibile. In parte, perché spesso il realismo, se parliamo di compensi e contratti, potrebbe trasformarsi in pessimismo esistenziale e farci cercare una fonte di approvvigionamento differente. Questo ha una valenza per qualunque nazione europea; che si parli di Gran Bretagna, Italia o Germania.

    Secondo me l’ottimismo è l’arte degli stupidi, come d’altronde lo è il essimismo, in quanto il primo causa una distorsione della percezione della realtà, l’altra invece ti porta ad ignorarla totalmente, reagendo con diffidenza alle opportunità. Celebre fu il discorso di Louis C.K. quando affermava che per essere ottimisti bisognava essere stupidi.

    In Italia, inoltre, l’ottimismo è visto quasi come la capacità di accontentarsi, oppure di saper rimanere in ginocchio più a lungo, sopratutto quando parliamo del lato professionale. Lungi da me criticare i professionisti per questo, le lotte di classe in Italia non portano mai a risultati, più che altro conseguenze.

    Le stesse conseguenze che terrorizzano gli operai e la classe proletaria, ovvero quello di non avere un lavoro per pagare il mutuo, le rate o i pannolini dei figli. Dunque il tutto, solitamente, si conclude con un nulla di fatto contrattuale ed una rottura nel rapporto datore di lavoro/dipendenti che tendenzialmente sfocia in licenziamenti di massa.

    Infine c’è da ricordare che la società italiana, in campo contrattuale, non ha mai vissuto un periodo con la Iron Lady. Questo determina una società che risulta ancora molto granitica e lenta nel mercato del lavoro, che di controparte può vantare degli ideali social-democratici tipici della Prima Repubblica.

    UN SURGICAL NURSE PRACTITIONER ITALIANO, RITORNA IN ITALIA…

    La mia permanenza in Inghilterra è durata circa tre anni, sufficienti per perdersi molti momenti importanti, di famiglia e di amici. Rimorsi e contorte auto-giustificazioni, permangono nella mia testa: “Se fossi rimasto in Italia, forse avrei potuto…”; Costantemente li, indelebili e ridondanti.

    Rientrare, per un Band 6 (un Infermiere specializzato) non è mai facile. Il tuo ruolo è interessante per i datori di lavoro, solo per le tue capacità e abilità acquisite, che si tramutano in un occasione per avere un infermiere specializzato a basso prezzo.

    Inoltre, ricordate di dire addio alle vostre “invasioni” di campo (a norma di legge in Inghilterra), perché qui, non solo si rischia la galera, ma l’autonomia professionale è solo teoricamente determinato da alcuni decreti legge, di cui l’attuazione è purtroppo ancora a macchia di leopardo.

    Ancora oggi immagino un mio spettro che abbraccia le mie passate abilità (perdute da quanto ho toccato territorio tricolore) e che continua a vagare in giro per la cittadina di Darlington, alla ricerca della sua materializzazione, non più presente, e il cui ricordo si affievolisce giorno dopo giorno.

    Uno dei traumi che, infine, bisogna affrontare, è l’estrema richiesta di professionisti dall’Inghilterra, che incredibilmente ti tormenta. Dopo il rientro in Italia, infatti, dovrai sopportare delle ingiustizie e delle difficoltà che mai avresti pensato di accettare. Infatti, ciò che ti tortura maggiormente, è sapere che a sole tre ore di viaggio in aereo, potresti entrare in qualsiasi ospedale pubblico o privato che sia, e iniziare a lavorare nel giro di ventiquattro ore, con tutti i diritti garantiti, contratto nazionale, ferie e benefits.

    IL LAVORO IN ITALIA…

    Rientrato nella patria tricolore, che ora divideva la mia essenza con quella della Union Jack, ritrovai tutto ciò che avevo lasciato per disperazione. Ma questa volta non ero più un ventenne scalmanato e impaziente, questa volta ero un trentenne che di pazienza si supponeva dovesse averne.

    Dopo un mese di stop per motivi famigliari, decisi di sperimentare nuovamente la fase della ricerca del lavoro. I colloqui andarono bene, e le proposte ci furono. Fui costretto però a rifiutare per motivi di distanze, di logistica e chi più ne ha più ne metta.

    La prima classica offerta, tramite Agenzia Interinale, fu per una RSA convenzionata, il compito principale, era praticamente preparare terapia per 80 pazienti, in un continuum temporale che andava dalla mattina alle 06.00 fino alle 13.00.

    Il dover preparare poli-terapie a pazienti di cui non ebbi tempo di conoscere nomi e storie cliniche, certo non aiutò a farmi apprezzare l’importanza del lavoro. Una sorta di catena di montaggio fordiana, dove le difficoltà, i ritardi e le complicanze non erano ammesse. Questo determinò la mia prima realizzazione: i pazienti erano in mano agli Operatori Socio Sanitari, e io infermiere, ero più che altro un droghiere, che dispensava farmaci.

    Ma era legale? Non l’ho ancora capito, suppongo di si, ho provato a ricercare tra le leggi locali, regionali e nazionali ma di rapporti infermieri pazienti in Residenze per Anziani, RSA etc. nemmeno l’ombra; le normative sono del tutto confusionarie e dispersive tanto da non chiarire gli obblighi di personale e di struttura. In quel momento mi mancò l’Inghilterra. Una nazione, che almeno sulle leggi e i regolamenti non si affidava ad interpretazioni. La legge era legge. E la legge (spesso) era chiara.

    Inoltre, alcuni operatori e alcuni infermieri che lavoravano sia all’interno che all’esterno, mi parlarono di questa RSA, e certamente non bene. Una facciata di misteriosa efficienza copriva pubblicamente questa struttura, ma internamente, la situazione era ben altra.

    Per non parlare, che con la scusa che il mio ruolo fosse essenzialmente di somministrazione farmaci, non ero degno di avere un contratto di Categoria Nazionale, dunque ero praticamente inquadrato poco più di un OSS.

    La situazione che mi fece capire la necessità di dimettermi, fu la considerazione oggettiva dei rischi che giornalmente affrontavo nell’eseguire una terapia in quelle condizioni. Il concetto di Risk Management non esisteva, e qualora avessi sbagliato, cosa ovviamente possibile, considerando il non utilizzo di alcuna risorsa che riducesse i rischi prevenibili, la colpa sarebbe stata solo e soltanto mia. Ebbene si, la legge parla chiaro, questo è il bello di essere un professionista: Responsabilità!

    Inoltre, in questa struttura mancavano concetti banali, che un vero Coordinatore Infermieristico avrebbe sicuramente introdotto. Difatti, poche settimane dopo, scoprii che il nostro “Coordinatore”, era una segretaria senza alcuna specializzazione infermieristica o medica.

    La mia esperienza si concluse li, e fui felice di consegnare le mie dimissioni. Ma imparai qualcosa di nuovo: nella mia permanenza in una nazione differente, avevo perduto alcune novità introdotte dal Jobs Act del 2016. A quanto pare, per evitare le cosiddette dimissioni bianche, il Governo aveva ratificato che per dimettersi, bisognava andare in patronato o ad un sindacato, ed eseguire le dimissioni volontarie telematiche.

    Il tutto gratuitamente? Not at all!!

    IL PIANO Q…

    Da profondo estimatore e appassionato di storia, specialmente di periodi bellici, ho sempre delineato la mia vita utilizzando le stesse tecniche e strategie seguitate da statisti come l’Ubriacone Churchill o lo Stratega Roosvelt. Ad ogni situazione, ad ogni mossa di pedina sulla scacchiera, è importante garantirsi sempre almeno una via d’uscita. Un piccolo salvacondotto di sfogo che permette di salvare il salvabile evitando la disfatta. Ecco per me quello era il Piano Q. Il piano Q è uno stratagemma che mi ha permesso di vivere in totale (o quasi) tranquillità in questo anno di vagabondaggio lavorativo. La revalidation, una procedura con cadenza triennale che avevo eseguito poco prima di ritornare in Italia, mi avrebbe permesso, di riprendere da dove avevo lasciato, per almeno i prossimi tre anni. God Save the QUEEN

    LE ECCELLENZE ITALIANE…

    Successivamente, mi dedicai a dei miei piccoli progetti, che portarono a soddisfazione più personali che economiche, in attesa che i miei curriculum entrati nei sistemi delle varie agenzie producessero i risultati desiderati.
    Chiamate ce ne furono e addirittura ebbi la possibilità di scegliere tra le varie offerte.
    L’offerta migliore, fu in un noto ospedale pubblico italiano in zona emiliana. In una Neuro-riabilitazione.

    La situazione qui fu tutt’altro di quanto descritto finora, entrare all’interno di un eccellenza italiana permette di discutere con colleghi e coordinatori, utilizzando lo stesso lessico e lo stesso linguaggio. Sicuramente c’è sempre qualcosa da migliorare o affinare, se proprio si volesse cercare il pelo nell’uovo, ma a livello generale, e in molti aspetti anche nello specifico, la valutazione complessiva finale è stata eccellente. Inoltre l’Emilia Romagna, in alcuni aspetti, è decisamente più efficiente rispetto all’organizzazione media generale inglese.

    In quell’esperienza ebbi la possibilità di cambiare ambiente per la prima volta, passando da una specializzazione chirurgica e ritrovandomi in un ambiente “ostile”. In una Riabilitazione Neurologica, di chirurgico c’era veramente ben poco. Ma di esperienze da fare e da vivere, veramente tante.

    Il primo giorno, tornai a casa e riaprii i libri, per ripassare vecchi argomenti impolverati ormai da quasi 6 anni. Il secondo giorno faticavo a stare dietro i ritmi di Infermieri e OSS, ma le settimane successive, grazie anche al supporto dei miei colleghi e del coordinatore, iniziai a prendere il giro e stare nei tempi.
    Questa esperienza meravigliosa mi permise di affinare e acquisire conoscenze e manualità.

    Quest’occasione lavorativa terminò con un ordine dell’Azienda Sanitaria, che tendenzialmente affermava che per un piano di rientro, saremmo tutti stati mandati a casa. Notizia prevedibile ma sicuramente infelice.

    12 MESI INTERMINABILI…

    Nel frattempo, però, ebbi la possibilità di concludere alcuni concorsi pubblici, che felicemente, vinsi posizionandomi tra i primi posti in graduatoria.

    Qualche giorno fa, infatti ho ricevuto la mia prima chiamata per un contratto a tempo indeterminato, in una nota e grande azienda ospedaliera veneta.

    Con questa si concludono i miei 12 mesi di rientro dall’Inghilterra. Un incredibile viaggio tra la lenta e tratteggiante fatica di trovare fatica. Un paradosso italiano.

    CONCLUSIONI

    Concludo l’articolo lasciando alcuni miei consigli, a chiunque si approccia a rientrare in Italia dopo un esperienza in Regno Unito:

    • Provate ad eseguire concorsi pubblici o eventuali colloqui quando ancora si è impiegati in Inghilterra, considerando che in Italia si hanno 4 settimane per prendere servizio e in Inghilterra 8 settimane di preavviso.
    • Se scegliete di rientrare in Italia direttamente, frequentate zone economicamente avvantaggiate quali: Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia. Iscrivetevi alle Agenzie Interinali (Per nomi e contatti, scrivermi privatamente)
    • Non sottovalutate l’importanza degli avvisi pubblici (le chiamate arrivano quando meno le si aspetta e spesso la durata dell’incarico può essere prolungato)
    • Considerate il viaggiare e cambiare città un investimento e non uno stress.
    • Concorrete a tutti i concorsi pubblici, e non dire mai: “Farò il prossimo”. In Italia il prossimo potrebbe essere tra 10 anni…
    • Dedicate il proprio tempo libero a studiare per i concorsi, sono semplici da superare, ma solo se ben preparati e con una buona capacità dialettica.
    • Non sottovalutate, l’importanza di avere l’approvazione della dea bendata nei concorsi, non perdetevi d’animo, l’Italia è questa.
    • Collegatevi su TNP nei prossimi mesi, per usufruire della nostra enciclopedia (attualmente Work in Progress) che vi permetterà di studiare e prepararvi.
    • Per qualsiasi necessità scrivetemi a redazione@thenursingpost.com oppure commentate l’articolo, sarò felice di darvi delle buone dritte.
  • EUTANASIA E TESTAMENTO BIOLOGICO: Italia VS Regno Unito, due nazioni messe a confronto

    Gentile Lettore,

    qualche giorno fa si è tornato a riparlare di Eluana Englaro nota al pubblico come il soggetto principale di una lunghissima e aspra vicenda giudiziaria tra la famiglia e la giustizia italiana. Eluana è stata una donna italiana che, a seguito di un incidente stradale, ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni, fino alla morte per cause naturali sopraggiunta a seguito dell’interruzione della nutrizione artificiale. La richiesta della famiglia di interrompere l’alimentazione forzata, considerata un inutile accanimento terapeutico, scatenò in Italia un notevole dibattito sui temi legati alle questioni di fine vita. Dopo un lungo iter giudiziario, l’istanza è stata accolta dalla magistratura per mancanza di possibilità di recupero della coscienza, ed in base alla volontà della ragazza, ricostruita tramite testimonianze.

    Da questa vicenda, e successivamente molte altre (DJ Fabo ad esempio), ne è nata una legge che nonostante le imperfezioni, risulta un passo avanti sopratutto per la tradizionalistica giustizia italiana.

    Detto questo però bisogna sin da subito inserire un paio di chiarimenti a quanto fin qui scritto. Primo tra tutti, la Legge sul Biotestamento, NON ha niente a che fare con l’Eutanasia. Inoltre, questo articolo tratterà temi su fine vita e Eutanasia, nel tentativo di chiarificare la legislazione in Italia e in Regno Unito.

    Partiamo dunque dall’analisi del problema identificato, comparando le due nazioni sulle varie tematiche di Fine Vita.

     

    EUTANASIA ATTIVA, SUICIDIO ASSISTITO

    Secondo la definizione Treccani l’Eutanasia attiva è la morte non dolorosa di un paziente, procurata deliberatamente con la somministrazione di un farmaco letale (quindi attiva), oppure con l’assunzione da parte della persona malata di un farmaco letale preparato da un medico (suicidio medicalmente assistito).

    L’eutanasia attiva non è assolutamente normata dai codici dello stato Italiano: ragion per cui essa è assimilabile all’omicidio volontario (articolo 575 del codice penale). Nel caso si riesca a dimostrare il consenso del malato, le pene sono previste dall’articolo 579 (omicidio del consenziente) e vanno comunque dai 6 ai 15 anni.

    Anche il suicidio assistito è considerato un reato, ai sensi dell’articolo 580. Va tuttavia precisato che, nel novembre 2017, il tribunale di Milano ha stabilito che non si può ostacolare la volontà di chi vuole recarsi all’estero per ottenere il suicidio assistito.

    In Regno Unito il suicidio assistito e l’Eutanasia sono illegali e la pena per chi aiuta o incoraggia qualcuno a togliersi la vita può arrivare fino a 14 anni di carcere. Nel 2003 e nel 2006 i laburisti hanno cercato di introdurre una legge per legalizzarlo ma in entrambi casi è stata bocciata dal parlamento. Non è illegale però che una persona cerchi di togliersi la vita, e ogni anno buona parte dei cittadini britannici che vuole praticare l’eutanasia si rivolge a delle associazioni con sedi in Svizzera dove viene praticato il suicidio assistito in modo del tutto legale. Molti di loro vengono accompagnati nella clinica da parenti e amici, che li aiutano quindi a mettere in pratica il suicidio assistito commettendo un reato.

    C’è però da dire che nel Regno Unito, nonostante questo potrebbe considerarsi un reato, nessuno dei parenti finora è mai stato accusato di istigazione al suicidio o in generale non ha mai ricevuto alcuna condanna penale.

    Nel febbraio 2010 il Crown Prosecution Service ha stabilito delle nuove linee guida – valide per l’Inghilterra e il Galles – in merito all’eutanasia. Una persona che ha aiutato un’altra persona malata a suicidarsi è meno facilmente perseguibile se il malato ha preso una decisione chiaramente volontaria e informata, se l’accusato era evidentemente mosso da compassione e se ha cercato di dissuadere l’ammalato dal togliersi la vita. Dal 2010 le indagini sui suicidi assistiti sono condotte da una speciale divisione del Crown Prosecution Service.

     

    EUTANASIA PASSIVA

    L’Eutanasia passiva si basa sull’idea che al medico non è mai lecito porre fine alla vita di un paziente, ma che in certe condizioni può essere lecito, talvolta doveroso (onde evitare accanimento terapeutico) accettare di lasciarlo morire. Questo può suddividersi in consensuale e non consensuale, dove nel primo caso, è il paziente ad aver lasciato indicazioni chiare e precise sulla continuazione o l’interruzione dei trattamenti in taluni situazioni mediche, nel secondo caso, è il medico a decidere l’interruzione dei trattamenti, nonostante il paziente non abbia lasciato indicazioni sul suo fine vita.

    In Italia, quanto all’eutanasia passiva consensuale, invece, essa poteva ritenersi lecita. La diversa valutazione giuridica rispetto alle predette ipotesi, considerate illecite e perciò punite, trasse origine dalla disposizione costituzionale di cui all’art. 32, 2° comma (“nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge”). Da tale principio costituzionale, infatti, si deduce che la scelta di sottoporsi o meno alle cure è un diritto di libertà della persona, per cui non è possibile praticare una cura contro la volontà espressa del paziente, anche quando l’omissione della cura o la sua sospensione porti alla morte.

    Arrivando alla legge del “Testamento Biologico”, per l’articolo 1, Comma 6 della legge 219/2017 :
    “il medico e l’equipe sanitaria sono TENUTI a rispettare la volontà del paziente e, di conseguenza, vengono esonerati da qualsiasi responsabilità civile e pensale circa le conseguenze che una eventuale rinuncia potrebbe avere”

    Questa legge, getta le fondamenta all’accettazione delle realtà del fine vita. ATTENZIONE! Nonostante questa normativa appena approvata, l’Eutanasia intesa come attiva, o suicidio assistito in Italia sono ancora ILLEGALI. Questa normativa prova a chiarificare la posizione legale del paziente e dell’equipe medica in caso di Interruzione volontaria dei trattamenti. Inoltre è possibile lasciare le proprie volontà tramite comunicazione scritta o registrazione video.

    Se dunque il malato esercita il suo diritto di non curarsi, il medico ha l’obbligo di sospendere le cure e l’eventuale persistenza dell’attività medica viene condannata come accanimento terapeutico. Bisogna però precisare che la Costituzione non garantisce il diritto di morire, ma il più limitato diritto di non curarsi.

    Parlando invece dell’Eutanasia passiva non consensuale essa ai sensi dell’art. 40 c.p. (che equipara il non impedire l’evento al cagionarlo volontariamente) è ancora illegale; in tal ipotesi, tuttavia, il reato viene in essere solo ove sussista a carico del responsabile un esplicito dovere giuridico di impedire l’evento morte; inoltre, l’orientamento prevalente considera punibile la sola eutanasia passiva non consensuale.

    In Regno Unito, la situazione non cambia di molto. Collegandosi sul sito del NHS (Sistema Sanitario Nazionale Inglese) si può leggere chiaramente e a grandi caratteri che entrambe le eutanasie e il suicidio assistito sono illegali, rischiando dai 14 anni all’ergastolo. Nella stessa pagina però si può leggere che non bisogna confondere l’eutanasia passiva con l’interruzione dei trattamenti nel miglior interesse del paziente atti a fornire assistenza palliativa.

    Inoltre, in taluni casi, a seguito di una decisione da parte del giudice, è stato possibile mettere fine alla vita di un paziente, andando di fatto, contro quanto affermato finora.

    Sembra esserci inoltre un ombra grigia nel passato britannico, un regicidio documentato riconducibile ad eutanasia attiva “regale”. Giorgio V d’ Inghilterra ricevette iniezioni di morfina e di cocaina dai suoi medici, per accelerarne il decesso. Secondo Kenneth Rose, columnist del Sunday Telegraph ed autore della migliore biografia del nipote della Regina Vittoria, Giorgio V fu deliberatamente portato alla morte. Lo scopo principale delle mortali iniezioni non sarebbe stato quello di mettere fine alla sofferenza del sovrano ma per fare in modo che la sua morte fosse appropriatamente riportata sulla prima pagina del Times anziché essere raccontata prima sui volgari quotidiani della sera.
    Specifichiamo che sulle motivazioni non ci sono assolutamente documenti provati, ma solo congetture e rumors di corte.

     

    DO NOT RESUSCITATE

    DNR è l’acronimo inglese di Do Not Resuscitate, che in italiano significa “non resuscitare”. È la sigla che, nelle cartelle cliniche degli Stati Uniti, indica l’ordine di non resuscitare un paziente (rianimazione), se questo è vittima di un arresto cardiaco.

    In Italia, il DNR, non è regolamentato e non è previsto come legale documento, o perlomeno non come quello che i nostri colleghi oltremanica sono giornalmente chiamati a gestire. Sicuramente il paziente può esprimere il proprio desiderio, in accordo con il medico. Il Testamento biologico può essere posto in attenzione per richiedere allo staff di non eseguire una procedura traumatica, laddove non fosse ormai necessaria o non fosse voluta dallo stesso paziente, sottolineiamo che il DNR e il Biotestamento sono due cose differenti. Questa mancanza di regolamentazione porta ancora a delle criticità dal punto di vista legale.

    In Regno Unito l’ordine di non rianimare (DNR, Do-Not-Resuscitate) posto in una cartella clinica del paziente, da un medico, informa il personale medico che la rianimazione cardiopolmonare non va effettuata in caso di arresto cardiaco. Questo ordine è indispensabile per prevenire inutili e indesiderati trattamenti terminali invasivi.

    I medici devono discutere con i pazienti la possibilità di arresto cardiopolmonare, descrivere le procedure della rianimazione cardiopolmonare e i probabili esiti, nonché individuare la preferenza del paziente circa tali interventi. Se il paziente non è in grado di prendere decisioni relativamente alla rianimazione cardiopolmonare, un sostituto delegato può prendere la decisione in base alle preferenze precedentemente espresse dal paziente o, se tali preferenze non sono note, in accordo con il suo migliore interesse.

     

    CURE PALLIATIVE

    Negli ultimi anni il termine cure palliative è sempre più associato alle cure che si occupano dei pazienti colpiti da una malattia che non risponde più a trattamenti specifici e la cui diretta evoluzione è la morte. Le cure palliative in questa accezione sono un approccio che mira a migliorare la qualità della vita dei malati nelle ultime fasi di una malattia inguaribile, attraverso la prevenzione e il sollievo dalla sofferenza.

    Il nostro Paese da più di 20 anni ha messo in piedi una organizzazione per garantire a tutti i cittadini che ne hanno bisogno l’accesso alle cure palliative, secondo il sistema delle Reti. Tali Reti hanno lo scopo di rispondere, in un’ottica di networking tra Hospice, Ospedali, Medici di Medicina Generale e Strutture territoriali delle ASL, ai bisogni di terapie palliative espressi dai cittadini e dai loro familiari.

    In Italia, esiste la Rete di Cure Palliative che trova la sua prima definizione in un decreto ministeriale del 1999: “La rete di assistenza ai pazienti terminali è costituita da una aggregazione funzionale ed integrata di servizi distrettuali ed ospedalieri, sanitari e sociali, che opera in modo sinergico con la rete di solidarietà sociale presente nel contesto territoriale, nel rispetto dell’autonomia clinico-assistenziale dei rispettivi componenti”.

    Essendo, quindi, gestite a livello regionale l’erogazione e la richiesta di tali cure varia al variare della Regione. È, tuttavia, possibile rivolgersi alle seguenti figure in caso di necessità:

    • Medico di famiglia
    • Medici specialisti
    • ASL di riferimento
    • Associazioni di volontariato.
    Vengono inoltre definiti i luoghi in cui le cure palliative possono essere erogate:
    • Cure palliative domiciliari
    • Hospice
    • Cure palliative ospedaliere

    In Regno Unito il palliative care è importantissimo. Il tutto è gestito molto similmente, ma con una nota decisamente più efficiente. Ancora una volta ci si può riferire direttamente al proprio medico di base per attivare il grande meccanismo che si nasconde dietro alle cure palliative, con l’attivazione di infermieri domiciliari, psicologi, fisioterapisti ed infermieri specialisti. Bisogna affermare, che il Regno Unito sul Palliative Care risulta molto efficiente e competente.

     

    CONCLUSIONI

    Concludendo l’articolo, le due nazioni sono in campo medico e legislativo molto paragonabili, nonostante la gestione più efficiente del paese della regina porti a pensare ad una certa libertà legislativa più ampia. La realtà del form DNR è un buon punto a favore del paese anglosassone, come lo è la buona ed efficiente rete di servizi palliativi.

     

    Fonti:

    L’acronimo “DNR” (Do Not Resuscitate) oggi ha valore anche in Italia?

    L’eutanasia nel Regno Unito

    Legge sul Biotestamento

    Eluana Englaro – Wikipedia

    Eutanasia – UAAR

    Eutanasia: la situazione normativa in Italia – Saluteuropa

    Euthanasia and assisted suicide – NHS.uk

    Eutanasia, come funziona e quali sono i Paesi che la ammettono – Ansa.it

    Eutanasia e accanimento terapeutico: la differenza – Adnkronos

    Biotestamento, eutanasia, suicidio assistito: le differenze – Panorama

    Euthanasia in the United Kingdom – Wikipedia UK

    Ordini di non rianimare (Do-Not-Resuscitate, DNR) di Charles Sabatino, JD, Director, Commission on Law and Aging, American Bar Association

    What end of life care involves – NHS.uk

    CURE PALLIATIVE: COSA SONO E COME VENGONO REGOLATE IN ITALIA – Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

  • PROFESSIONE INFERMIERE: Giorno dopo giorno, muore una parte di noi

    Gentile Lettore,

    Sono al sesto anno di carriera infermieristica e nonostante le difficoltà e la criticità gravi di questa nobile professione, non posso negare le soddisfazioni e la passioni che tuttora mi dona.

    Noi infermieri siamo cosi strettamente legati nel connubio infermiere-paziente, che troppo spesso ci si ritrova a somatizzare ed condividere le esperienze dei nostri pazienti. Vediamo da prospettive differenti quelle realtà che i più sfortunati affrontano una volta nella vita, preferibilmente nella loro anzianità. Siamo costretti a rivivere queste esperienze giorno dopo giorno, in una sequenza che talvolta sembra mirare all’infinito, con la consapevolezza, che un giorno potremmo provarle sulla nostra pelle.

    La nostra carriera è dipinta da una lista di esperienze che si colorano di cupi momenti di tristezza, malinconia e stress, contornati da più vividi momenti di serenità.

    Non dimenticherò mai A., un mio paziente sulla quarantina che si presentò nell’unità di assessment per dolore in quadrante superiore destro. Sospettando una litiasi della colecisti, decisi di effettuare degli esami ematici e prenotare un ecografia urgente. Come da protocollo però, prenotai una lastra del torace, per escludere una possibile perforazione (interpretabile come aria sotto il diaframma). La lastra si presentò pressapoco come quella accanto. Allarmato da un’immagine che mostrava delle “ombre sospette” chiamai urgentemente il chirurgo di turno, chiedendo di controllare l’RX; dall’altro capo del telefono mi rispose: “Quelle sembrano metastasi, facciamogli una TAC”.
    La prenotai e il risultato fu quanto sospettato. Le lesioni tumorali nei polmoni erano secondarie a metastatizzazione di lesione carcinomatosa del colon.
    Ricordo ancora chiaramente quando io e il chirurgo chiamammo A. nella saletta per comunicargli quanto scoperto. Lui era shockato, ma sembrasse non realizzare la gravità del problema. Io dall’altra parte ero stato colpito in pieno stomaco e guardavo il paziente quasi a chiedere perdono per quanto scoperto.

    Strana sensazione quella di sentirsi in colpa per essere colui che ha trovato la diagnosi che ti ha condannato. Quella diagnosi che molto probabilmente non ti da scampo. Vorresti chiedergli scusa. Ma di cosa esattamente? Risulta difficile persino consolarlo. Non puoi dirgli che tutto andrà bene o che risolveremo il problema. Quindi rimani li con il tuo paziente, aspettando che ti chieda qualcosa, sperando di essere in grado di rispondergli. Lui parla e tu ascolti, senza mai interromperlo.

    Quella però fu la prima di una lunga lista. Tra un appendicite ed un ascesso, tra una colica renale ed una colecistite c’era sempre una “scoperta accidentale”. Quando inizi ad investigare, si trova sempre qualcosa, forse per questo che nell’ambito sanitario gli operatori sono così negletti. Si lavano le mani 200 volte in una giornata ma difficilmente andranno a indagare sui loro problemi.

    Ogni volta che uno dei tuoi pazienti muore a seguito di una tua scoperta accidentale, qualcosa in te cambia: inizi a fare amicizia con i tuoi pazienti, sempre di più; senti il dovere di dargli il massimo supporto e la maggior parte dei pazienti sembrano capire, che sei più premuroso con coloro che si portano il macigno più pesante.

    Come potrei mai dimenticarmi di J., una donna sulla cinquantina, innamorata del mio accento italiano e dei lineamenti mediterranei. Ogni volta che veniva nell’unità operativa, portava qualcuno di diverso, le amiche, la madre, le figlie e persino il marito. Voleva che li conoscessi tutti. E voleva che loro conoscessero di persona l’italiano che si prendeva cura di lei e delle innumerevoli ferite causate dai trattamenti chirurgici.
    Io sorridevo e chiacchieravo con tutti. La diagnosi di J. non era per niente buona. Il chirurgo nel suo caso pronunciò la parola che ti condanna a morte certa: “inoperabile”. Cancro, sempre cancro. Ogni volta è quella la condanna a morte.
    J. veniva in clinica facendomi complimenti per il nuovo taglio di capelli, i baffi ed ogni volta sembrava flirtasse. Io ridevo, gli cantavo canzoni italiane mentre la accompagnavo in saletta con la sedia a rotelle. Gli altri pazienti in sala d’attesa non erano per niente turbati da questi comportamenti.  J. ormai era costretta su una sedia a rotelle, non aveva più capelli, J. stava morendo, sotto gli occhi di tutti.
    Un giorno mi chiese di controllare una delle sue ferite chirurgiche, sentiva una massa. Pensai ad una ernia incisionale, non rara in soggetti con stomie e con una cronologia chirurgica così vasta. La portai in sala ed esplorai la ferita, mi resi conto sin da subito che non era quanto sospettato. Nella cavità addominale si “nascondeva” un ascesso di vaste dimensioni e quantità. In pochi minuti avevo raccolto circa 900ml di liquido, che aveva il classico odore di batteri gram negativi. Rimasi così sorpreso dalle quantità del drenato che dovetti chiamare il chirurgo, lui visitò J. e decise di effettuare una TC. Il report di quella scan era funesto, mentre lo leggevo, sembrava quasi fosse infinito, per un momento pensai non descrivesse nemmeno la stessa persona. Come poteva ancora essere in vita?
    L’ultima volta che l’ho vista, mi disse di aver visto una pubblicità in TV di un trimmer per i miei baffi, e che me l’avrebbe regalato per natale. J. non vide mai quel natale.

    Le relazioni ogni volta sono differenti: con alcuni stringi un rapporto più stretto, con altri sei costretto a rimanere più distante ed altri invece con te non vogliono avere niente a che fare.
    Tu sei un infermiere, il tuo lavoro e prenderti cura di loro ed accetti qualsiasi sia il rapporto che loro vogliono avere.
    Ricordo a me stesso che si deve essere amichevoli con tutti i pazienti, ma non essere mai amici, per non influenzare il proprio giudizio clinico. Magari fosse così facile.

    La vigilia di natale ricevetti una notizia inaspettata. Uno dei miei pazienti, che trasferimmo ad un ospedale più grande e specializzato, era morto.
    P. aveva 30 anni (eravamo quasi coetanei) e ricordo perfettamente quando lo visitai per la prima volta:

    • Dolore in fossa iliaca destra, negativo al segno di Rovsing,
    • Proteina C reattiva e i globuli bianchi erano nei range.

    Solitamente in fossa iliaca destra le più comuni patologie chirurgiche per un maschio adulto sono: Appendicite o tumore/ostruzione in zona Ileo-ciecale, quest’ultima rarissima in un paziente di 30 anni. Teorizzai che potesse essere un’appendicite ai primi stadi ma appena notai una linfoadenopatia in zona inguinale, dovetti ricorrere al supporto del chirurgo.
    Il chirurgo, voleva vederci chiaro, si eseguirono TC e addirittura una laparoscopia esplorativa, prendendo delle biopsie. Dopo quel momento non lo vidi più, fu trasferito di reparto, poi d’ospedale.
    Lo vidi di sfuggita mentre lo trasferivano, ebbi pochi secondi per chiedergli come stesse; P. era su una lettiga, pallido e cachettico, mentre si allontanava nel corridoio, alzò il pollice.
    P. morì dopo qualche giorno, non mi è dato sapere la diagnosi.

    Ad ogni brutta notizia ti guardi attorno con malinconia pensando a chi sarà il prossimo, per poi sentirti in colpa per questo pensiero. Speri che possano vivere i loro ultimi momenti con le loro famiglie e senza dolore. Gli infermieri palliativisti fanno un lavoro eccellente, danno un supporto costante e continuativo lavorando molto sulla sfera emotiva e psicologica.

    S. è uno dei miei pazienti con cancro al colon. Ultimamente, S. ha avuto dei problemi di ritenzione urinaria quindi abbiamo deciso insieme di inserire un catetere vescicale, attendendo una visita urologica che ho prenotato per lui. Ogni qualvolta S. ha un problema mi chiama telefonicamente, oppure viene direttamente nel reparto per prendersi una tazza di té e chiacchierare.
    Non è nelle policies utilizzare il tempo di un Nurse Practitioner o Charge Nurse (infermiere coordinatore) per chiacchierare e bere té, ma non mi interessa. S. è una bravissima persona ed è paziente, sa che dovrà aspettare che io mi liberi prima di riceverlo; lui si siede nella sala d’attesa e legge il giornale in religioso silenzio. S. ultimamente ha avuto dei problemi famigliari, la moglie sta molto male; me lo ha detto quando è venuto a natale per portarmi una scatola di biscotti.
    Gli è arrivata voce che ho consegnato le mie dimissioni e che mi trasferirò a breve; mi ha abbracciato e mi ha detto di essere triste per la mia partenza ma felice e speranzoso per il mio futuro.

    Ancora una volta, un immotivato senso di colpa si è fatto avanti.

  • ISCRIZIONE NMC: La guida completa ed aggiornata per registrarsi come infermiere in Regno Unito

    L’iscrizione NMC è un processo non così complesso e costoso se si pianifica con attenzione il tutto.

    Abbiamo pubblicato quest’articolo per semplificare il processo di registrazione agli aspiranti infermieri, il tutto deriva però da un esperienza personale e dunque ci raccomandiamo di seguire sempre con attenzione le indicazione segnate sull’Application Form.

     

    Di cosa ho bisogno prima di iniziare l’intera procedura? 

    • Documento d’Identità valida all’estero o Passaporto valido.
    • Minimo 755 Euro

    Fare richiesta dei Documenti

    Per richiedere i documenti per la registrazione NMC bisogna andare al seguente link e completare il form:

    https://forms.nmc-uk.org/Forms/eurequest

    Secondo alcuni l’application form arriva a casa dai 10 giorni alle 4 settimane. Personalmente la mia attesa non è stata di oltre 5 giorni. Non ci sono costi per la richiesta del Form.

    All’interno troverete l’Application Form e una Busta marcata NMC in cui inserire i documenti e rispedirete al mittente.

    Quali sono i documenti da inviare per la registrazione?

    • Una copia certificata del Documento d’identità o del Passaporto
    • Una copia certificata del certificato di laurea e la sua traduzione asseverata
    • Certificato Generale del Casellario Giudiziario e la sua traduzione asseverata
    • Una referenza di “good character” (Lingua Italiana e Inglese)
    • Dichiarazione di buona salute da parte del vostro medico di base
    • La ricevuta di pagamento di 110 Pound
    • (solo se necessario) Certificato di Matrimonio o di Cambio nome e la sua traduzione asseverata
    • Il certificato di Good Standing rilasciato dal ministero.
    • L’application Form compilato (vedremo tutte le sue parti)
    • Certificato IELTS con votazione 7 a ciascuna voce (Reading, Listening, Writing, Speaking)
      oppure certificato OET con votazione minima livello B per ciascuna voce (Reading, Listening, Writing, Speaking)

     

    Copia Certificata del Documento di identità o del passaporto

    La copia certificata del Documento viene rilasciata dal Comune di appartenenza.

    Alcuni comuni chiedono che sia tu a fare la copia e loro a mettere i timbri, oppure richiedono pochi centesimi di diritti di cancelleria o addirittura la marca da bollo.

    Costo Minimo 0€ Costo Massimo 16€

    Certificato di Laurea

    Il certificato di Laurea si può richiedere all’università dove si è conseguita la laurea. Il costo dovrebbe essere di 16€ (marca da bollo) ed eventuali spese annesse.

    Costo Minimo 16€ Costo Massimo 16€

    Certificato Generale del Casellario Giudiziario

    Il certificato Generale si richiede al Tribunale (nell’ufficio del casellario Giudiziario). Personalmente ho anche richiesto il certificato di Carichi Pendenti. Dovrete portare una marca da bollo da 16€ per ogni documento ed una di 3.84€ per diritti d’urgenza.

    Costo Minimo 16+3.84=19.84€ Costo Massimo 16+16+3.84+3.84=39.86€

    Referenza Good Character.

    Il documento non ha costo, bisogna solo fare richiesta a qualsiasi ufficiale che possa determinare la vostra buona condotta, noi abbiamo richiesto il documento al nostro Ordine che nel giro di alcuni giorni (3gg-5gg) ci ha fornito un documento che certificava quanto richiesto.

    In realtà siamo dubbiosi sull’importanza di questo documento. Alcuni infermieri hanno semplicemente inviato al NMC, l’Application Form completato dal collegio senza allegare le referenze scritte e comunque si sono visti approvare l’iscrizione. Nel nostro Ordine invece è da circa 2 anni che rilasciano questi documenti con esiti sempre positivi.

    Noi consigliamo comunque di richiedere queste referenza sia in lingua italiana che in lingua inglese, dato che nella check list dei documenti da inviare che trovate nell’application form la trovate segnalata.

    Costo Minimo 0€ Costo Massimo Indefinito

    Dichiarazione di Buona Salute

    Nell’articolo precedente non avevamo inserito questo paragrafo. Scartabellando nella documentazione dell’NMC si nota che è un documento richiesto. Di conseguenza, ho ripreso il mio file contenente la registrazione ed ho notato di aver allegato, un documento del medico generale, che feci tradurre. In Italia lo chiameremmo “Certificato medico di sana e robusta costituzione”. Fate richiesta al vostro medico di fiducia e inseritelo tra i documenti da tradurre.

    Ricevuta di Pagamento di 110 Pound

    A questo LINK troverete la pagina per il pagamento online. La pagina vi genererà una ricevuta, stampatela e allegatela nei documenti da inviare.

    Costo Minimo 130€ Costo Massimo 160€

    (ovviamente questi costi cambiano a seconda del cambio Euro-Sterlina)

    Certificato di Matrimonio o di Cambio Nome

    Il certificato si richiede al Comune dove si è tenuta l’evento. In alcuni paesi qualora il matrimonio si fosse svolto in Chiesa dovete comunque richiedere anche il certificato al Parroco. Ahimè su questo una legge per riordinare le amministrazione ha confuso un pò le idee. Su internet si legge che in teoria se uno risiede in un altro comune può chiedere i documenti al proprio Comune di Residenza. Ma su questo non siamo in grado di darvi altre notizie.

    Il Cambio Nome invece deve essere richiesto all’ufficio Anagrafe.

    In entrambi i casi alcuni comuni non fanno pagare nessuna tassa.

    Costo Minimo N/D  Costo Massimo N/D

    Traduzione Asseverate

    Le traduzioni asseverate sono svolte da traduttori giurati. Su internet ne trovate a decine, ma fate attenzione! Non tutti asseverano i documenti. A questo punto andate nel vostro paese e cercate un traduttore (meglio avere sempre una persona di fronte) fatevi fare la fattura e/o ricevuta mi raccomando!
    Personalmente per 5 Pagine ho pagato circa 100€ ma da quello che vedo su internet è un prezzo relativamente basso. Ogni due pagina bisogna applicare una marca da bollo da 16€ e il costo traduzione cambia da traduttore a traduttore.

    Costo Minimo 100€ Costo Massimo 250€

    Documenti da Tradurre

    1. Certificato di Laurea
    2. Certificato Generale Casellario Giudiziario
    3. Certificato di Matrimonio o cambio nome (se presente)
    4. Certificato Medico
    5. Certificato Good Standing
    6. Certificato Good Character, se non rilasciato in inglese

    Certificato Good Standing (Normativa inserita da poco, per  volere del Ministero)

    Per avere maggiori informazioni visitare questa pagina (Link).

     

    Come completare l’Application Form

    01 02 03 04

    Se non avete mai lavorato inserite: NO EXPERIENCE AFTER GRADUATION nello spazio sotto “Area of practice and specific duties”.
    05

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    Certificato IELTS o OET

    Infine, ma non per importanza, l’NMC richiede un certificato di lingua inglese. Attualmente si possono richiedere due certificazione internazionali, ovviamente solo una di esse è sufficiente:

    • IELTS (con votazione minima 7 in ciascuna delle sezioni (Reading, Listening, Speaking, Writing)
    • OET (con votazione minima B in ciascuna delle sezioni (Reading, Listening, Speaking, Writing)

    L’NMC ha concesso agli aspiranti Registered Nurse di utilizzare due certificati per raggiungere la valutazione desiderata. Facciamo degli esempi:

    Di seguito vi inseriamo una scannerizzazione di Certificato IELTS:

    Costo minimo 160€ Costo Massimo (dipende da quante volte ci riproverete)

    Spedizione

    Una volta che avete tutti i documenti, completati e tradotti, resta solo l’invio.

    Noi lo abbiamo fatto tramite corriere espresso (TNT). Il costo è sui 30€ ma abbiamo avuto la sicurezza della tracciabilità del pacco. Su questo ovviamente affidatevi a chi preferite, consigliamo però di spendere un pò di più ma essere sicuri che i documenti, che vi sono costati soldi e fatica, non vengano smarriti.

    Costo minimo 10€ Costo Massimo 35€

     

    Congratulazioni! avete avviato la procedura per diventare Registered Nurse!

  • INFERMIERI IN UK: Ne vale ancora la pena?

    Scrivendovi da oltremare, avendo comunque precedentemente lavorato in Italia, ho la possibilità di confrontare i due sistemi sanitari, le due nazioni e i due nuclei sociali. La domanda, all’alba di una nuova era (anche se sembrerebbe di stare ancora a notte fonda) è: Conviene o no, rimanere/entrare in Regno Unito?

    Come in tutti i miei articoli di analisi dell’esperienza in Regno Unito, dividerò le tematiche per argomenti, partendo dal mero guadagno economico.

    STERLINA VS EURO

    La sterlina sta vivendo un momento terribile, dal referendum (parlo di Brexit), una continua discesa del tasso di cambio (percepita o reale) sta attanagliando i nostri conti e tutti in mente abbiamo: Dovremmo spostare il nostro denaro in Italia?

    La risposta nessuno la conosce, alcuni si fidano nel mercato forte e mondiale del Regno Unito, altri vedono il tutto come un primo momento di decadenza del paese della regina. Storicamente, lo United Kingdom ha sempre usato una politica conservatrice, uscendone a lungo termine più avvantaggiata di altre. Sarà questo il caso? Fornendo alcuni dati pratici, questi sono gli andamenti della sterlina a 5/2/1 anno/i (fonte: Il Sole 24 ore)

    Guardando l’andamento della sterlina negli ultimi 5 anni, sicuramente possiamo affermare che mezza decade fa, si era decisamente più “ricchi” di come lo si è oggi.

    SALARY vs STIPENDIO

    “Ma è vero che gli infermieri inglesi guadagnano 3000/4000 euro al mese?”

    La risposta è semplice: NO.

    Alcune buste paga di infermieri italiani in UK che lavorano come Agency hanno confuso un po’ le idee dei professionisti rimasti in patria.

    La realtà è che lo stipendio netto di un infermiere alle prime armi è di circa di 1460 sterline nette, escludendo sabati, domeniche, straordinari e Bank (spiegheremo dopo cosa è un Bank). Vi mostriamo una scala più o meno aggiornata dei salari annui lordi che i professionisti infermieri band 5 ricevono:

    Comparando con gli stipendi italiani (fonte QUI FINANZA Maggio 2018)

    Le differenze dunque non sono abissali, però, spezzando una lancia in favore del paese della regina, ogni sabato ha un bonus del 30%, una domenica del 60% e le notti hanno altri bonus. Personalmente come Staff Nurse (Infermiere) difficilmente ho guadagnato meno di 2000 sterline nette al mese.

    I Bank inoltre sono dei turni che potete prendere a vostra scelta, in qualsiasi reparto che necessita di personale, e il rate solitamente è decisamente alto: dai 19 alle 26 sterline ora. Ad esempio, facendo turni da 12 ore (ebbene si, in UK funziona così) puoi guadagnare dalle 200 alle 300 sterline. Tutto dipende dal vostro ospedale, i Rate sono variabili.

    Inoltre in UK è possibile avanzare di Band, aumentando il proprio salario in modo considerevole. Ovviamente bisogna studiare e fare un colloquio per un lavoro specialistico/manageriale, cosa che in questo l’Italia risulta ancora molto arretrata.

    Da notare, però è che in Italia si ha diritto alla tredicesima mensilità cosa che in Inghilterra non è concepibile.

    STAFF NURSE VS INFERMIERE

    Difficile argomento da trattare, il SSN e l’NHS cambiano a seconda delle regioni in cui si prestano i servizi.

    Parlando generalmente, gli infermieri inglesi sembrano molto più dei funzionari pubblici più che personale da trincea.

    I Nurse della regina conoscono perfettamente regole e leggi, procedure e policy e fanno corsi su praticamente tutto. Difficilmente però troverete un infermiere inglese inserire una cannula, un catetere o fare un prelievo venoso. Esistono figure apposite per questo. Il loro lavoro è più incentrato al coordinamento dei trattamenti per il proprio paziente e alla somministrazione di farmaci.

    Gli infermieri italiani d’altro canto hanno più abilità tecniche e professionali. Hanno difficoltà a definire il proprio ruolo di coordinatore del processo di assistenza, a causa di carenze strutturali e ostruzionismo da parte della classe medica, ma sono dei veri e propri infermieri da campo, abili a stare in qualsiasi tipo di realtà assistenziale. Un Jolly che, secondo molti, gli ospedali inglesi conoscono ed apprezzano. Le cartelle infermieristiche? Comparate a quelle inglesi sono solo delle protoforme prive ancora di pieno riconoscimento.

    CARREER VS CARRIERA

    L’infermiere in Inghilterra se vuole fa carriera, chi vuole dedizione studio e talvolta cogliere l’occasione giusta. Di infermieri ce ne sono di tutti i tipi, ognuno specializzato su un argomento. Vi stilo una lista di esempi:

    1. IV NURSE (simili a quelli che noi chiamiamo picc team)
    2. DIABETIC NURSE (sono le infermiere specializzate sul diabete)
    3. TISSUE VIABILITY NURSE (specializzate sulle medicazioni complesse)
    4. PAIN TEAM (infermiere che si occupano del trattamento del dolore acuto e cronico)
    5. MC MILLAN NURSE (specializzate sulle cure palliative e l’end of Life)
    6. SISTER o CHARGE NURSE (un infermiere senior con ruolo di coordinamento)
    7. WARD MANAGER (Il nostro coordinatore infermieristico)
    8. NURSE PRACTITIONER (specializzato nella fase iniziale diagnostica e di trattamento)
    9. MATRON (il capo di un intera area clinica)
    10. ACUTE INTERVENTION TEAM (un team che si occupa di pazienti instabili nei reparti)
    11. ETC.

    Tutte queste figure hanno dei band più elevati, significa più soldi e più importanza. Un CHIEF EXECUTIVE, ad esempio, è un band 9 e guadagna dalle 79.000 alle 100.000 all’anno.

    Se dovessimo invece parlare degli infermieri italiani, la carriera è veramente minima. Tranne che in funzioni di coordinamento, non esistono specialistiche. Una realtà che ricorda l’Inghilterra degli anni 60.

    STUDENT NURSE VS STUDENTE INFERMIERE

    Parlando della preparazione degli studenti infermieri inglesi e di conseguenza dei neo-assunti dobbiamo sottolineare una carenza sistematica e preoccupante. Le conoscenze sono limitate, passando dalla farmacologia, ai modelli assistenziali di base per arrivare alla pratica infermieristica. Interessante è sapere che in alcuni Trust, gli studenti non hanno il diritto di infondere terapia intravenosa, seppur supervisionati, lasciando una lacuna di conoscenze preoccupante per chi si appresta a iniziare la carriera lavorativa.

    Gli studenti infermieri italiani e di conseguenza i neo-assunti, non solo posseggono conoscenze cliniche, pratiche e teoriche superiori a quelle inglesi, dettate probabilmente da un training più rigido e un’istruzione universitaria più complessa e completa, ma risultano brillare anche nelle capacità di adattamento. Questo sicuramente, non è passato inosservato agli attenti recruiter inglesi che prediligono l’assunzione di infermieri italiani.

    ITALY VS UNITED KINGDOM

    Sapete qual’è la ragione più comune di rientro in patria degli italiani? Non c’entra il lavoro, che come suddetto, in Inghilterra è più professionalizzante; le più comuni ragioni di abbandono della terra inglese, da parte degli italiani, sono il meteo e, come suggeritomi da un collega, mamma e papà. Gli italiani sono abituati a differenti ritmi, amano il sole e i loro aperitivi nei chioschi arroventati dal caldo africano, amano la bella vita e le spiagge di sabbia finissima e acqua cristallina, taluni amano la storia e la cultura delle città d’arte, ma molti, quasi tutti, soffrono della mancanza dei propri genitori. L’Inghilterra offre molto altro, cose che in Italia sogneremmo, ma ha poco se non nulla di quanto elencato. Per questo vi suggerisco prima di intraprendere questa esperienza di valutare le vostre priorità.

    Speriamo che come sempre l’articolo vi sia stato utile. Come precedentemente pubblicato, The Nursing Post sta collaborando ad un progetto di creazione di un portale per tutti gli infermieri italiani in Inghilterra. Il sito web prende il nome di Italian Nurses Society ed è raggiungibile al seguente link —> QUI

  • INFERMIERI IN FUGA: La storia di Eugeniu, “In UK, non solo vivo una vita tranquilla, ma sono valorizzato”

    Pino Aprile nelle decine di interviste, raccontava come una famiglia italiana trasferita negli Stati Uniti avesse tramandato una frase per ben quattro generazioni: “You don’t know how injust is this country” riferendosi allo stivale. L’Italia non ha mai brillato per giustizia ed organizzazione, ma ora la differenza con il resto d’Europa sta assumendo una tono piú tragico che comico.

    La lista dei problemi italiani potrebbe assumere dimensioni mastodontiche ed in campo sanitario siamo ridicolmente arretrati. Nonostante una tendenza parzialmente favorevole, il medico continua ad essere il piccolo bullo che non puó accettare la crescita professionale conseguita con anni di lotta da parte degli infermieri, non rispettando la nostra figura e decretandone lo status sociale al solo ausiliarismo.

    Ed ecco come centinaia, migliaia di infermieri italiani fuggono da questa realtá ponendo le loro abilitá al servizio della Regina Elisabetta. Infermieri italiani che diventano specialisti, prescrittori di farmaci, practitioner (in grado di visitare i pazienti), team d’emergenza, infermieri oncologi, infermieri diabetologici, infermieri sepcializzati nella terapia del dolore. Ognuno avente il diritto di una promozione e aumento del salario.

    Un esempio é Eugeniu Sleahtitchi, ragazzo di orgini moldave, che per svariate ragioni. all’etá di diciotto anni decide di lasciare il proprio paese di origine per unirsi alla comunitá italiana. Intenzionato a crescere professionalmente, si iscrive al Corso di Laurea in Infermieristica presso l’Universitá degli studi di Modena e Reggio Emilia conseguendo la laurea nel marzo 2015. La laurea peró non da i risultati sperati. L’Italia attualmente é un paese paragonabile all’Europa dopoguerra. La crisi economica colpisce chiunque e la sanitá ne accusa i colpi. Poche offerte di lavoro sopraggiungono, e tutte sono con un salario inferiore a quello di un manovale. Questa frenata peró non lo fa demordere ed invece di lamentarsi del sistema malfunzionante e corrotto, decide di abbandonare la penisola italica alla volta del Regno Unito. Decisamente piú facile a dirlo che a farlo, specialmente quando non si mastica la lingua. Posto il nuovo obiettivo, Eugeniu non si lascia demoralizzare, studia costantemente la nuova lingua per circa tre mesi e si presenta ai colloqui tenutisi a Bologna per il County Durham and Darlington Foundation Trust. Supera il colloquio con tranquillitá e nel febbraio 2016 entra in United Kingdom diventando ufficialmente uno degli infermieri sudditi della regina.

    Inizia dunque la sua esperienza da Staff Nurse, prestando servizio in geriatria per due anni, affinando le sue capacitá, migliorando la sua lingua e comprendendo il funzionamento del complesso sistema inglese. Nel corso di questi anni migliora le sue skills frequentando differenti corsi organizzati dal trust fino a quando nel Dicembre 2017 decide di seguire la sua vera passione: diventare infermiere in prima linea in pronto soccorso.

    Le abilitá acquisite, aggiunte a quelle italiane giá presenti (e decisamente apprezzate in terra inglese), lo portano ad avere un altro brillante successo, al colloquio lavorativo per prendere impiego in pronto soccorso presso il Durham Hospital.

    In Inghilterra tale dedizione viene premiata ed incoraggiata, tanto che questo percorso professionale non passa inosservato al Trust. Eugeniu viene invitato a parlare alla conferenza indetta in occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere per raccontare la sua esperienza.

    Per l’ennesima volta, vediamo brillanti professionisti bistrattati ed allontanati dal belpaese che conquistano incredibili risultati in nazioni straniere. Un altra dimostrazione di come gli investimenti italiani nella cultura dei professionisti viene largamente apprezzata dai paesi europei.

    Ci congratuliamo con Eugeniu per il coraggio dimostrato, ed auguriamo un in bocca al lupo per i futuri successi che siamo sicuri raggiungerá.

    Postiamo di seguito i video della conferenza.

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  • Breve analisi della situazione infermieristica italiana

    Quello che stiamo vivendo è un momento magnifico per l’informazione, grazie alla velocità con cui milioni di notizie viaggiano e finiscono sulle piazze globali al servizio di tutti. I Professionisti infermieri stanno diventando, sempre di più, una realtà attiva e conosciuta e, come è semplice immaginare, alcune situazioni professionali diventano di pubblico dominio.

    Analizziamo in special modo le due “grandi” realtà che la professione si trova ad affrontare:

    1. La crisi lavorativa;
    2. La scoperta del mondo politico e giornalistico da parte degli infermieri

    Come avrete notato, la nostra professione sta rispondendo a queste nuove realtà con diverse strategie atte a compensare ed allinearsi ai differenti stimoli a cui è sottoposta.

    Alla prima “grande” realtà gli infermieri rispondono con alcune strategie, due delle quali sono: la Libera Professione e l’emigrazione di massa nei paesi anglo-sassoni. Negli ultimi anni c’è infatti stato un aumento sostenuto dei nuovi liberi professionisti, un dato che però non palesa esplicitamente i 3 gruppi intrinseci venutisi a creare:

    • I veri Liberi Professionisti
      Coloro che hanno rinunciato al loro lavoro a tempo indeterminato per mettersi in gioco e sfidare abusivismi e irregolarità per rendere onore a questo lato della professione.
    • I Liberi Professionisti Pro Tempore
      Quegli infermieri che lo fanno per mancanza di lavoro, e attendono il concorso che potrà realizzare il proprio sogno professionale.
    • I “Finti” Liberi Professionisti (le famose finte partite IVA)
      Per quanto essi lo siano legalmente, spesso sono liberi professionisti alle dipendenze di un unica azienda che sfrutta questo strumento per evitare l’assunzione.

    La “fuga degli infermieri”, ultimamente, è divenuta un argomento importante da tenere in considerazione quando si parla dei dati sull’emigrazione o dei costi sostenuti dallo stato per la formazione di nuovi professionisti di cui però non ne potrà mai giovare.Fotolia_52427301_Subscription_Monthly_M-1280x896

    Alla seconda “grande” realtà gli infermieri hanno risposto con un approccio massivo alla dirigenza, alla politica ed ai sistemi di informazione. Quando c’è politica, il giornalismo diviene chiave essenziale di diffusione di propaganda e idee di “partito” celata da una finta intenzione di mantenerci aggiornati sulle novità professionali. Ed ecco che quei giornali infermieristici divengono la testa di ponte da conquistare per vincere le campagne politiche, riempire corsi fad a pagamento e segnalare eventi a cui gli infermieri, spesso, sono li solo per far numero. Inconsapevolmente quest’ultimi diventano la nostra identità, il nostro avatar a contatto con il cittadino, che vede in loro una voce comune ed ufficiale per tutti gli infermieri italiani.

    Una voce che però, non solo non rispecchia la realtà, ma spesso ci fa apparire isterici e disperati, sempre in cerca di un nemico più debole da schiacciare mediaticamente e uno più più grosso da sfidare, stando attenti, però, a non infastidire coloro che supportano o concedono favori, per avere la sicurezza di un alleato fedele in periodi di battaglie politiche. Abbindolati come “pupi”, citando un film di Francis Ford Coppola, gli infermieri sui social si scatenano e seguono linee di pensiero sempre più estreme, facendo divenire i social network una polveriera pronta ad esplodere. Le strategie restano le stesse, catturare like e condivisioni con post frivoli per poi nel pieno delle visualizzazioni pubblicare un post che indirizza ad una nuova lotta.

    Ricordando sempre che tutto questo accade mentre l’Italia continua a ignorare e di conseguenza perdere migliaia di infermieri, i cittadini ne pagano le conseguenze ritrovandosi in ospedali a corto di infermieri, che di conseguenza non possono erogare un’assistenza sufficiente a causa del carico lavorativo. Il Sistema Sanitario Nazionale che un tempo poteva vantare di essere tra i primi al mondo, in questo triste momento, si sta facendo sopraffare da corruzione, tagli di bilancio, inefficienze e sprechi.

    Concludendo, in un dipinto così cupo, vedere gli infermieri italiani che riescono a mantenere professionalità, identità e voglia di eccellere, è motivo di orgoglio e soddisfazione. Sopratutto per una redazione che ormai vi scrive da oltremanica…

  • INFERMIERI IN UK: La contea di Durham assume nuovi infermieri Italiani

    Il Trust di County Durham and Darlington, che conta 8 ospedali nella Contea di Durham, una forza lavoro di circa 8.000 dipendenti di cui 2.814 infermieri, sotto la pressante necessità di assumere nuovi “Staff Nurse” (circa 200, stando a quanto calcolato dall’esecutivo del trust), ha deciso di rivolgere le sue attenzioni verso lo stivale, da tempo noto, in Regno Unito, per essere la culla di professionisti infermieri in cerca di lavoro. I contratti offerti sono full time, a tempo indeterminato e l’impiego prevede un primo mese di lezioni in aula. La Fondazione ha anche previsto un corso di inglese da svolgere nei successivi mesi.  Gli infermieri assunti finora sono circa cinquanta, divisi in 3 gruppi di reclutamento. Le interviste si sono svolte a Bologna tramite una nota agenzia di reclutamento inglese.

    Secondo quanto previsto dal direttivo del trust, nei prossimi mesi, continuerà l’opera di reclutamento in Italia, nel tentativo di rispondere al bisogno effettivo di infermieri, anche a fronte dell’introduzione dell’esame IELTS necessario per completare l’iscrizione al NMC (equivalente del collegio IPASVI in Italia).

    Non si sono fatti attendere gli articoli dei giornali locali, che hanno accolto di buon grado la notizia, pubblicando anche un video di alcuni infermieri italiani alle prese con gli slang del geordie, il dialetto locale. (LINK1, LINK2)

    Noel Scanlon, Direttore Esecutivo Infermieristico del Trust, ha dichiarato:

    “Siamo lieti di accogliere i colleghi italiani. Il trust da tempo lavora sull’assunzione di nuovi professionisti infermieri. Siamo a stretto contatto con le università locali per reclutare neo-laureati e abbiamo un programma continuo di reclutamento all’interno di tutto il Regno Unito, tuttavia le difficoltà di reclutamento sommata alla carenza nazionale di infermieri ci ha portato un trovare modi alternativi per colmare la carenza pressante di professionisti.”

    “La nostra priorità è quella di fornire in tutta sicurezza, un alta qualità di cure per i nostri pazienti, seguendo le raccomandazioni nazionali per i livelli di assunzione di personale. Nei passati anni abbiamo sperimentato una dipendenza dalle agenzie esterne (l’equivalente delle agenzie interinali). Il personale delle agenzie ci fornisce un servizio prezioso, ma riconosciamo i benefici in termini di continuità di cure, nell’avere una forza lavoro permanente. Per non parlare delle notevoli implicazioni finanziarie associate all’utilizzo delle agenzie.

    Questo momento di collaborazione internazionale, però, richiama all’attenzione il grave problema occupazionale che gli infermieri stanno vivendo in Italia; evidenziando di fatto, che i professionisti infermieri sono più apprezzati oltremanica.

    Di seguito alcuni degli infermieri italiani reclutati dal County Durham and Darlington Foundation Trust.

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