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Categoria: Infermieristica Applicata alla Chirurgia

  • Prova di Guyon: Storia, clinica ed usi del test più noto per valutare l’ematuria…

    Introduco questo articolo segnalando che le informazioni che troverete enunciate non sostituiscono una valutazione medica. L’articolo ha uno scopo prettamente didattico per studenti, cittadini e professionisti. In caso di ematuria o disturbi ad essi correlati, una ricerca sul web non può sostituire una valutazione clinica. Contatta il tuo medico.

    Il test di Guyon, o prova dei tre bicchieri…

    L’ematuria, ovvero la presenza di sangue nelle urine, rappresenta un sintomo comune ma clinicamente significativo che può indicare una vasta gamma di condizioni, dalle infezioni urinarie a patologie renali gravi o neoplasie urologiche. Una delle tecniche più semplici e classiche per valutare la sede dell’ematuria è la cosiddetta “prova dei tre bicchieri”, nota anche come Test di Guyon. Questo test, ideato nel XIX secolo dal medico francese Jean Casimir Felix Guyon, consente un primo orientamento diagnostico sulla localizzazione del sanguinamento lungo le vie urinarie.

    Storia del Test e del suo ideatore…

    Félix Guyon (1831–1920) è stato un celebre chirurgo francese, considerato uno dei padri fondatori dell’urologia moderna. Nato a Saint-Denis, studiò medicina a Parigi, dove sviluppò un forte interesse per le malattie del tratto urinario.

    Guyon fu un innovatore nella diagnosi e nel trattamento delle patologie urologiche. Inventò diversi strumenti, tra cui il catetere di Guyon e contribuì alla comprensione dell’anatomia e fisiologia del sistema urinario. Fu anche professore alla Facoltà di Medicina di Parigi e fondò nel 1907 la prima scuola di urologia.

    Il suo nome è ricordato in varie strutture e pubblicazioni mediche, tra cui l’Istituto Guyon, dedicato alla ricerca e alla cura in urologia.

    Anche se oggi disponiamo di sofisticate indagini strumentali come l’ecografia, la TC con mezzo di contrasto e la chirurgia endoscopica (cistoscopia), il test dei tre bicchieri mantiene una sua rilevanza clinica, specialmente in contesti ambulatoriali o nei casi in cui le risorse diagnostiche siano limitate.

    Obiettivo del Test…

    Il test di Guyon è finalizzato a determinare la sede dell’ematuria attraverso la distribuzione del sangue nei vari momenti della minzione. Esso distingue tra ematuria iniziale, terminale e globale, consentendo al professionista di formulare una prima ipotesi sull’origine del sanguinamento.

    Come si esegue...

    La prova dei tre bicchieri si esegue chiedendo al paziente di urinare consecutivamente in tre contenitori distinti, senza interrompere il flusso urinario:

    1. Primo bicchiere: raccoglie l’urina iniziale.
    2. Secondo bicchiere: contiene l’urina intermedia.
    3. Terzo bicchiere: raccoglie l’urina terminale.

    Questi tre campioni vengono poi analizzati visivamente e/o con esami di laboratorio per valutare la presenza e la concentrazione di eritrociti.

    Interpretazione dei Risultati
    L’interpretazione si basa sulla distribuzione dell’ematuria nei tre campioni:

    • Ematuria iniziale: sangue presente solo nel primo bicchiere. Indica un’origine uretrale, spesso legata a traumi, uretriti o neoplasie dell’uretra.
    • Ematuria terminale: sangue presente solo nel terzo bicchiere. Suggerisce un’origine vescicale, tipica di cistiti, neoplasie della vescica o calcoli vescicali.
    • Ematuria totale: sangue presente in tutti e tre i bicchieri. Implica un’origine alta, cioè a livello dei reni o degli ureteri. È comune in glomerulonefriti, pielonefriti, neoplasie renali o calcolosi delle vie urinarie superiori.
    • Ematuria intermittente o irregolare: distribuzione casuale del sangue. Può indicare sanguinamenti discontinui o multiple fonti patologiche.

    Esempio Clinico

    Un uomo di 55 anni si presenta con macroematuria episodica e senza dolore. Alla prova dei tre bicchieri si osserva sangue in tutti i campioni. Questo orienta il medico verso una patologia renale o ureterale. Gli accertamenti successivi (ecografia, TC addome-pelvi con mdc) confermeranno la patologia neoplastica di origine renale.

    Vantaggi del Test

    • Semplice, rapido e non invasivo.
    • Non richiede attrezzature complesse.
    • Utile in ambienti con risorse diagnostiche limitate.
    • Utile al professionista per direzionare le sue indagini diagnostiche

    Limiti e Considerazioni

    • Non sempre l’origine del sanguinamento è chiara, soprattutto in casi di ematuria intermittente.
    • Il test non distingue tra cause benigne e maligne.
    • Non sostituisce esami diagnostici avanzati.
    • Può essere facilmente falsato.

    Ruolo del Personale Sanitario

    L’infermiere può avere un ruolo fondamentale nella preparazione e nell’assistenza al paziente durante il test, garantendo una corretta raccolta dei campioni e segnalando eventuali anomalie cliniche. Inoltre, il personale sanitario può educare il paziente su come evitare contaminazioni e sulla necessità di riferire sintomi associati (bruciore, febbre, dolori lombari).

    Il ruolo dell’infermiere è inoltre fondamentale nell’educazione sanitaria e nell’indicazione al paziente del giusto professionista da consultare in caso di test positivo.

    Associazione ad altri Test Diagnostici

    La prova dei tre bicchieri può essere completata con:

    • Esame urine completo: per confermare la presenza di eritrociti, cilindri o segni di infezione.
    • Urinocoltura: in caso di sospetta infezione.
    • Citologia urinaria: per ricerca di cellule tumorali.
    • Ecografia e TC: per identificare masse, calcoli o anomalie strutturali.
    • Cistoscopia: per una valutazione diretta della vescica e dell’uretra.

    Indicazioni Cliniche

    Il test di Guyon, nonostante stia iniziando a cadere sempre più in disuso nei sistemi sanitari occidentali (per la presenza di test molto più sensibili), è indicato in presenza di:

    • Ematuria macroscopica o microscopica.
    • Infezioni urinarie ricorrenti.
    • Sospetta urolitiasi.
    • Sintomatologia urinaria non spiegata.
    • Controllo post-terapia in pazienti con neoplasie urologiche.

    Conclusioni

    Sebbene considerato un test “storico”, la prova dei tre bicchieri conserva un ruolo prezioso nella pratica clinica quotidiana. Essa permette una valutazione iniziale dell’ematuria in modo economico, rapido e sicuro. In un’epoca dominata dalla diagnostica ad alta tecnologia, il test di Guyon ci ricorda l’importanza dell’osservazione clinica e della semeiotica nella medicina di qualità.

    Educare il personale sanitario e i pazienti all’utilizzo corretto di questa metodica può ancora oggi migliorare significativamente la gestione delle patologie urologiche, in particolare nei setting ambulatoriali e in contesti a basso impatto tecnologico.

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  • Il ruolo essenziale dell’Infermiere nella gestione del Rischio di Lesione da Pressione

    Le lesioni da pressione, comunemente note come lesioni da decubito o ulcere da pressione, sono un problema grave, talvolta evitabili, che colpisce i pazienti immobilizzati o gravemente defedati da una o più patologie croniche. Gli infermieri giocano un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel trattamento delle lesioni da pressione, garantendo ai propri pazienti un’assistenza adeguata e appropriata. Gli infermieri hanno nel corso del tempo migliorato le proprie competenze e specializzazioni sulla prevenzione e il trattamento di tali lesioni.

    Anatomia della Lesione da Pressione:

    Le lesioni da pressione si sviluppano quando i tessuti molli del corpo, tipicamente sulle prominenze ossee, sono sottoposti a pressione costante o a sfregamento. Le condizioni di immobilità o di semi-mobilità, possono portare ad un insufficiente apporto di sangue alle zone interessate, e nel tempo, causare lesioni sempre più profonde e gravi. Le aree più comuni in cui si sviluppano le lesioni da pressione includono i talloni, il sacro, le zone all’altezza dei trocanteri, i glutei, i gomiti e le spalle (sebbene sia corretto ricordare che ogni zona del corpo sottoposta ad una continua pressione è a rischio)

    Il Ruolo Preventivo dell’Infermiere:

    La prevenzione delle lesioni da pressione inizia con l’identificazione dei pazienti a rischio. Gli infermieri svolgono un ruolo fondamentale nella valutazione del rischio dei pazienti e nell’implementazione di misure preventive appropriate. Alcuni dei compiti chiave dell’infermiere includono:

    1. Valutazione del rischio: Gli infermieri valutano i pazienti alla ricerca di fattori di rischio come immobilità, malnutrizione, condizioni mediche croniche preesistenti e stato mentale. Queste valutazioni aiutano a identificare i pazienti a rischio elevato.
    2. Pianificazione dell’assistenza: Sulla base della valutazione del rischio, gli infermieri sviluppano piani di assistenza individualizzati che includono misure preventive specifiche, come la mobilizzazione del paziente, l’uso di materassi antidecubito e l’igiene della pelle.
    3. Educazione del paziente e della famiglia: Gli infermieri educano i pazienti e i loro care-giver sull’importanza di ridurre il rischio di lesioni da pressione. Questo può includere l’insegnamento delle tecniche di mobilizzazione, l’implementazione di una alimentazione adeguata e la gestione corretta della cura della pelle.
    4. Monitoraggio costante: Gli infermieri monitorano costantemente lo stato cutaneo dei pazienti, cercando segni precoci di rossore, arrossamento o danni tissutali. Un intervento tempestivo può prevenire il peggioramento della situazione.
    5. Cura della pelle: Gli infermieri coordinano gli operatori ausiliari affinchè si garantisca una corretta igiene della cute. Inoltre indicano, agli operatori di supporto, i prodotti corretti per mantenere la pelle integra e ridurre il rischio di lesioni.

    Pratiche Basate sulle Evidenze:

    Nella prevenzione delle lesioni da pressione, è essenziale che gli infermieri adottino pratiche basate sulle evidenze. Ciò significa che le decisioni cliniche dovrebbero essere supportate da ricerche scientifiche e linee guida cliniche. Alcuni esempi di pratiche basate sulle evidenze includono:

    1. Mobilizzazione: Gli studi hanno dimostrato che la mobilizzazione in cadenza regolare dei pazienti riduce significativamente il rischio di lesioni da pressione. Gli infermieri seguono protocolli di mobilizzazione specifici per prevenire la pressione prolungata su aree sensibili.
    2. Utilizzo di materassi antidecubito: Materassi appositamente progettati riducono la pressione sulle zone critiche del corpo. Gli infermieri scelgono il materasso più adatto alle esigenze del paziente e ne monitorano l’efficacia.
    3. Assistenza nutrizionale: Una dieta equilibrata e una buona idratazione sono cruciali per mantenere la salute della pelle. Gli infermieri collaborano con dietisti e nutrizionisti per garantire che i pazienti ricevano l’apporto calorico e proteico adeguato.
    4. Formazione continua: Gli infermieri partecipano a programmi di formazione e aggiornamento per rimanere al passo con le ultime evidenze e pratiche nel campo della prevenzione delle lesioni da pressione.

    Le Scale di Valutazione

    Esistono diverse scale di valutazione delle lesioni da pressione, progettate da e per aiutare gli infermieri a valutare l’estensione e la gravità delle lesioni cutanee. Queste scale forniscono un modo oggettivo di misurare e documentare il progresso delle lesioni da pressione nel tempo e aiutano a guidare le decisioni sulla cura e il trattamento.

    1. Scala di Braden: La scala di Braden è una delle scale di valutazione del rischio più ampiamente utilizzate per prevedere il rischio di lesioni da pressione. Valuta sei aree: stato mentale, attività, mobilità, nutrizione, frizione e umidità. Ogni area è valutata su una scala da 1 a 4 o da 1 a 3, a seconda della categoria. I punteggi totali vengono sommati per ottenere un punteggio complessivo, che indica il rischio generale del paziente.
    2. Scala di Norton: La scala di Norton valuta cinque criteri: stato mentale, mobilità, attività, incontinenza e stato generale della pelle. Ogni criterio è valutato su una scala da 1 a 4. I punteggi totali vengono sommati per ottenere un punteggio complessivo. Punteggi più bassi indicano un rischio maggiore di sviluppare lesioni da pressione.
    3. Scala di Waterlow: La scala di Waterlow valuta sette criteri: età, stato mentale, continenza, mobilità, attività, nutrizione e stato generale della pelle. A ciascun criterio viene assegnato un punteggio ponderato e i punteggi totali vengono sommati per ottenere un punteggio complessivo. La scala di Waterlow è spesso utilizzata per identificare i pazienti ad alto rischio di sviluppare lesioni da pressione.
    4. Scala di PUSH (Pressure Ulcer Scale for Healing): La scala di PUSH è utilizzata per valutare l’evoluzione delle lesioni da pressione nel tempo. Misura tre parametri: dimensioni della lesione, colore del tessuto di granulazione e tipo di esudato. Ciascun parametro è valutato su una scala da 0 a 3, e i punteggi totali indicano il progresso del processo di guarigione.
    5. Scala di EMINA: La scala di EMINA (Evaluación de las Úlceras por Presión: Métodos y Nuevos Avances) è una scala di valutazione utilizzata principalmente in spagnolo. Valuta quattro criteri: dimensioni della lesione, profondità, tipo di tessuto nel letto della lesione e sintomi clinici. La scala di EMINA fornisce un’analisi più dettagliata delle lesioni da pressione.
    6. Scala di Payne-Martin: La scala di Payne-Martin valuta quattro criteri: profondità, dimensioni, localizzazione e tasso di guarigione. Ogni criterio è valutato su una scala da 1 a 4, e i punteggi totali aiutano a stabilire la gravità della lesione.
    7. Scala di PUCLAS: La scala di PUCLAS (Pressure Ulcer Classification System) è stata sviluppata per classificare le lesioni da pressione in base a fattori come la profondità, la dimensione, il colore del tessuto di granulazione e la presenza di infezione. Questa scala aiuta a determinare il livello di gravità delle lesioni.

    Conclusioni:

    Il ruolo dell’infermiere nella prevenzione delle lesioni da pressione è fondamentale per garantire la salute e il benessere dei pazienti. Gli infermieri non solo identificano i pazienti a rischio e implementano misure preventive, ma svolgono anche un ruolo educativo essenziale per coinvolgere i pazienti e le loro famiglie nella prevenzione. Attraverso l’adozione di pratiche basate sulle evidenze e l’impegno continuo nella formazione, gli infermieri sono in prima linea nella lotta contro le lesioni da pressione, contribuendo a migliorare la qualità dell’assistenza e la sicurezza dei pazienti.

  • Recovery Room: Alcune scale utili…

    Quando parliamo di Recovery Room facciamo riferimento a quell’area, posta nelle immediate vicinanze della sala operatoria, dove il paziente appena operato può ricevere assistenza specializzata nell’immediato post-intervento. Secondo alcuni studi, dal 5% al 35% delle complicanze post-operatorie avvengono nell’immediato momento dopo l’intervento chirurgico.

    Queste sale non sono da confondere con le terapie sub-intensive post-operatorie che per lo più rappresentano dei reparti generalmente autonomi dal blocco operatorio, deputati al ricovero prolungato di pazienti selezionati sulla base di criteri di gravità clinica o di invasività chirurgica.

    Il passaggio che avviene tra la sala operatoria, dal monitoraggio a singola persona, verso il reparto di degenza di riferimento è uno dei momenti più critici delle fasi operatorie. Motivo per cui diviene necessario garantire lo stazionamento dei pazienti sottoposti ad un intervento all’interno della recovery room.

    Senza dilungarmi, andiamo ad analizzare quelle che sono le più importanti scale e valutazioni eseguite in Recovery Room.

    Una delle scale più note, quando si parla di PACU (Post Anesthesia Care Unit) è senza dubbio il sistema a punti di Aldrete, anche detta Scala di Aldrete.

    Il sistema, ideato e perfezionato dall’anestesista messicano Jorge Antonio Aldrete, ha nel corso degli anni ricevuto una serie di modifiche e di miglioramenti. Allo stato attuale si presenta come segue.

    Scala di Aldrete

    – Attività e Mobilità
    2 Punti per Mobilità Volontaria
    1 Punto per Mobilità dei due arti
    0 Punti per nessuna mobilità

    – Respirazione
    2 Respiro spontaneo e tosse spontanea
    1 Respiro limitato e/o superficiale
    0 Apnoico

    – Pressione Arteriosa
    2 È 20 mmHg > rispetto al livello preanestesia
    1 È fra 20 e 50 mmHg > rispetto al livello preanestesia
    0 È 50 mmHg > rispetto al livello preanestesia 0

    – Stato di coscienza
    2 È completamente sveglio
    1 Risponde se stimolato
    0 Non risponde

    – Saturazione O2
    2 Livello > 90% con respiro aria della stanza
    1 Richiede supplemento O2 per mantenere livello > 90%
    0 Ha livello < 90% con supplemento O2

    Totale 10 Punti – Con punteggio maggiore o uguale a 9 il paziente è dimissibile.

    Scala di Bromage

    Punteggio 1 – Se il Blocco è completo e il paziente non è abile gli arti inferiori

    Punteggio 2 – Se il paziente è abile a muovere i piedi

    Punteggio 3 – Se il paziente è abile a piegare le ginocchia. Movimento completo dei Piedi

    Punteggio 4 – Totale movimento di piedi e ginocchia.

    PADSS: Modified Post Anesthesia Discharge Scoring System

    • Funzioni vitali
      2- Entro il 20% dei valori preoperatori
      1- 20‐40% ± dei valori preoperatori
      0 – oltre il 40% ± dei valori preoperatori
    • Attività e stato mentale
      2- orientato per 3 domande e in grado di deambulare orientato
      1- per 3 domande o in grado di deambulare
      0- nessuno dei precedenti
    • Dolore
      2- assente o minimo
      1- moderato
      0 – grave
    • Sanguinamento chirurgico
      2- assente o minimo
      1- moderato, da richiedere trattamento
      0- grave, da richiedere trattamento
    • Nausea e vomito
      2- minimo
      1- moderato
      0- grave

    Punteggio Totale = 10 Se ≥ 9 = Pz. dimissibile

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  • Lavaggio delle Mani: Fondamenti, Pratica e Tipologia…

    Storia del Lavaggio delle Mani…

    Sebbene oggigiorno il lavaggio delle mani sembri un’ovvietà, così non è stato fino alla metà dell’800. Nel 1847 il Dr. Semmelweis, medico ungherese, ebbe la brillante intuizione che una scarsa igiene delle mani fosse correlata ad un incremento delle morti nelle donne partorienti.

    Semmelweis intuì, dopo aver studiato i cadaveri delle donne che morivano di febbre puerperale, che la causa di alcune morti potesse essere una malattia trasmessa dalle mani dei medici. In effetti, molti di quei medici che assisteva le gestanti al parto, poco prima si ritrovavano ad effettuare autopsie.

    Questa idea in realtà ha dato le basi alla nostra idea di assistenza. Infatti, in quegli anni (1854ca.) Florence Nightingale sperimentava, durante la Guerra in Crimea, le ultime conoscenze in materia di igiene. Tra gli obblighi delle sue Infermiere Volontarie, c’era quello di lavarsi frequentemente le mani.

    Teoria dell’Igiene delle Mani…

    L’Igiene delle Mani, sebbene sia una semplice pratica, ha un impatto enorme sulla prevenzione delle infezioni di qualsiasi tipo. Esistono ricerche e prove d’efficacia che hanno ormai abbondantemente confermato quando scoperto inizialmente da Semmelweis. Inoltre esiste una correlazione tra Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) e una scarsa igiene delle mani. E’ dimostrato infatti che una carenza di personale, un sovraffollamento o una scarsa aderenza all’igiene delle mani da parte degli operatori è causa di aumento delle infezioni ospedaliere.

    Per tal motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha introdotto linee guida, giornate dedicate alla formazione e infografiche al fine di sensibilizzare cittadini e operatori in sanità.

    Le nostre mani sono costantemente colonizzate da flore microbiche identificate in due tipi:

    • Flora Residente
    • Flora Transitoria

    La flora Residente è composta da Batteri che vivono negli strati profondi della pelle. Essi non possono essere rimossi da un semplice lavaggio delle mani, e raramente sono causa di infezioni. Il Batterio più resente è lo Staphylococcus epidermidis.

    La Flora Transitoria invece è composta da Batteri che si depositano sugli strati più superficiali della cute da contatto con persone o oggetti. Questi batteri, che possono essere causa di infezioni, possono essere facilmente rimossi con una accurata e routinaria igiene delle mani.

    Tipologie di Lavaggio delle Mani…

    Quando parliamo di Igiene delle Mani, facciamo riferimento a tre tipologie:

    1. Il lavaggio sociale (40-60 secondi);
    2. Il lavaggio antisettico (90 secondi circa);
    3. Il lavaggio chirurgico (5 minuti circa).

    Il Lavaggio Sociale delle Mani ha lo scopo di lavare le mani che risultano evidentemente sporche, prima di mangiare e dopo aver utilizzato i servizi igienici. Normalmente è sufficiente utilizzare acqua e sapone ma talvolta il frizionamento con soluzione alcolica può essere una buona alternativa per pulire le mani che risultano non visibilmente sporche. Il lavaggio sociale delle mani deve essere eseguito prima e dopo ogni contatto con il paziente. Le spore di alcuni batteri (vedasi il Clostridium Difficile) sono resistenti alla soluzione alcolica, questo implica che è necessario lavarsi le mani con acqua e sapone. Lo scopo è ridurre la Flora Transitoria delle Mani

    Il Lavaggio Antisettico delle Mani è invece utilizzato dagli operatori sanitari prima di qualsiasi procedura ad rischio medio o medio-alto di infezioni. Non differisce molto dal Lavaggio Sociale delle Mani, se non per il Tempo più lungo di esecuzione e l’utilizzo di saponi e detergenti antisettici. Essa ha lo scopo di Eliminare la Flora Transitoria delle Mani e ridurre quella Residente.

    Il Lavaggio Chirurgico delle Mani è, in ultima istanza, utilizzato sempre dagli operatori in sanità, prima di interventi chirurgici e dunque ad alto rischio. Il lavaggio differisce dai precedenti per durata (5minuti circa), tecnica e utilizzo di saponi e detergenti antisettici. Esso ha lo scopo di eliminare la Flora Transitoria, Ridurre quella Residente e prevenire la proliferazione sotto i guanti sterili.

    Tecnica del Lavaggio delle Mani…

    Per il Lavaggio Sociale e Antisettico la Tecnica è simile. La durata dell’intera procedura dovrebbe essere di 40-60 secondi per il lavaggio sociale e di 90 secondi per il lavaggio antisettico.

    1. bagnare le mani con acqua
    2. applicare una quantità sufficiente di sapone tale da ricoprire la superficie della mano
    3. strofinare i palmi tra loro
    4. strofinare il palmo destro sul dorso sinistro intrecciando le dita e viceversa
    5. strofinare tra di loro i palmi incrociando le dita
    6. frizionare i dorsi delle dita ai palmi opposti con le dita intrecciate
    7. eseguire un movimento rotatorio con il palmo destro chiuso sul pollice sinistro e viceversa
    8. ruotare la punta delle dita chiuse sul palmo della mano sinistra e viceversa
    9. sciacquare le mani con acqua
    10. asciugarle attentamente con un panno monouso
    11. usare l’asciugamano per chiudere il rubinetto
    12. le mani ora sono sicure.

    Per il lavaggio Chirurgico delle Mani la procedura prevede l’utilizzo di spazzolini e spugnette monouso. La procedura verrà approfondita nello specifico in un articolo dedicato.

    Cura della Cute e delle Mani…

    I Lavaggi frequenti delle mani possono causare problematiche alla cute delle mani degli operatori. Le strutture sono chiamate a utilizzare prodotti che evitino ipersensibilità e dermatiti. Gli operatori d’altra parte devono non lavare le mani dopo aver usato un prodotto a base di alcol, non indossare i guanti se le mani non sono completamente asciutte, usare prodotti idratanti o umettanti. Anche le unghie devono essere sempre di lunghezza adeguata e ben pulite. L’utilizzo di unghie finte è sconsigliato.

    Fonti:

    https://www.epicentro.iss.it/igiene-mani/5-momenti-oms

    https://www.epicentro.iss.it/igiene-mani/informazioni-generali

    https://www.cdc.gov/handhygiene/providers/index.html

    https://it.wikipedia.org/wiki/Florence_Nightingale

  • Padua Score: Cos’è e a cosa serve…

    Il Padua Score, più precisamente Padua Prediction Score for Risk of VTE è uno strumento utilizzato al fine di conoscere l’indicazione terapeutica all’utilizzo di profilassi farmacologica per le trombosi.

    Questo strumento è composto da varie voci che devono essere chiarificate al fine di determinare l’alto rischio di trombosi di un paziente e di conseguenza la necessità di utilizzare farmaci antitrombotici.

    Gli Item appartenenti alla scala richiesta al fine di generare lo Score sono undici. (Sebbene esistano più varianti). Ogni item ha un punteggio diverso in base alla probabilità che ha di causare un evento trombotico. Un punteggio pari e/o superiore a 4 determina l’alto rischio tromboembolico e di conseguenza la necessità da parte del medico di prescrivere una terapia adatta.

    Se punteggio da 1 a 3: Basso rischio di Trombosi Venosa Profonda (TVP)
    Se punteggio >= 4: Alto rischio di Trombosi Venosa Profonda (TVP)

    ItemPunteggio
    Cancro in stato attivo (Metastasi oppure chemioterapia negli ultimi 6 mesi)3
    Precedenti Trombosi venose profonde3
    Allettato da più di 3 giorni3
    Trombofilia3
    Trauma o Chirurgia recente2
    Pazienti over 701
    Problemi cardiaci o respiratori1
    Infarto del miocardio acuto oppure ischemia cerebrale1
    Infezione acuta o problematica reumatologica1
    Obesità (BMI>30)1
    Sotto trattamento ormonale1

    Esempio: Paziente di 82 anni con frattura femore dx ed allettamento obbligato per almeno 7 giorni.
    1 Punto perché over 70
    2 Punti perché categorizzabile come trauma
    3 Punti per allettamento che supera i 3 giorni.

    Padua Score: 6

    Qualora la somma di questi item desse un valore maggiore o uguale a 4 potrebbe essere indicato iniziare con una terapia antitrombotica, previa prescrizione medica.

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  • Indice Barthel e ADL/IADL

    L’Indice Barthel è una delle valutazioni più eseguite in sanità. Un suo monitoraggio riesce a descrivere in maniera più empirica possibile il grado di autonomia di un paziente. Solitamente i momenti di salienti di compilazione di questa scheda sono tre: Al momento del ricovero, nel periodo intermedio ed alla dimissione. Ovviamente, nei reparti con pazienti, per lo più cronici, si tende ad eseguire queste schede più volte durante la degenza. In questo caso le tempistiche sono periodiche, al fine di descrivere il grado di autonomia conquistato o perso dal paziente nel tempo.

    Per fare questa valutazione si esegue un’analisi delle ADL ovvero le Activities of Daily Living secondo uno schema preciso che prende in considerazione il grado di dipendenza o indipendenza delle seguenti attività:

    • Alimentazione
    • Igiene Personale
    • Fare il Bagno
    • Vestirsi
    • Controllo Intestinale
    • Controllo della Vescica
    • Trasferimenti in Bagno
    • Trasferimenti Sedia/Letto
    • Deambulazione
    • Scale

    Di seguito la scheda valutativa con i relativi punti. Il Massimo punteggio raggiungibile è 100.

    Con l’analisi delle IADL si prende in considerazione la capacità di utilizzo dei alcuni strumenti quali il telefono, i farmaci, i mezzi pubblici, il denaro e la capacità della gestione della casa in generale. Con IADL si fa riferimento alla Instrumental activities daily living, e si assegnano un massimo di 8 punti.

    Fare Acquisti.

    • Indipendente 1 punto;
    • Dipendente 0 punti.

    Preparazione del cibo.

    • Organizza, prepara e serve pasti adeguatamente preparati 1 punto;
    • Dipendente anche in minima parte 0 punti.

    Governo della casa.

    • Mantiene la casa pulita o in parte pulita 1 punto;
    • Necessita di aiuto o totalmente dipendente 0 punti.

    Fare il Bucato

    • Fa il bucato o lava piccole cose 1 punto;
    • Dipendente 0 punti.

    Mezzi di trasporto.

    • Si sposta da solo e con i vari mezzi 1 punto;
    • Dipendente o Incapace 0 punti.

    Responsabilità nell’uso dei farmaci.

    • Prende le medicine che gli sono state prescritte 1 punto;
    • Necessita di aiuto o non è in grado 0 punti.

    Capacità di maneggiare il denaro.

    • Indipendente o parzialmente dipendente 1 punto;
    • Totalmente Dipendente 0 punti.
  • METODO SBAR: Cos’è e Come funziona questo metodo di consegne

    Le consegne infermieristiche hanno iniziato, nel corso degli ultimi anni, ad essere punto di interesse ed attenzione da parte dei professionisti della salute.

    Quanto portato all’attenzione di noi tutti, è che il momento più critico della giornata, venga spesso lasciato alla buona fede del professionista. Sebbene questo è impossibile da eradicare, una misura strutturata di consegne potrebbe evitare che passaggi importanti, vengano tralasciati o persi tra un turno e l’altro.

    Le metodiche di consegne sono molteplici: Metodo narrativo (il più utilizzato e il meno schematico), I Metodi che pongono il focus sui problemi (S.O.A.P. – S.O.A.P.I.E.R. – P.A.R.T.), Metodi che guardano agli esiti (D.A.R. – A.I.O.), Metodo focalizzato sugli scostamenti (Piani standard) e infine l’approccio per cure globali (S.B.A.R. – P.A.C.E).

    Quando parliamo di consegne infermieristiche, inoltre non si può non considerare le condizioni necessarie affinchè il passaggio di consegna avvenga in modo corretto, evitanto eventuali perdite di informazioni. In questo, ci viene d’aiuto il criterio di qualità “CUBAN” che pone il focus sulle condizioni minime necessarie, per permettere un scambio di consegne corretto ed efficacie, senza che si presentino omissioni.

    Il criterio CUBAN sta per:

    • C (confidential) – Nel passaggio di consegna è necessario che la conversazione sia mantenuta dai criteri di confidenzialità e privacy del paziente. Questo significa che bisogna avere a disposizione un luogo lontano e riservato da orecchi indiscreti.
    • U (uninterrupted) – Il passaggio di consegna non può avvenire, laddove le interruzioni, rumori e continue richieste degli operatori di vario genere, non garantiscano una attenzione massima dell’infermiere intento a dare consegne
    • B (brief) – Le consegne non possono dilungarsi, devono essere di breve durata ed efficaci.
    • A (accurate) – Il contenuto descritto deve essere accurato.
    • N (Named Nurse) – Il passaggio di consegne, avviene da infermiere ad infermiere. Questo significa che bisogna sempre tenere traccia dei protagnosti dei vari passaggi.

    In questo articolo, come preannunciato dal titolo, vedremo solo una delle metodiche di consegna: ossia il metodo SBAR.

    Il metodo SBAR è ultimamente divenuto il più utilizzato nelle unità operative per il suo approccio alle cure globali. Inizialmente utilizzato maggiormente nel campo delle urgenze, si è rivelato un valido strumento anche all’interno delle normali unità operative ospedaliere. Sempre più reparti, utilizzano questo approccio alle consegne.

    La metodica sembra essere apprezzabile, rapida ed efficacie e difficilmente si presta ad errori, sebbene ancora troppo spesso, alcuni infermieri attuano digressioni che tendono a cadere nelle metodiche narrative.

    SBAR sta per:

    • Situation
    • Background
    • Assessment
    • Recommendation

    Analizziamoli individualmente:

    Situation: Si intende la situazione attuale, la motivazione per cui abbiamo in carico il paziente. I vari quesiti diagnostici, le teorie, la sintomatologia, l’intervento da eseguire o già eseguito e le eventuali giornate post-operatorie.

    Background: Si intende il passato remoto e prossimo clinico del paziente. Dunque diagnosi note, allergie, motivo della chiamata o dell’arrivo in PS, situazioni socio-famigliari.

    Assessment: Si intende tutto ciò che si sta facendo o è stato fatto dalla presa in carico del paziente. Eventuali parametri vitali anomali, esami diagnostici in corso etc.

    Recommendation: Con quest’ultimo, si intende ciò che bisogna fare per questo paziente. Ad esempio: eventuali trasferimenti, altri esami da eseguire, trasfusione di emazie, rischi reali o potenziali corsi dal paziente.

    Come suddetto, questo metodo è principalmente utilizzato in reparti laddove il paziente presenta una problematica acuta e non cronica. Nella fattispecie, l’utilizzo di questo metodo in reparti ad esempio di riabilitazione, risulta inefficiacie e causa di perdita di molti dettagli importanti.

    Poniamo un esempio semplificato di questo metodo:

    S: Paziente con frattura di femore destro, operando di domani.

    B: Paziente 60 anni, diabetico, iperteso e fumatore. Allergia nota all’Amoxicillina. Vive con la moglie.

    A: Iperteso: 180/90, somministrato ace-inibitore come da prescrizione medica, Emoglobinemia 10.8 g/dL Dolorante con NRS 6 somministrato analgesico

    R: Paziente operando di domani, Richiedere Emazie concentrate per intervento, Monitoraggio pressione arteriosa e NRS, Eseguire RX di controllo post-operatorio

    L’esempio nella fattispecie risulta semplificato ed il caso clinico sufficientemente semplice. Nella realtà dei casi potrebbe essere ben più complesso. Rimane però chiaro, che non è necessario inserire informazioni di dubbio valore. Affermazioni del tipo: “Paziente non diabetico” oppure “Frequenza Cardiaca 70bpm” o anche “Bilirubina nella norma” aumentano inutilmente il carico di informazioni date al nostro interlocutore con il rischio di far perdere il focus sulle problematiche essenziali del paziente.

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