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Categoria: Infermieristica Pediatrica

  • PEWS: Cos’è il Bedside Paediatric Early Warning Score?

    Cos’è il Bedside Paediatric Early Warning, anche detto PEWS?

    In modo analogo al NEWS, ovvero il National Early Warning Score, il PEWS ha lo scopo di rilevare precocente il deterioramento delle condizioni cliniche del paziente pediatrico. Esistono 6 flowchart differenti per le varie età dei piccoli pazienti: 0-3 Mesi, 4-11 Mesi, 1-3 Anni, 4-6 Anni, 7-11 Anni e Maggiore di 12 anni.

    Questo strumento ha il ruolo di assegnare un punteggio ad ogni parametro vitale rilevato e dare un risultato finale. Il risultato ne che consegue, ci da un’indicazione sul punteggio delle condizioni cliniche del paziente.

    L’utilità di questo strumento deriva dalla standardizzazione della risposta precoce che ne deriva di fronte ad un asset rilevato dal paziente.

    Il PEWS valuta nell’asset alcuni segni clinici quali:

    • frequenza cardiaca
    • pressione arteriosa
    • tempo di refill capillare
    • frequenza respiratoria
    • sforzo respiratorio
    • saturazione di ossigeno
    • ossigenoterapia

    Questa rilevazione viene fatta direttamente al letto del paziente (da qui deriva il termine “bedside”) e assegna, in modo analogo alla NEWS, un valore per ogni indicatore clinico oggettivo rilevato.

    Valori da 0-2 dimostrano la stabilità del piccolo paziente e dunque di eseguire un monitoraggio di routine. Valori che vanno da 3-5 indicano un potenziale peggioramento del quadro clinico e dunque è necessario mettere in atto tutte quelle procedure di monitoraggio e valutazione che prevengano il raggiungimento di una situazione critica, tra le quali anche quelle di informare il medico e documentare gli interventi messi in atto. Infine con uno score maggiore di 6 diventa necessario informare nell’immediato l’equipe medica e attuare tutte le procedure necessarie per riportare i parametri a valori stabili. In qualsiasi momento l’infermiere (anche se non supportato da un valore di maggiore gravità) può richiedere una valutazione clinica del paziente e attuare procedure di monitoraggio più stretto. Si consiglia l’utilizzo della SBAR per il passaggio consegna.

    L’utilizzo di questo strumento ha riportato risultati promettenti per il riconoscimento precoce del deterioramento delle condizioni cliniche dei pazienti pediatrici.

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    Fonti:

    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3077313/

    https://www.rcpi.ie/paediatric-early-warning-system/

    https://www.rcpch.ac.uk/resources/paediatric-early-warning-system-pewsystem-developing-standardised-tool-england

  • METODO SBAR: Cos’è e Come funziona questo metodo di consegne

    Le consegne infermieristiche hanno iniziato, nel corso degli ultimi anni, ad essere punto di interesse ed attenzione da parte dei professionisti della salute.

    Quanto portato all’attenzione di noi tutti, è che il momento più critico della giornata, venga spesso lasciato alla buona fede del professionista. Sebbene questo è impossibile da eradicare, una misura strutturata di consegne potrebbe evitare che passaggi importanti, vengano tralasciati o persi tra un turno e l’altro.

    Le metodiche di consegne sono molteplici: Metodo narrativo (il più utilizzato e il meno schematico), I Metodi che pongono il focus sui problemi (S.O.A.P. – S.O.A.P.I.E.R. – P.A.R.T.), Metodi che guardano agli esiti (D.A.R. – A.I.O.), Metodo focalizzato sugli scostamenti (Piani standard) e infine l’approccio per cure globali (S.B.A.R. – P.A.C.E).

    Quando parliamo di consegne infermieristiche, inoltre non si può non considerare le condizioni necessarie affinchè il passaggio di consegna avvenga in modo corretto, evitanto eventuali perdite di informazioni. In questo, ci viene d’aiuto il criterio di qualità “CUBAN” che pone il focus sulle condizioni minime necessarie, per permettere un scambio di consegne corretto ed efficacie, senza che si presentino omissioni.

    Il criterio CUBAN sta per:

    • C (confidential) – Nel passaggio di consegna è necessario che la conversazione sia mantenuta dai criteri di confidenzialità e privacy del paziente. Questo significa che bisogna avere a disposizione un luogo lontano e riservato da orecchi indiscreti.
    • U (uninterrupted) – Il passaggio di consegna non può avvenire, laddove le interruzioni, rumori e continue richieste degli operatori di vario genere, non garantiscano una attenzione massima dell’infermiere intento a dare consegne
    • B (brief) – Le consegne non possono dilungarsi, devono essere di breve durata ed efficaci.
    • A (accurate) – Il contenuto descritto deve essere accurato.
    • N (Named Nurse) – Il passaggio di consegne, avviene da infermiere ad infermiere. Questo significa che bisogna sempre tenere traccia dei protagnosti dei vari passaggi.

    In questo articolo, come preannunciato dal titolo, vedremo solo una delle metodiche di consegna: ossia il metodo SBAR.

    Il metodo SBAR è ultimamente divenuto il più utilizzato nelle unità operative per il suo approccio alle cure globali. Inizialmente utilizzato maggiormente nel campo delle urgenze, si è rivelato un valido strumento anche all’interno delle normali unità operative ospedaliere. Sempre più reparti, utilizzano questo approccio alle consegne.

    La metodica sembra essere apprezzabile, rapida ed efficacie e difficilmente si presta ad errori, sebbene ancora troppo spesso, alcuni infermieri attuano digressioni che tendono a cadere nelle metodiche narrative.

    SBAR sta per:

    • Situation
    • Background
    • Assessment
    • Recommendation

    Analizziamoli individualmente:

    Situation: Si intende la situazione attuale, la motivazione per cui abbiamo in carico il paziente. I vari quesiti diagnostici, le teorie, la sintomatologia, l’intervento da eseguire o già eseguito e le eventuali giornate post-operatorie.

    Background: Si intende il passato remoto e prossimo clinico del paziente. Dunque diagnosi note, allergie, motivo della chiamata o dell’arrivo in PS, situazioni socio-famigliari.

    Assessment: Si intende tutto ciò che si sta facendo o è stato fatto dalla presa in carico del paziente. Eventuali parametri vitali anomali, esami diagnostici in corso etc.

    Recommendation: Con quest’ultimo, si intende ciò che bisogna fare per questo paziente. Ad esempio: eventuali trasferimenti, altri esami da eseguire, trasfusione di emazie, rischi reali o potenziali corsi dal paziente.

    Come suddetto, questo metodo è principalmente utilizzato in reparti laddove il paziente presenta una problematica acuta e non cronica. Nella fattispecie, l’utilizzo di questo metodo in reparti ad esempio di riabilitazione, risulta inefficiacie e causa di perdita di molti dettagli importanti.

    Poniamo un esempio semplificato di questo metodo:

    S: Paziente con frattura di femore destro, operando di domani.

    B: Paziente 60 anni, diabetico, iperteso e fumatore. Allergia nota all’Amoxicillina. Vive con la moglie.

    A: Iperteso: 180/90, somministrato ace-inibitore come da prescrizione medica, Emoglobinemia 10.8 g/dL Dolorante con NRS 6 somministrato analgesico

    R: Paziente operando di domani, Richiedere Emazie concentrate per intervento, Monitoraggio pressione arteriosa e NRS, Eseguire RX di controllo post-operatorio

    L’esempio nella fattispecie risulta semplificato ed il caso clinico sufficientemente semplice. Nella realtà dei casi potrebbe essere ben più complesso. Rimane però chiaro, che non è necessario inserire informazioni di dubbio valore. Affermazioni del tipo: “Paziente non diabetico” oppure “Frequenza Cardiaca 70bpm” o anche “Bilirubina nella norma” aumentano inutilmente il carico di informazioni date al nostro interlocutore con il rischio di far perdere il focus sulle problematiche essenziali del paziente.

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  • Allattamento al Seno – Domande Infermieri

    L’allattamento naturale al seno, secondo l’OMS, dovrebbe esclusivo per i primi sei mesi di vita del bambino e inserito invece in una dieta integrata con altri cibi fino a primi due anni di vita. Questa pratica è inserita come favorevole al miglioramento della salute di madre e figlio.

    I benefici possono essere considerati anche di tipo economico, essendo stato osservato una riduzione della spesa sanitaria.

    Gli studi condotti negli ultimi anni hanno dimostrato che il latte materno sia l’alimento migliore per un sano sviluppo psico-fisico del neonato e che allattare al seno sia un fattore di protezione anche per la salute delle mamme.

    L’allattamento al seno rappresenta la migliore fonte di nutrimento per i neonati e per i bambini piccoli, infatti questo nutrimento è la migliore protezione per il bambino dalle malattie dell’infanzia.

    L’allattamento però sembra portare dei benefici anche alla madre. Si è infatti notato una riduzione del rischio di depressione postpartum, aiuta la madre a ridurre il grasso addominale, diminuisce il rischio di sviluppare diabete, problemi cardiovascolari o ictus.

    Ruolo dell’Infermiere e dell’Ostetrica è sicuramente supportare e educare le madri in questi primi momenti, essendo considerati i più importanti e delicati.
    Alcune survey hanno dimostrato che molte donne hanno difficoltà a capire le giuste modalità per allattare il proprio bimbo.

    L’Oms ha infatti raccomandato alle strutture sanitarie di dotarsi di consulenti in grado di promuovere e di insegnare questa pratica alle neo-mamme. L’Oms afferma altresì che l’allattamento al seno dovrebbe iniziare entro un’ora dalla nascita e, fino ai sei mesi di vita, i bambini dovrebbero essere nutriti esclusivamente con il latte materno.

    Alla madre è importante dare la possibilità di allattare tutte le volte che il bambino lo richiede, per soddisfare questa richiesta è importante mettere in atto il Rooming.

    Il Rooming è considerato dalle più grandi organizzazioni mondiali (Unicef e OMS) una buona pratica utile ad assicurare una forte ed efficace creazione del legame madre bambino e per sviluppare un efficace allattamento al seno.

    In questo contesto, si vede nascere la figura dell’Infermiere Consulente alla Lattazione. Questa figura, voluta dall’OMS si occupa di supportare ed educare le giovani madri in:

    – Difficoltà di attaccamento o di suzione del bambino
    – La comparsa di ragadi sul seno materno
    – La mancanza di un valido sostegno in ambito familiare

    La figura di Consulente alla Lattazione non è non un vero e proprio titolo ma una certificazione che l’International board certified lactation consultant (Ibclc) rilascia dopo un percorso di formazione teorico-pratico, diverso a seconda della formazione di base, e una prova d’esame.

    Per l’infermiere, in quanto professionista abilitato nel processo di educazione sanitaria, in quanto vicino alle famiglie durante i percorsi assistenziali, può essere consigliabile l’abilitazione a questa figura. Rimane però importante, conoscere quelli che sono i consigli riguardo l’allattamento per il raggiungimento di una educazione terapeutica efficace.

    Quali sono i vantaggi per la mamma?

    1- Favorisce il legame madre figlio
    2- Rende più facile il recupero fisico dopo il parto
    3- Diminuisce il rischio di depressione post parto
    4- Diminuisce la probabilità di sviluppare osteoporosi e alcune forme di tumore

    Quali sono i vantaggi per il bambino?
    1- Protegge dalla diarrea e dalle infezioni acute alle vie respiratorie
    2- Stimola il suo sistema immunitario
    3- Riduzione del rischio allergie
    4- Il latte materno è ricco di anticorpi ed enzimi che migliorano la salute del bambino, è immediatamente assimilabile, è sempre alla temperatura ideale

    L’educazione della madre passa nell’educare anche che la durata della poppata è libera e soggettiva al bambino.

    La madre può assumere differenti posizioni:
    – Seduta
    – Semi seduta
    – Sdraiata

    In caso di malattie infettive quali Epatite B, Epatite C, Tubercolosi o Mastite, potrebbe essere possibile continuare l’allattamento, previa consulenza con specialista materno-infantile.

    Come capire se il neonato è posizionato correttamente?
    – La sua bocca è ben aperta ed il labbro inferiore è incurvato in fuori
    – Il mento del neonato tocca il seno
    – Vi sono lente e profonde suzioni
    – La mamma non avverte dolore
    – Si può sentire il neonato deglutire

  • TECNICHE: Iniezione Intramuscolare nel Bambino e nel Neonato.

    Riportiamo un articolo molto interessante sull’Iniezione Intramuscolare nel Bambino e nel Lattante

    L’articolo è stato pubblicato dal sito Infermieristicapediatrica.it ed è raggiungibile QUI

    INIEZIONE INTRAMUSCOLARE NEL BAMBINO   
    LA SOMMINISTRAZIONE INTRAMUSCOLARE DEI FARMACI
    Intramuscular injection technique Paediatric Nursing, 2007, 19: 37
    Nei bambini la somministrazione intramuscolare dei farmaci (IM) deve sempre essere evitata ogni volta che sia possibile, ma esistono dei casi in cui è necessaria. Il motivo più frequente per il quale i neonati e i bambini piccoli ricevono una iniezione intramuscolo sono le vaccinazioni ed è per questo che la maggior parte delle linee guida sulle iniezioni si riferiscono appunto alla vaccinazione (1,2). Nonostante ciò i principi di queste raccomandazioni possono essere applicati anche ad altri tipi di farmaco somministrato IM, tenendo sempre però in considerazione le particolarità di ogni farmaco.

    La preparazione di una iniezione IM deve sempre prevedere che:

    • vengano fornite informazioni e spiegazioni al bambino e alla sua famiglia
    • venga effettuata una preparazione psicologica appropriata all’età, ed una negoziazione con il bambino su quando e dove fare la puntura
    •  venga ottenuto il consenso della famiglia
    •  venga fatto il lavaggio delle mani e venga mantenuta una tecnica pulita per tutta la durata della procedura
    • venga usato un ago G21 per sospendere il farmaco e che poi l’ago venga cambiato con uno di diametro adatto alla somministrazione (vedere più avanti)
    • vengano osservate le 5 G (giusto: paziente, farmaco, dose, orario, scadenza)
    •  il bambino venga posizionato e contenuto in modo sicuro

    Sito di iniezione
    Il sito di iniezione deve essere scelto in modo da evitare di pungere i maggiori vasi e nervi; il Royal College of Paediatrics and Child Health (RCPCH) raccomanda di evitare la zona dei glutei (2). I siti da preferire per una iniezione di vaccino IM sono la zona deltoidea (foto 1) o la zona anterolaterale della coscia (foto 2). La prima, è la zona che nei bambini con meno di 1 anno presenta più massa muscolare; la zona del deltoide invece, non è adatta per iniezioni ripetute o di grandi volumi. La zona ventroglutea viene sempre più spesso utilizzata dato che le  complicazioni potenziali sono limitate, è accessibile da più posizioni ed il tessuto sottocutaneo sopra il muscolo del gluteo medio è più sottile (3,4).

    Scelta dell’ago
    L’ago deve essere abbastanza lungo da permettere che il farmaco raggiunga il muscolo. Il RCPCH (2) raccomanda una lunghezza dell’ago di 16 mm come lunghezza minima per tutte le iniezioni IM; secondo il Dipartimento per la salute britannico (DH) “un ago da 25mm è da considerarsi adatto per tutte le età, tranne che per i pretermine o i neonati molto piccoli dove è appropriato usare un ago da 16 mm“(1). Per i bambini malati con poca massa muscolare, la decisione va presa in base alle caratteristiche individuali del bambino. In generale per i lattanti devono essere usati aghi da 23G o 25G; per bambini e ragazzi è raccomandato l’uso di aghi da 23G.

    Tecnica di iniezione
    La cute visibilmente sporca deve essere lavata con acqua e sapone. Per ridurre la fuoriuscita del farmaco nel tessuto sottocutaneo la cute deve essere stirata da un lato, senza pizzicotto. L’ago deve essere inserito a 90° con un movimento rapido e controllato. Le linee guida del DH (1) sulla vaccinazione dichiarano che non è necessario aspirare dopo che è stato inserito l’ago nel muscolo. Iniettare il farmaco lentamente: ca. 1 ml in 10 secondi per permettere al muscolo di accogliere il liquido (3). Dopo aver iniettato tutto il farmaco aspettare alcuni secondi prima di ritirare l’ago per permettere al liquido di disperdersi e poi applicare una leggera pressione con una garza per evitare la fuoriuscita di sangue/farmaco.

    Dopo l’iniezione
    Oltre ad attuare tutte le misure per dare conforto al bambino, l’assistenza dopo l’iniezione prevede anche lo smaltimento sicuro del materiale, la documentazione dell’avvenuta somministrazione e l’osservazione del bambino. La documentazione deve essere il più accurata possibile e deve prevedere la segnalazione del sito di inserzione in modo da permettere la gestione della rotazione dei siti si somministrazione. Il sito dovrebbe essere osservato per l’insorgenza di reazioni locali, e a seconda del tipo di farmaco deve essere osservato anche il bambino per l’insorgenza di eventuali effetti collaterali.

     

    Bibliografia
    1) Deparment of Health (2006) Immunisation against infectious disease – Green Book. London, Department of Health. Chapter 4: Immunisation procedures. www.dh.gov.uk
    2) Royal College of Paediatrics and Child Health (2002) Position Statement on Injection Technique. www.rcpch.org/publications
    3) Hemsworth S (2000) Intramuscular injection technique. Paediatric Nursing. 12,9,17-20
    4) Cook I, Murtagh J (2005) Optimal technique for intramuscular injection of infants and toddlers: randomised trial. Medical Journal of Australia. 183, 2, 60-93