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Categoria: Infermieristica applicata alla Medicina

  • Il ruolo dell’Infermiere nella prevenzione e gestione della Malnutrizione

    La malnutrizione è un problema molto complesso che può avere gravi conseguenze sulla salute e il benessere dei pazienti. Negli ambiti ospedalieri, a causa di molteplici fattori, i pazienti si ritrovano a subire importanti perdite di peso. Tra i fattori scatenanti ci sono ovviamente la patologia primaria in concomitanza con quelle croniche, la scarsa mobilità, il dispendio di energie, la riduzione dell’intake calorico, gli stati di ansia o stress del paziente e moltri altri. Gli infermieri svolgono un ruolo cruciale nella valutazione, prevenzione e gestione della malnutrizione, lavorando in collaborazione con il team ospedaliero per garantire che i pazienti ricevano una nutrizione adeguata e appropriata durante il loro soggiorno in ospedale.

    Identificazione del Rischio di Malnutrizione:

    Uno dei primi passi nell’affrontare il rischio di malnutrizione è l’identificazione tempestiva dei pazienti a rischio. Gli infermieri svolgono un ruolo chiave nell’identificare i segni precoci di malnutrizione e valutare i pazienti per i fattori di rischio. Alcuni dei compiti chiave dell’infermiere includono:

    1. Valutazione Nutrizionale: Gli infermieri valutano lo stato nutrizionale dei pazienti attraverso interviste, esami fisici e analisi dei dati clinici. Questa valutazione aiuta a identificare segni di malnutrizione o rischio di malnutrizione.
    2. Monitoraggio del Peso: Gli infermieri monitorano regolarmente il peso dei pazienti per rilevare cambiamenti significativi. Una perdita di peso non spiegata può essere un indicatore precoce di malnutrizione.
    3. Valutazione degli Assorbimenti: Gli infermieri valutano la capacità del paziente di assorbire i nutrienti dai pasti e dalle terapie. Pazienti con problemi gastrointestinali o disturbi digestivi possono essere a rischio di malnutrizione.
    4. Esame Obiettivo: Gli infermieri osservano la condizione della pelle, dei capelli e delle unghie del paziente, che possono fornire indizi sul suo stato nutrizionale.

    Pianificazione e Implementazione dell’Assistenza Nutrizionale:

    Una volta identificato il rischio di malnutrizione, gli infermieri giocano un ruolo fondamentale nella pianificazione e nell’implementazione dell’assistenza nutrizionale adeguata. Alcuni dei compiti chiave dell’infermiere includono:

    1. Pianificazione della Dieta: Gli infermieri collaborano con dietisti per sviluppare piani dietetici individualizzati che soddisfino le esigenze nutrizionali dei pazienti. Questi piani possono includere modifiche alla dieta, l’uso di integratori alimentari o terapie nutrizionali specifiche.
    2. Assistenza con il Pasto: Gli infermieri assistono i pazienti durante i pasti, assicurandosi che abbiano accesso a cibo e acqua adeguati. Possono anche monitorare l’assunzione alimentare del paziente e segnalare eventuali problemi.
    3. Educazione Nutrizionale: Gli infermieri educano i pazienti e i loro familiari sull’importanza di una dieta equilibrata e sulla gestione della malnutrizione. Questo può includere istruzioni su come selezionare alimenti nutrienti e come gestire eventuali restrizioni dietetiche.

    Monitoraggio Continuo e Valutazione della Risposta al Trattamento:

    Gli infermieri giocano un ruolo continuo nel monitoraggio dell’efficacia delle strategie di trattamento e nella valutazione della risposta del paziente. Questo può includere:

    1. Monitoraggio dei Parametri Nutrizionali: Gli infermieri monitorano costantemente i parametri nutrizionali, come il peso corporeo, le analisi del sangue e i livelli di nutrienti, per valutare l’efficacia delle terapie nutrizionali.
    2. Osservazione dei Segni Clinici: Gli infermieri osservano da vicino i pazienti per rilevare miglioramenti o peggioramenti nei segni clinici di malnutrizione, come la condizione della pelle, l’energia e la forza fisica.
    3. Regolazione delle Terapie: In base alla risposta del paziente, gli infermieri possono collaborare con il team medico e infermieristico per apportare regolazioni alle terapie nutrizionali, come modifiche alla dieta o all’assunzione di integratori.

    Promozione dell’Adesione e della Consapevolezza:

    Gli infermieri svolgono anche un ruolo importante nella promozione dell’adesione del paziente alle terapie nutrizionali e nell’aumentare la consapevolezza dell’importanza della nutrizione. Alcuni dei compiti chiave dell’infermiere includono:

    1. Counseling: Gli infermieri forniscono counseling individuale ai pazienti per incoraggiare l’adesione alle terapie nutrizionali e rispondere alle domande o alle preoccupazioni.
    2. Educazione Continua: Gli infermieri educano i pazienti su come migliorare le loro abitudini alimentari e stili di vita per prevenire futuri problemi di malnutrizione.
    3. Coinvolgimento della Famiglia: Gli infermieri coinvolgono attivamente i membri della famiglia nel supporto del paziente per garantire che le terapie nutrizionali siano seguite correttamente.

    Scale di Valutazione della Malnutrizione

    Esistono diverse scale di valutazione della malnutrizione che gli operatori sanitari utilizzano per valutare lo stato nutrizionale dei pazienti. Queste scale forniscono un quadro obiettivo del rischio di malnutrizione e aiutano a guidare le decisioni sulla pianificazione e la gestione dell’assistenza nutrizionale.

    1. Mini Nutritional Assessment (MNA): Il Mini Nutritional Assessment è uno strumento ampiamente utilizzato per valutare lo stato nutrizionale dei pazienti anziani. La scala valuta diverse categorie, tra cui l’indice di massa corporea (IMC), l’assunzione alimentare, la mobilità, le condizioni generali di salute e l’autopercezione nutrizionale. Il MNA fornisce un punteggio totale che aiuta a classificare i pazienti come “ben nutriti”, “a rischio di malnutrizione” o “malnutriti”.
    2. Nutritional Risk Screening (NRS 2002): La Nutritional Risk Screening (NRS 2002) è una scala utilizzata per valutare il rischio di malnutrizione nei pazienti ospedalizzati. La scala valuta criteri come perdita di peso involontaria, IMC, stato nutrizionale generale e patologie acute. I punteggi totali aiutano a determinare il livello di rischio di malnutrizione.
    3. Subjective Global Assessment (SGA): La Subjective Global Assessment è una scala di valutazione clinica che utilizza l’anamnesi del paziente e l’esame fisico per valutare lo stato nutrizionale. Gli operatori sanitari valutano il consumo alimentare, i cambiamenti del peso corporeo, i sintomi gastrointestinali e la funzione fisica. La SGA classifica i pazienti in categorie come “bene nutrito”, “sottopeso moderato” o “grave malnutrizione”.
    4. Malnutrition Universal Screening Tool (MUST): La Malnutrition Universal Screening Tool è una scala di valutazione del rischio di malnutrizione che viene spesso utilizzata in vari contesti sanitari. La scala valuta criteri come IMC, perdita di peso involontaria e presenza di malattie acute. I pazienti ricevono punteggi in base a questi criteri e vengono classificati come a “basso rischio”, “rischio moderato” o “rischio elevato” di malnutrizione.
    5. Clinical Nutrition Risk Assessment (CNRA): La Clinical Nutrition Risk Assessment è una scala che considera diversi fattori di rischio associati alla malnutrizione, come il peso corporeo, l’assunzione alimentare, le condizioni mediche e la presenza di sintomi. La scala fornisce un punteggio complessivo che indica il livello di rischio di malnutrizione.
    6. Geriatric Nutritional Risk Index (GNRI): Il Geriatric Nutritional Risk Index è un indice che utilizza il peso corporeo attuale e il peso corporeo ideale per valutare il rischio di malnutrizione nei pazienti anziani. Viene utilizzato principalmente per identificare i pazienti anziani a rischio di malnutrizione.
    7. Scored Patient-Generated Subjective Global Assessment (PG-SGA): Il Scored Patient-Generated Subjective Global Assessment è una variante della SGA che coinvolge i pazienti nell’autovalutazione del proprio stato nutrizionale. I pazienti compilano un questionario che include domande sull’assunzione alimentare, i sintomi e la funzione fisica. Gli operatori sanitari valutano le risposte e assegnano un punteggio complessivo.

    Conclusioni:

    Il ruolo dell’infermiere nella valutazione e prevenzione del rischio di malnutrizione è essenziale per garantire la salute e il benessere dei pazienti. Gli infermieri giocano un ruolo cruciale nell’identificazione precoce della malnutrizione, nella pianificazione e implementazione di strategie nutrizionali appropriate e nel monitoraggio continuo della risposta del paziente. Attraverso l’educazione, il counseling e l’interazione diretta con i pazienti e le loro famiglie, gli infermieri sono in grado di guidare i pazienti verso una migliore nutrizione e un miglioramento generale della salute.

  • Il ruolo essenziale dell’Infermiere nella gestione del Rischio di Lesione da Pressione

    Le lesioni da pressione, comunemente note come lesioni da decubito o ulcere da pressione, sono un problema grave, talvolta evitabili, che colpisce i pazienti immobilizzati o gravemente defedati da una o più patologie croniche. Gli infermieri giocano un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel trattamento delle lesioni da pressione, garantendo ai propri pazienti un’assistenza adeguata e appropriata. Gli infermieri hanno nel corso del tempo migliorato le proprie competenze e specializzazioni sulla prevenzione e il trattamento di tali lesioni.

    Anatomia della Lesione da Pressione:

    Le lesioni da pressione si sviluppano quando i tessuti molli del corpo, tipicamente sulle prominenze ossee, sono sottoposti a pressione costante o a sfregamento. Le condizioni di immobilità o di semi-mobilità, possono portare ad un insufficiente apporto di sangue alle zone interessate, e nel tempo, causare lesioni sempre più profonde e gravi. Le aree più comuni in cui si sviluppano le lesioni da pressione includono i talloni, il sacro, le zone all’altezza dei trocanteri, i glutei, i gomiti e le spalle (sebbene sia corretto ricordare che ogni zona del corpo sottoposta ad una continua pressione è a rischio)

    Il Ruolo Preventivo dell’Infermiere:

    La prevenzione delle lesioni da pressione inizia con l’identificazione dei pazienti a rischio. Gli infermieri svolgono un ruolo fondamentale nella valutazione del rischio dei pazienti e nell’implementazione di misure preventive appropriate. Alcuni dei compiti chiave dell’infermiere includono:

    1. Valutazione del rischio: Gli infermieri valutano i pazienti alla ricerca di fattori di rischio come immobilità, malnutrizione, condizioni mediche croniche preesistenti e stato mentale. Queste valutazioni aiutano a identificare i pazienti a rischio elevato.
    2. Pianificazione dell’assistenza: Sulla base della valutazione del rischio, gli infermieri sviluppano piani di assistenza individualizzati che includono misure preventive specifiche, come la mobilizzazione del paziente, l’uso di materassi antidecubito e l’igiene della pelle.
    3. Educazione del paziente e della famiglia: Gli infermieri educano i pazienti e i loro care-giver sull’importanza di ridurre il rischio di lesioni da pressione. Questo può includere l’insegnamento delle tecniche di mobilizzazione, l’implementazione di una alimentazione adeguata e la gestione corretta della cura della pelle.
    4. Monitoraggio costante: Gli infermieri monitorano costantemente lo stato cutaneo dei pazienti, cercando segni precoci di rossore, arrossamento o danni tissutali. Un intervento tempestivo può prevenire il peggioramento della situazione.
    5. Cura della pelle: Gli infermieri coordinano gli operatori ausiliari affinchè si garantisca una corretta igiene della cute. Inoltre indicano, agli operatori di supporto, i prodotti corretti per mantenere la pelle integra e ridurre il rischio di lesioni.

    Pratiche Basate sulle Evidenze:

    Nella prevenzione delle lesioni da pressione, è essenziale che gli infermieri adottino pratiche basate sulle evidenze. Ciò significa che le decisioni cliniche dovrebbero essere supportate da ricerche scientifiche e linee guida cliniche. Alcuni esempi di pratiche basate sulle evidenze includono:

    1. Mobilizzazione: Gli studi hanno dimostrato che la mobilizzazione in cadenza regolare dei pazienti riduce significativamente il rischio di lesioni da pressione. Gli infermieri seguono protocolli di mobilizzazione specifici per prevenire la pressione prolungata su aree sensibili.
    2. Utilizzo di materassi antidecubito: Materassi appositamente progettati riducono la pressione sulle zone critiche del corpo. Gli infermieri scelgono il materasso più adatto alle esigenze del paziente e ne monitorano l’efficacia.
    3. Assistenza nutrizionale: Una dieta equilibrata e una buona idratazione sono cruciali per mantenere la salute della pelle. Gli infermieri collaborano con dietisti e nutrizionisti per garantire che i pazienti ricevano l’apporto calorico e proteico adeguato.
    4. Formazione continua: Gli infermieri partecipano a programmi di formazione e aggiornamento per rimanere al passo con le ultime evidenze e pratiche nel campo della prevenzione delle lesioni da pressione.

    Le Scale di Valutazione

    Esistono diverse scale di valutazione delle lesioni da pressione, progettate da e per aiutare gli infermieri a valutare l’estensione e la gravità delle lesioni cutanee. Queste scale forniscono un modo oggettivo di misurare e documentare il progresso delle lesioni da pressione nel tempo e aiutano a guidare le decisioni sulla cura e il trattamento.

    1. Scala di Braden: La scala di Braden è una delle scale di valutazione del rischio più ampiamente utilizzate per prevedere il rischio di lesioni da pressione. Valuta sei aree: stato mentale, attività, mobilità, nutrizione, frizione e umidità. Ogni area è valutata su una scala da 1 a 4 o da 1 a 3, a seconda della categoria. I punteggi totali vengono sommati per ottenere un punteggio complessivo, che indica il rischio generale del paziente.
    2. Scala di Norton: La scala di Norton valuta cinque criteri: stato mentale, mobilità, attività, incontinenza e stato generale della pelle. Ogni criterio è valutato su una scala da 1 a 4. I punteggi totali vengono sommati per ottenere un punteggio complessivo. Punteggi più bassi indicano un rischio maggiore di sviluppare lesioni da pressione.
    3. Scala di Waterlow: La scala di Waterlow valuta sette criteri: età, stato mentale, continenza, mobilità, attività, nutrizione e stato generale della pelle. A ciascun criterio viene assegnato un punteggio ponderato e i punteggi totali vengono sommati per ottenere un punteggio complessivo. La scala di Waterlow è spesso utilizzata per identificare i pazienti ad alto rischio di sviluppare lesioni da pressione.
    4. Scala di PUSH (Pressure Ulcer Scale for Healing): La scala di PUSH è utilizzata per valutare l’evoluzione delle lesioni da pressione nel tempo. Misura tre parametri: dimensioni della lesione, colore del tessuto di granulazione e tipo di esudato. Ciascun parametro è valutato su una scala da 0 a 3, e i punteggi totali indicano il progresso del processo di guarigione.
    5. Scala di EMINA: La scala di EMINA (Evaluación de las Úlceras por Presión: Métodos y Nuevos Avances) è una scala di valutazione utilizzata principalmente in spagnolo. Valuta quattro criteri: dimensioni della lesione, profondità, tipo di tessuto nel letto della lesione e sintomi clinici. La scala di EMINA fornisce un’analisi più dettagliata delle lesioni da pressione.
    6. Scala di Payne-Martin: La scala di Payne-Martin valuta quattro criteri: profondità, dimensioni, localizzazione e tasso di guarigione. Ogni criterio è valutato su una scala da 1 a 4, e i punteggi totali aiutano a stabilire la gravità della lesione.
    7. Scala di PUCLAS: La scala di PUCLAS (Pressure Ulcer Classification System) è stata sviluppata per classificare le lesioni da pressione in base a fattori come la profondità, la dimensione, il colore del tessuto di granulazione e la presenza di infezione. Questa scala aiuta a determinare il livello di gravità delle lesioni.

    Conclusioni:

    Il ruolo dell’infermiere nella prevenzione delle lesioni da pressione è fondamentale per garantire la salute e il benessere dei pazienti. Gli infermieri non solo identificano i pazienti a rischio e implementano misure preventive, ma svolgono anche un ruolo educativo essenziale per coinvolgere i pazienti e le loro famiglie nella prevenzione. Attraverso l’adozione di pratiche basate sulle evidenze e l’impegno continuo nella formazione, gli infermieri sono in prima linea nella lotta contro le lesioni da pressione, contribuendo a migliorare la qualità dell’assistenza e la sicurezza dei pazienti.

  • Lavaggio delle Mani: Fondamenti, Pratica e Tipologia…

    Storia del Lavaggio delle Mani…

    Sebbene oggigiorno il lavaggio delle mani sembri un’ovvietà, così non è stato fino alla metà dell’800. Nel 1847 il Dr. Semmelweis, medico ungherese, ebbe la brillante intuizione che una scarsa igiene delle mani fosse correlata ad un incremento delle morti nelle donne partorienti.

    Semmelweis intuì, dopo aver studiato i cadaveri delle donne che morivano di febbre puerperale, che la causa di alcune morti potesse essere una malattia trasmessa dalle mani dei medici. In effetti, molti di quei medici che assisteva le gestanti al parto, poco prima si ritrovavano ad effettuare autopsie.

    Questa idea in realtà ha dato le basi alla nostra idea di assistenza. Infatti, in quegli anni (1854ca.) Florence Nightingale sperimentava, durante la Guerra in Crimea, le ultime conoscenze in materia di igiene. Tra gli obblighi delle sue Infermiere Volontarie, c’era quello di lavarsi frequentemente le mani.

    Teoria dell’Igiene delle Mani…

    L’Igiene delle Mani, sebbene sia una semplice pratica, ha un impatto enorme sulla prevenzione delle infezioni di qualsiasi tipo. Esistono ricerche e prove d’efficacia che hanno ormai abbondantemente confermato quando scoperto inizialmente da Semmelweis. Inoltre esiste una correlazione tra Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) e una scarsa igiene delle mani. E’ dimostrato infatti che una carenza di personale, un sovraffollamento o una scarsa aderenza all’igiene delle mani da parte degli operatori è causa di aumento delle infezioni ospedaliere.

    Per tal motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha introdotto linee guida, giornate dedicate alla formazione e infografiche al fine di sensibilizzare cittadini e operatori in sanità.

    Le nostre mani sono costantemente colonizzate da flore microbiche identificate in due tipi:

    • Flora Residente
    • Flora Transitoria

    La flora Residente è composta da Batteri che vivono negli strati profondi della pelle. Essi non possono essere rimossi da un semplice lavaggio delle mani, e raramente sono causa di infezioni. Il Batterio più resente è lo Staphylococcus epidermidis.

    La Flora Transitoria invece è composta da Batteri che si depositano sugli strati più superficiali della cute da contatto con persone o oggetti. Questi batteri, che possono essere causa di infezioni, possono essere facilmente rimossi con una accurata e routinaria igiene delle mani.

    Tipologie di Lavaggio delle Mani…

    Quando parliamo di Igiene delle Mani, facciamo riferimento a tre tipologie:

    1. Il lavaggio sociale (40-60 secondi);
    2. Il lavaggio antisettico (90 secondi circa);
    3. Il lavaggio chirurgico (5 minuti circa).

    Il Lavaggio Sociale delle Mani ha lo scopo di lavare le mani che risultano evidentemente sporche, prima di mangiare e dopo aver utilizzato i servizi igienici. Normalmente è sufficiente utilizzare acqua e sapone ma talvolta il frizionamento con soluzione alcolica può essere una buona alternativa per pulire le mani che risultano non visibilmente sporche. Il lavaggio sociale delle mani deve essere eseguito prima e dopo ogni contatto con il paziente. Le spore di alcuni batteri (vedasi il Clostridium Difficile) sono resistenti alla soluzione alcolica, questo implica che è necessario lavarsi le mani con acqua e sapone. Lo scopo è ridurre la Flora Transitoria delle Mani

    Il Lavaggio Antisettico delle Mani è invece utilizzato dagli operatori sanitari prima di qualsiasi procedura ad rischio medio o medio-alto di infezioni. Non differisce molto dal Lavaggio Sociale delle Mani, se non per il Tempo più lungo di esecuzione e l’utilizzo di saponi e detergenti antisettici. Essa ha lo scopo di Eliminare la Flora Transitoria delle Mani e ridurre quella Residente.

    Il Lavaggio Chirurgico delle Mani è, in ultima istanza, utilizzato sempre dagli operatori in sanità, prima di interventi chirurgici e dunque ad alto rischio. Il lavaggio differisce dai precedenti per durata (5minuti circa), tecnica e utilizzo di saponi e detergenti antisettici. Esso ha lo scopo di eliminare la Flora Transitoria, Ridurre quella Residente e prevenire la proliferazione sotto i guanti sterili.

    Tecnica del Lavaggio delle Mani…

    Per il Lavaggio Sociale e Antisettico la Tecnica è simile. La durata dell’intera procedura dovrebbe essere di 40-60 secondi per il lavaggio sociale e di 90 secondi per il lavaggio antisettico.

    1. bagnare le mani con acqua
    2. applicare una quantità sufficiente di sapone tale da ricoprire la superficie della mano
    3. strofinare i palmi tra loro
    4. strofinare il palmo destro sul dorso sinistro intrecciando le dita e viceversa
    5. strofinare tra di loro i palmi incrociando le dita
    6. frizionare i dorsi delle dita ai palmi opposti con le dita intrecciate
    7. eseguire un movimento rotatorio con il palmo destro chiuso sul pollice sinistro e viceversa
    8. ruotare la punta delle dita chiuse sul palmo della mano sinistra e viceversa
    9. sciacquare le mani con acqua
    10. asciugarle attentamente con un panno monouso
    11. usare l’asciugamano per chiudere il rubinetto
    12. le mani ora sono sicure.

    Per il lavaggio Chirurgico delle Mani la procedura prevede l’utilizzo di spazzolini e spugnette monouso. La procedura verrà approfondita nello specifico in un articolo dedicato.

    Cura della Cute e delle Mani…

    I Lavaggi frequenti delle mani possono causare problematiche alla cute delle mani degli operatori. Le strutture sono chiamate a utilizzare prodotti che evitino ipersensibilità e dermatiti. Gli operatori d’altra parte devono non lavare le mani dopo aver usato un prodotto a base di alcol, non indossare i guanti se le mani non sono completamente asciutte, usare prodotti idratanti o umettanti. Anche le unghie devono essere sempre di lunghezza adeguata e ben pulite. L’utilizzo di unghie finte è sconsigliato.

    Fonti:

    https://www.epicentro.iss.it/igiene-mani/5-momenti-oms

    https://www.epicentro.iss.it/igiene-mani/informazioni-generali

    https://www.cdc.gov/handhygiene/providers/index.html

    https://it.wikipedia.org/wiki/Florence_Nightingale

  • Padua Score: Cos’è e a cosa serve…

    Il Padua Score, più precisamente Padua Prediction Score for Risk of VTE è uno strumento utilizzato al fine di conoscere l’indicazione terapeutica all’utilizzo di profilassi farmacologica per le trombosi.

    Questo strumento è composto da varie voci che devono essere chiarificate al fine di determinare l’alto rischio di trombosi di un paziente e di conseguenza la necessità di utilizzare farmaci antitrombotici.

    Gli Item appartenenti alla scala richiesta al fine di generare lo Score sono undici. (Sebbene esistano più varianti). Ogni item ha un punteggio diverso in base alla probabilità che ha di causare un evento trombotico. Un punteggio pari e/o superiore a 4 determina l’alto rischio tromboembolico e di conseguenza la necessità da parte del medico di prescrivere una terapia adatta.

    Se punteggio da 1 a 3: Basso rischio di Trombosi Venosa Profonda (TVP)
    Se punteggio >= 4: Alto rischio di Trombosi Venosa Profonda (TVP)

    ItemPunteggio
    Cancro in stato attivo (Metastasi oppure chemioterapia negli ultimi 6 mesi)3
    Precedenti Trombosi venose profonde3
    Allettato da più di 3 giorni3
    Trombofilia3
    Trauma o Chirurgia recente2
    Pazienti over 701
    Problemi cardiaci o respiratori1
    Infarto del miocardio acuto oppure ischemia cerebrale1
    Infezione acuta o problematica reumatologica1
    Obesità (BMI>30)1
    Sotto trattamento ormonale1

    Esempio: Paziente di 82 anni con frattura femore dx ed allettamento obbligato per almeno 7 giorni.
    1 Punto perché over 70
    2 Punti perché categorizzabile come trauma
    3 Punti per allettamento che supera i 3 giorni.

    Padua Score: 6

    Qualora la somma di questi item desse un valore maggiore o uguale a 4 potrebbe essere indicato iniziare con una terapia antitrombotica, previa prescrizione medica.

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  • Indice Barthel e ADL/IADL

    L’Indice Barthel è una delle valutazioni più eseguite in sanità. Un suo monitoraggio riesce a descrivere in maniera più empirica possibile il grado di autonomia di un paziente. Solitamente i momenti di salienti di compilazione di questa scheda sono tre: Al momento del ricovero, nel periodo intermedio ed alla dimissione. Ovviamente, nei reparti con pazienti, per lo più cronici, si tende ad eseguire queste schede più volte durante la degenza. In questo caso le tempistiche sono periodiche, al fine di descrivere il grado di autonomia conquistato o perso dal paziente nel tempo.

    Per fare questa valutazione si esegue un’analisi delle ADL ovvero le Activities of Daily Living secondo uno schema preciso che prende in considerazione il grado di dipendenza o indipendenza delle seguenti attività:

    • Alimentazione
    • Igiene Personale
    • Fare il Bagno
    • Vestirsi
    • Controllo Intestinale
    • Controllo della Vescica
    • Trasferimenti in Bagno
    • Trasferimenti Sedia/Letto
    • Deambulazione
    • Scale

    Di seguito la scheda valutativa con i relativi punti. Il Massimo punteggio raggiungibile è 100.

    Con l’analisi delle IADL si prende in considerazione la capacità di utilizzo dei alcuni strumenti quali il telefono, i farmaci, i mezzi pubblici, il denaro e la capacità della gestione della casa in generale. Con IADL si fa riferimento alla Instrumental activities daily living, e si assegnano un massimo di 8 punti.

    Fare Acquisti.

    • Indipendente 1 punto;
    • Dipendente 0 punti.

    Preparazione del cibo.

    • Organizza, prepara e serve pasti adeguatamente preparati 1 punto;
    • Dipendente anche in minima parte 0 punti.

    Governo della casa.

    • Mantiene la casa pulita o in parte pulita 1 punto;
    • Necessita di aiuto o totalmente dipendente 0 punti.

    Fare il Bucato

    • Fa il bucato o lava piccole cose 1 punto;
    • Dipendente 0 punti.

    Mezzi di trasporto.

    • Si sposta da solo e con i vari mezzi 1 punto;
    • Dipendente o Incapace 0 punti.

    Responsabilità nell’uso dei farmaci.

    • Prende le medicine che gli sono state prescritte 1 punto;
    • Necessita di aiuto o non è in grado 0 punti.

    Capacità di maneggiare il denaro.

    • Indipendente o parzialmente dipendente 1 punto;
    • Totalmente Dipendente 0 punti.
  • METODO SBAR: Cos’è e Come funziona questo metodo di consegne

    Le consegne infermieristiche hanno iniziato, nel corso degli ultimi anni, ad essere punto di interesse ed attenzione da parte dei professionisti della salute.

    Quanto portato all’attenzione di noi tutti, è che il momento più critico della giornata, venga spesso lasciato alla buona fede del professionista. Sebbene questo è impossibile da eradicare, una misura strutturata di consegne potrebbe evitare che passaggi importanti, vengano tralasciati o persi tra un turno e l’altro.

    Le metodiche di consegne sono molteplici: Metodo narrativo (il più utilizzato e il meno schematico), I Metodi che pongono il focus sui problemi (S.O.A.P. – S.O.A.P.I.E.R. – P.A.R.T.), Metodi che guardano agli esiti (D.A.R. – A.I.O.), Metodo focalizzato sugli scostamenti (Piani standard) e infine l’approccio per cure globali (S.B.A.R. – P.A.C.E).

    Quando parliamo di consegne infermieristiche, inoltre non si può non considerare le condizioni necessarie affinchè il passaggio di consegna avvenga in modo corretto, evitanto eventuali perdite di informazioni. In questo, ci viene d’aiuto il criterio di qualità “CUBAN” che pone il focus sulle condizioni minime necessarie, per permettere un scambio di consegne corretto ed efficacie, senza che si presentino omissioni.

    Il criterio CUBAN sta per:

    • C (confidential) – Nel passaggio di consegna è necessario che la conversazione sia mantenuta dai criteri di confidenzialità e privacy del paziente. Questo significa che bisogna avere a disposizione un luogo lontano e riservato da orecchi indiscreti.
    • U (uninterrupted) – Il passaggio di consegna non può avvenire, laddove le interruzioni, rumori e continue richieste degli operatori di vario genere, non garantiscano una attenzione massima dell’infermiere intento a dare consegne
    • B (brief) – Le consegne non possono dilungarsi, devono essere di breve durata ed efficaci.
    • A (accurate) – Il contenuto descritto deve essere accurato.
    • N (Named Nurse) – Il passaggio di consegne, avviene da infermiere ad infermiere. Questo significa che bisogna sempre tenere traccia dei protagnosti dei vari passaggi.

    In questo articolo, come preannunciato dal titolo, vedremo solo una delle metodiche di consegna: ossia il metodo SBAR.

    Il metodo SBAR è ultimamente divenuto il più utilizzato nelle unità operative per il suo approccio alle cure globali. Inizialmente utilizzato maggiormente nel campo delle urgenze, si è rivelato un valido strumento anche all’interno delle normali unità operative ospedaliere. Sempre più reparti, utilizzano questo approccio alle consegne.

    La metodica sembra essere apprezzabile, rapida ed efficacie e difficilmente si presta ad errori, sebbene ancora troppo spesso, alcuni infermieri attuano digressioni che tendono a cadere nelle metodiche narrative.

    SBAR sta per:

    • Situation
    • Background
    • Assessment
    • Recommendation

    Analizziamoli individualmente:

    Situation: Si intende la situazione attuale, la motivazione per cui abbiamo in carico il paziente. I vari quesiti diagnostici, le teorie, la sintomatologia, l’intervento da eseguire o già eseguito e le eventuali giornate post-operatorie.

    Background: Si intende il passato remoto e prossimo clinico del paziente. Dunque diagnosi note, allergie, motivo della chiamata o dell’arrivo in PS, situazioni socio-famigliari.

    Assessment: Si intende tutto ciò che si sta facendo o è stato fatto dalla presa in carico del paziente. Eventuali parametri vitali anomali, esami diagnostici in corso etc.

    Recommendation: Con quest’ultimo, si intende ciò che bisogna fare per questo paziente. Ad esempio: eventuali trasferimenti, altri esami da eseguire, trasfusione di emazie, rischi reali o potenziali corsi dal paziente.

    Come suddetto, questo metodo è principalmente utilizzato in reparti laddove il paziente presenta una problematica acuta e non cronica. Nella fattispecie, l’utilizzo di questo metodo in reparti ad esempio di riabilitazione, risulta inefficiacie e causa di perdita di molti dettagli importanti.

    Poniamo un esempio semplificato di questo metodo:

    S: Paziente con frattura di femore destro, operando di domani.

    B: Paziente 60 anni, diabetico, iperteso e fumatore. Allergia nota all’Amoxicillina. Vive con la moglie.

    A: Iperteso: 180/90, somministrato ace-inibitore come da prescrizione medica, Emoglobinemia 10.8 g/dL Dolorante con NRS 6 somministrato analgesico

    R: Paziente operando di domani, Richiedere Emazie concentrate per intervento, Monitoraggio pressione arteriosa e NRS, Eseguire RX di controllo post-operatorio

    L’esempio nella fattispecie risulta semplificato ed il caso clinico sufficientemente semplice. Nella realtà dei casi potrebbe essere ben più complesso. Rimane però chiaro, che non è necessario inserire informazioni di dubbio valore. Affermazioni del tipo: “Paziente non diabetico” oppure “Frequenza Cardiaca 70bpm” o anche “Bilirubina nella norma” aumentano inutilmente il carico di informazioni date al nostro interlocutore con il rischio di far perdere il focus sulle problematiche essenziali del paziente.

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  • Emocoltura – Dossier INFAD

    In allegato il documento redatto dal progetto ECCE.