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Categoria: News Infermieri

  • CCNL Sanità: Raggiunto l’accordo tra delusioni e festeggiamenti

    Ciò che è certo in questa professione è che ogni rinnovo di contratto gli stati d’animo sono contrastanti. Delusioni e festeggiamenti coabitano la stessa professione ogni volta che si conclude l’accordo con ARAN.

    Si è conclusa la trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) della Sanità pubblica per il triennio 2022-2024. Un traguardo atteso da migliaia di lavoratori, ma che lascia dietro di sé un’ombra di insoddisfazione, soprattutto tra gli infermieri, che vedono ancora una volta sfumare l’occasione di un vero riconoscimento professionale ed economico.

    Nonostante gli sforzi, le lunghe negoziazioni, le proteste e la mancata firma, per molti infermieri questo rinnovo si traduce nell’ennesima delusione. Le aspettative erano alte: una valorizzazione concreta della professione, mai avvenuta in periodo COVID, un adeguamento salariale che riflettesse l’impegno e le responsabilità quotidiane, e un miglioramento delle condizioni di lavoro.

    Purtroppo, il risultato finale sembra non aver colto minimamente queste esigenze. Molti infermieri esprimono un profondo senso di frustrazione, sottolineando come la specificità del loro ruolo, la complessità e il carico di lavoro, spesso estenuante, non siano stati adeguatamente riconosciuti.

    Le promesse di un incremento che potesse fare la differenza, in un contesto di crescente inflazione e di continuo sacrificio personale, sembrano essersi tradotte in un aumento insufficiente a colmare il divario con le aspettative e con le realtà professionali di altri Paesi europei.

    In effetti, qualora volessimo essere un po’ più spigolosi, bisognerebbe sottolineare che l’aumento non raggiunge nemmeno lontanamente l’erosione dello stipendio avvenuta a causa di una inflazione galoppante. A conti fatti, il rinnovo contrattuale ci ha comunque lasciati più poveri di prima. Lasciandoci con un potere d’acquisto sempre più basso.

    Si avverte la sensazione che, ancora una volta, la categoria sia stata lasciata ai margini, perdendo un’occasione preziosa per una svolta significativa.

    La conclusione del CCNL ha evidenziato una netta divisione all’interno del fronte sindacale. Da un lato, CGIL e UIL hanno espresso malumori e perplessità, sottolineando come l’accordo non risponda in maniera esaustiva alle richieste dei lavoratori e lasci irrisolte diverse questioni, in particolare per quanto riguarda la valorizzazione delle professioni sanitarie e le condizioni di lavoro.

    La loro insoddisfazione riflette la percezione di un accordo che non va oltre le aspettative minime, mancando un’opportunità per un cambiamento più incisivo.

    Dall’altro lato, Nursing Up, Nursind, FIALS e CISL hanno manifestato un plauso per l’accordo raggiunto. Nursing Up e Nursind, sindacati specifici degli infermieri, pur con le dovute riserve, sembrano aver riconosciuto nel contratto alcuni passi in avanti. Nursind, firmatario della prima proposta, ha sempre sostenuto la linea del concludere la trattativa e provare a chiedere maggiori risorse per la tornata successiva. Secondo Nursind le risorse economiche, già decise in finanziaria, non sarebbero mai aumentate e bloccare il rinnovo sarebbe stato un errore che avrebbe portato ad un ritardo sulla contrattazione successiva.

    Nursing up invece, ha bloccato il contratto in prima tornata, avvenuta prima delle RSU (Elezioni Sindacali), per poi firmare la nuova proposta, affermando che l’accessibilità all’area di elevata qualificazione anche da parte di infermieri senza laurea magistrale, è stato l’ago della bilancia. In questo frangente, i malumori degli infermieri sono stati molteplici.

    La CISL sempre d’accordo con la linea contrattuale proposta, invece, ha evidenziato l’importanza del rinnovo in un periodo complesso, sottolineando gli aspetti positivi dell’intesa raggiunta. CISL in RSU ha dimostrato tra l’altro di essere il sindacato maggiormente apprezzato dai professionisti sanitari.

    I malumori comunque non si sono fatti attendere e la linea di pensiero del “porto a casa perlomeno le briciole” si è contrapposta alla linea “Meglio niente che l’elemosina”.

    Certo è che l’insoddisfazione fa rumore e alcuni infermieri hanno manifestato la loro rabbia e delusione sui social. Sempre e solamente sui social network.

    In allegato il contratto firmato:

  • COMUNICATO STAMPA: La ricerca Ipsos fotografa la considerazione verso il personale sanitario

    In data odierna è arrivato, alla nostra redazione, il seguente comunicato stampa che pubblichiamo nella sua interezza.

    Secondo la ricerca Ipsos per Korian, cinque anni dopo la Pandemia, due terzi dei professionisti sanitari europei sente il proprio ruolo riconosciuto e valorizzato e il 57% consiglierebbe a un giovane di lavorare in questo settore.

    Milano, 29 maggio 2025 – A cinque anni di distanza dalla Pandemia, due terzi del personale sanitario europeo (66%) ritiene che il proprio lavoro venga riconosciuto dalla comunità e valorizzato da famigliari, pazienti, famigliari dei pazienti, media e politica. Una percezione che, pur variando in base ad alcuni fattori – come professione, paese e target – mette in luce come il senso di soddisfazione personale resti il fattore chiave. Infatti, quasi 8 professionisti europei su 10 (79%) si sentono appagati dal loro attuale lavoro e la maggior parte di loro consiglierebbe a un giovane di entrare in questo settore.

    Questi i principali dati della ricerca commissionata a Ipsos da Clariane – presente in Italia con il network della salute Korian – e rilasciata in occasione del 29 maggio, giornata nazionale che celebra il ruolo degli operatori socio-sanitari (OSS).

    La ricerca ha l’obiettivo di fare luce su un tema di grande attualità come la considerazione verso il personale sanitario in quattro Paesi europei (Germania, Francia, Italia e Spagna). “Gli operatori sanitari sono il motore del nostro sistema di cura e la considerazione che la società ha nei loro confronti è un elemento essenziale per affrontare le sfide future – spiega il Presidente e CEO di Korian Italia, Federico Guidoni -.

    Fiducia e rispetto sono valori chiave per garantire il pieno riconoscimento a chi, ogni giorno, svolge un ruolo essenziale per i pazienti. Ogni professionista è una persona al servizio di persone che, con il suo contributo quotidiano, non solo mette al centro il benessere del singolo, ma porta valore aggiunto all’intero sistema sanitario. Solo dando il giusto valore a tutte le figure sanitarie e con una percezione alta del loro impegno possiamo progredire e rispondere con responsabilità alle trasformazioni che, in un mondo in continua trasformazione, ci attendono sul piano sociale e sanitario”.

    L’indagine di Ipsos, condotta tra gennaio e febbraio 2025, ha coinvolto oltre 1600 professionisti sanitari – tra cui infermieri, OSS, medici, professionisti paramedici e persone che svolgono altre professioni mediche/paramediche (terapie di supporto) – nei quattro Paesi europei più popolosi: Germania, Francia, Italia e Spagna. Di grande interesse i fattori che influenzano la percezione degli operatori europei circa il riconoscimento del proprio ruolo.

    Anzitutto, quest’ultima varia in base alla professione e al Paese in cui opera il personale sanitario: nei quattro Paesi l’84% dei medici si sente considerato, mentre diversa è la percezione di paramedici e altri professionisti, con un 67% di loro che si ritiene considerato, così come degli infermieri (60%) e degli OSS (56%). Gli italiani sono i più numerosi a sentirsi considerati (73%), seguiti da tedeschi (69%), spagnoli (65%) e francesi (59%). Un altro fattore importante, che incide sul percepito del personale sanitario europeo, è il target, cioè chi riconosce il loro lavoro.

    Gli operatori, infatti, ritengono che la loro professione sia ampiamente riconosciuta dai familiari più stretti (85%), dai pazienti (83%) e dai familiari di pazienti (78%), mentre la percentuale si abbassa quando si parla della considerazione manifestata dalla “società in generale” (59%), dai media (49%) e dai decisori politici (34%) dopo il picco d’attenzione durante il periodo del Covid.

    L’andamento della considerazione negli anni e la soddisfazione professionale

    Un altro dato interessante che emerge dalla ricerca Ipsos è che, negli ultimi cinque anni dopo la Pandemia, per circa la metà del personale sanitario europeo (49%) si sta verificando una diminuzione della considerazione nei confronti della propria professione: una percezione più marcata in Francia (58%) rispetto a Italia (47%), Spagna (46%) e Germania (44%).

    Tra i fattori che, secondo gli operatori, potrebbero migliorare la considerazione ci sono la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle difficoltà che essi incontrano nella gestione della vita quotidiana, interventi nelle scuole dedicati ai più giovani, corsi di formazione regolari per migliorare il rapporto con i pazienti e giornate aperte nelle strutture sanitarie.

    Sebbene i professionisti europei ritengano la considerazione verso il proprio lavoro in diminuzione, resta elevata la soddisfazione professionale: infatti, 4 operatori sanitari su 5 si dichiarano soddisfatti.

    Ad avere questa opinione sono per l’86% medici, per l’81% paramedici e altri professionisti, seguiti da un 75% di OSS e da un 74% di infermieri, e, in particolare, il 79% dei professionisti italiani. Alla luce di questa marcata soddisfazione, il 57% del personale sanitario in Europa consiglierebbe a un giovane di intraprendere la propria professione.

  • GLP-1 e salute mentale: nuovi dati rassicurano su ansia, depressione e qualità della vita

    Negli ultimi anni, i farmaci agonisti del recettore GLP-1 sono diventati sempre più popolari per la gestione del diabete di tipo 2 e per il dimagrimento. Ma insieme al loro successo, sono emerse anche alcune preoccupazioni: possono avere effetti collaterali sulla salute mentale? Possono peggiorare ansia, depressione o addirittura aumentare il rischio di suicidio?

    Una nuova analisi pubblicata su JAMA Psychiatry sembra finalmente dare una risposta chiara: no, non ci sono segnali preoccupanti. Anzi, in alcuni casi, questi farmaci sembrano migliorare il benessere mentale.

    Cosa dice lo studio

    La ricerca ha esaminato i dati di oltre 100.000 persone che hanno partecipato a 80 studi clinici controllati con placebo. I farmaci analizzati (tra cui liraglutide e semaglutide) sono stati confrontati con placebo per verificarne eventuali effetti psichiatrici.I risultati? Nessun aumento del rischio di eventi psichiatrici gravi (come pensieri suicidari o autolesionismo). Nessun aumento di disturbi psichici minori (come ansia o depressione lieve). In più, chi ha assunto questi farmaci ha mostrato:meno alimentazione emotiva, più controllo sull’appetito,e un generale miglioramento della qualità della vita.

    Benefici anche per la mente?

    Oltre ai ben noti effetti sul peso e sul controllo glicemico, i GLP-1 RAs sembrano anche avere un impatto positivo sull’umore. I pazienti riportano:miglioramenti nella salute mentale generale,più energia,e un maggiore senso di benessere.I ricercatori ipotizzano che questi farmaci possano agire direttamente su aree del cervello coinvolte nel controllo dell’umore e della ricompensa.

    Ma attenzione, i limiti ci sono..

    È importante ricordare che le persone con disturbi mentali gravi (come schizofrenia o depressione maggiore) non erano incluse negli studi. Gli effetti sulla salute mentale non erano l’obiettivo principale degli studi, quindi non sono stati monitorati in modo approfondito. Mancano ancora confronti diretti tra i diversi farmaci di questa classe.In altre parole: per la maggior parte delle persone, questi farmaci sembrano sicuri e forse anche benefici per la mente. Ma serve ancora prudenza in chi ha già una storia psichiatrica.

    Cosa dicono gli esperti?

    “I dati sono rassicuranti e mostrano che questi farmaci non solo sono sicuri, ma potrebbero anche migliorare la salute mentale…”

    Dr. Toby Pillinger, King’s College London

    “È improbabile che causino problemi psichiatrici nella maggior parte dei casi, ma chi ha una storia di malattia mentale dovrebbe comunque essere seguito da vicino…”

    Dr. Mahavir Agarwal, Università di Toronto

    “Alcune persone con depressione o ansia hanno riportato peggioramenti, quindi è sempre meglio parlarne con il proprio medico…”

    Dr. Paul Keedwell, Royal College of Psychiatrist

    Conclusione

    Non è stata trovata alcuna correlazione tra GLP-1 RA e Disturbi Psichiatrici, in pazienti con storia medica psichiatrica muta. Questi nuovi farmaci sono comunque sotto costante studio e monitoraggio, data la loro enorme diffusione recente.

    Fonte: New Data on GLP-1 RAs and Psychiatric Side Effects – Medscape – May 21, 2025. Link

  • Comparto Sanità. Trattativa CCNL ancora bloccata, Aran fa pressione sui sindacati

    Oggi si è svolta una nuova riunione tra l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN) e i sindacati, nel tentativo di trovare un accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) per il comparto Sanità per il periodo 2022-2024. Nonostante le aspettative, l’incontro ha portato a nuovi stalli, ma ha anche fatto emergere alcuni segnali di apertura. Le divergenze tra le varie organizzazioni sindacali rimangono marcate. Da un lato, sindacati come CGIL, UIL e NURSING UP si sono espressi contro la firma del contratto; dall’altro, CISL, NURSIND e FIALS hanno manifestato la loro disponibilità a sostenere l’accordo. Durante il confronto, ARAN ha presentato le migliorìe previste nella bozza contrattuale, sottolineando che sarebbe disponibile a discutere alcune questioni specifiche, a condizione che queste non si basino su richieste di ulteriori risorse economiche, competenza che non rientra nelle sue prerogative. Tuttavia, è emerso che NURSING UP, pur mantenendo posizioni critiche, ha mostrato una disponibilità a non richiedere finanziamenti aggiuntivi nella fase attuale negoziale, benché continui a sollevare istanze già presentate nel gennaio 2025, durante un tentativo precedente di firma. ARAN ha manifestato la volontà di discutere con i datori di lavoro, specialmente le Regioni, su temi quali:

    • L’elevata qualificazione e professionalità del personale, già parzialmente affrontati nel testo del gennaio 2025, che potrebbero essere ulteriormente migliorati in base alle richieste di NURSING UP.
    • La gestione dei turni per il personale over 60, che NURSING UP vorrebbe trasformare in un diritto soggettivo anziché lasciarlo come possibilità.
    • L’obbligo di flessibilità nei turni di lavoro per i genitori single.

    Antonio Naddeo, presidente di ARAN, ha evidenziato l’importanza di bilanciare i diritti dei lavoratori con le necessità del servizio sanitario che opera 24 ore su 24, riconoscendo l’impatto significativo di alcune richieste sull’organizzazione dei servizi. Nonostante la continua divisione tra i sindacati, ARAN ha ribadito il suo impegno nel cercare soluzioni per arrivare alla conclusione del contratto. È stato programmato un incontro per le prossime due settimane, durante il quale si verificheranno le questioni discusse e si valuteranno eventuali aperture da parte dei datori di lavoro. La trattativa entra quindi in un momento decisivo, con la speranza di raggiungere un accordo che soddisfi le diverse posizioni e permetta il rinnovo contrattuale per i lavoratori del settore sanitario.

    Fonte:

    Quotidiano Sanità – Leggi l’articolo

  • Prova di Guyon: Storia, clinica ed usi del test più noto per valutare l’ematuria…

    Introduco questo articolo segnalando che le informazioni che troverete enunciate non sostituiscono una valutazione medica. L’articolo ha uno scopo prettamente didattico per studenti, cittadini e professionisti. In caso di ematuria o disturbi ad essi correlati, una ricerca sul web non può sostituire una valutazione clinica. Contatta il tuo medico.

    Il test di Guyon, o prova dei tre bicchieri…

    L’ematuria, ovvero la presenza di sangue nelle urine, rappresenta un sintomo comune ma clinicamente significativo che può indicare una vasta gamma di condizioni, dalle infezioni urinarie a patologie renali gravi o neoplasie urologiche. Una delle tecniche più semplici e classiche per valutare la sede dell’ematuria è la cosiddetta “prova dei tre bicchieri”, nota anche come Test di Guyon. Questo test, ideato nel XIX secolo dal medico francese Jean Casimir Felix Guyon, consente un primo orientamento diagnostico sulla localizzazione del sanguinamento lungo le vie urinarie.

    Storia del Test e del suo ideatore…

    Félix Guyon (1831–1920) è stato un celebre chirurgo francese, considerato uno dei padri fondatori dell’urologia moderna. Nato a Saint-Denis, studiò medicina a Parigi, dove sviluppò un forte interesse per le malattie del tratto urinario.

    Guyon fu un innovatore nella diagnosi e nel trattamento delle patologie urologiche. Inventò diversi strumenti, tra cui il catetere di Guyon e contribuì alla comprensione dell’anatomia e fisiologia del sistema urinario. Fu anche professore alla Facoltà di Medicina di Parigi e fondò nel 1907 la prima scuola di urologia.

    Il suo nome è ricordato in varie strutture e pubblicazioni mediche, tra cui l’Istituto Guyon, dedicato alla ricerca e alla cura in urologia.

    Anche se oggi disponiamo di sofisticate indagini strumentali come l’ecografia, la TC con mezzo di contrasto e la chirurgia endoscopica (cistoscopia), il test dei tre bicchieri mantiene una sua rilevanza clinica, specialmente in contesti ambulatoriali o nei casi in cui le risorse diagnostiche siano limitate.

    Obiettivo del Test…

    Il test di Guyon è finalizzato a determinare la sede dell’ematuria attraverso la distribuzione del sangue nei vari momenti della minzione. Esso distingue tra ematuria iniziale, terminale e globale, consentendo al professionista di formulare una prima ipotesi sull’origine del sanguinamento.

    Come si esegue...

    La prova dei tre bicchieri si esegue chiedendo al paziente di urinare consecutivamente in tre contenitori distinti, senza interrompere il flusso urinario:

    1. Primo bicchiere: raccoglie l’urina iniziale.
    2. Secondo bicchiere: contiene l’urina intermedia.
    3. Terzo bicchiere: raccoglie l’urina terminale.

    Questi tre campioni vengono poi analizzati visivamente e/o con esami di laboratorio per valutare la presenza e la concentrazione di eritrociti.

    Interpretazione dei Risultati
    L’interpretazione si basa sulla distribuzione dell’ematuria nei tre campioni:

    • Ematuria iniziale: sangue presente solo nel primo bicchiere. Indica un’origine uretrale, spesso legata a traumi, uretriti o neoplasie dell’uretra.
    • Ematuria terminale: sangue presente solo nel terzo bicchiere. Suggerisce un’origine vescicale, tipica di cistiti, neoplasie della vescica o calcoli vescicali.
    • Ematuria totale: sangue presente in tutti e tre i bicchieri. Implica un’origine alta, cioè a livello dei reni o degli ureteri. È comune in glomerulonefriti, pielonefriti, neoplasie renali o calcolosi delle vie urinarie superiori.
    • Ematuria intermittente o irregolare: distribuzione casuale del sangue. Può indicare sanguinamenti discontinui o multiple fonti patologiche.

    Esempio Clinico

    Un uomo di 55 anni si presenta con macroematuria episodica e senza dolore. Alla prova dei tre bicchieri si osserva sangue in tutti i campioni. Questo orienta il medico verso una patologia renale o ureterale. Gli accertamenti successivi (ecografia, TC addome-pelvi con mdc) confermeranno la patologia neoplastica di origine renale.

    Vantaggi del Test

    • Semplice, rapido e non invasivo.
    • Non richiede attrezzature complesse.
    • Utile in ambienti con risorse diagnostiche limitate.
    • Utile al professionista per direzionare le sue indagini diagnostiche

    Limiti e Considerazioni

    • Non sempre l’origine del sanguinamento è chiara, soprattutto in casi di ematuria intermittente.
    • Il test non distingue tra cause benigne e maligne.
    • Non sostituisce esami diagnostici avanzati.
    • Può essere facilmente falsato.

    Ruolo del Personale Sanitario

    L’infermiere può avere un ruolo fondamentale nella preparazione e nell’assistenza al paziente durante il test, garantendo una corretta raccolta dei campioni e segnalando eventuali anomalie cliniche. Inoltre, il personale sanitario può educare il paziente su come evitare contaminazioni e sulla necessità di riferire sintomi associati (bruciore, febbre, dolori lombari).

    Il ruolo dell’infermiere è inoltre fondamentale nell’educazione sanitaria e nell’indicazione al paziente del giusto professionista da consultare in caso di test positivo.

    Associazione ad altri Test Diagnostici

    La prova dei tre bicchieri può essere completata con:

    • Esame urine completo: per confermare la presenza di eritrociti, cilindri o segni di infezione.
    • Urinocoltura: in caso di sospetta infezione.
    • Citologia urinaria: per ricerca di cellule tumorali.
    • Ecografia e TC: per identificare masse, calcoli o anomalie strutturali.
    • Cistoscopia: per una valutazione diretta della vescica e dell’uretra.

    Indicazioni Cliniche

    Il test di Guyon, nonostante stia iniziando a cadere sempre più in disuso nei sistemi sanitari occidentali (per la presenza di test molto più sensibili), è indicato in presenza di:

    • Ematuria macroscopica o microscopica.
    • Infezioni urinarie ricorrenti.
    • Sospetta urolitiasi.
    • Sintomatologia urinaria non spiegata.
    • Controllo post-terapia in pazienti con neoplasie urologiche.

    Conclusioni

    Sebbene considerato un test “storico”, la prova dei tre bicchieri conserva un ruolo prezioso nella pratica clinica quotidiana. Essa permette una valutazione iniziale dell’ematuria in modo economico, rapido e sicuro. In un’epoca dominata dalla diagnostica ad alta tecnologia, il test di Guyon ci ricorda l’importanza dell’osservazione clinica e della semeiotica nella medicina di qualità.

    Educare il personale sanitario e i pazienti all’utilizzo corretto di questa metodica può ancora oggi migliorare significativamente la gestione delle patologie urologiche, in particolare nei setting ambulatoriali e in contesti a basso impatto tecnologico.

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  • Rinnovo Contratto: il 29 aprile nuovo incontro

    Domani 29 Aprile 2025, ricomincia la contrattazione per il rinnovo del CCNL sanità. La prima contrattazione del contratto 2022-2024 aveva ricevuto una battuta di arresto quando aveva incassato il no dei sindacati CGIL, UIL e Nursing Up.

    Nel frattempo le elezioni RSU hanno mostrato la situazione attuale della rappresentatività sindacale.

    Un risultato che ha dato forza a sindacati come CGIL, che in linea generale si dimostra uno dei più rappresentativi sui vari comparti, sebbene CISL si attesti ancora come prima per rappresentanza in sanità. Da evidenziare comunque la buona crescita di altri sindacati di categoria e non, quali Nursing Up, FIALS e UIL.

    Antonio Naddeo, in un suo intervento al congresso Nazionale FNOPI, ha evidenziato come, col beneplacito dei sindacati, si potrebbe chiudere la contrattazione già a Maggio. Questo porterebbe a vedere gli aumenti in busta paga già in Ottobre.

    Ciò che è certo è che le risorse stanziate restano tali e il governo nel corso delle ultime settimane non ha mai parlato di eventuali aumenti straordinari.

    Resta solo il nodo delle migliorie e modifiche non economiche che potrebbero apportare più diritti o maggiori tutele ai professionisti.

    I lavoratori che necessitano di questi aumenti, almeno per fronteggiare il carovita incrementato dall’inflazione degli ultimi anni, attendono adesso la risoluzione di questa matassa. Una situazione che necessiterebbe di abili diplomatici per essere risolta.

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  • Elezioni RSU: è il momento di scegliere!

    Le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) svolgono un ruolo fondamentale nella tutela dei diritti e degli interessi dei lavoratori del settore sanitario pubblico. Le elezioni per il rinnovo delle RSU rappresentano, quindi, un momento cruciale per la vita democratica dei luoghi di lavoro.

    Calendario delle procedure elettorali

    Le prossime scadenze nelle procedure elettorali sono le seguenti:

    • 14 marzo 2025: termine per la presentazione delle liste elettorali.
    • 17 marzo 2025: termine finale per la costituzione della Commissione elettorale.
    • 3 aprile 2025: affissione delle liste elettorali da parte della Commissione.
    • 14-15-16 aprile 2025: votazioni.
    • 17 aprile 2025: scrutinio.
    • 17-24 aprile 2025: affissione dei risultati elettorali da parte della Commissione.
    • 28 aprile – 6 maggio 2025: invio del verbale elettorale finale all’ARAN da parte delle amministrazioni.

    Importanza delle RSU

    Le RSU sono organismi di rappresentanza dei lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro. Esse hanno il compito di:

    • Negoziare con la direzione aziendale su questioni come orari di lavoro, turni, condizioni di lavoro e sicurezza.
    • Vigilare sull’applicazione dei contratti collettivi e delle leggi sul lavoro.
    • Promuovere iniziative per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
    • Rappresentare i lavoratori nelle controversie individuali e collettive.

    La partecipazione attiva alle elezioni RSU è fondamentale per garantire che i lavoratori siano adeguatamente rappresentati e tutelati.

    Al fine di essere rappresentati al meglio e di dimensionare in modo equo la rappresentanza sindacale è necessario che tutti partecipino alle elezioni in arrivo ad aprile. Per tal motivo, mantenendomi del tutto indipendente, raccomando a tutti i colleghi di presentarsi alle elezioni e votare il proprio rappresentante.

  • Fumata Nera per il Rinnovo Contratto Sanità, cosa sta succedendo…

    Questa settimana il mondo infermieristico è stato scosso dalla notizia che non tutti si aspettavano: CGIL, UIL e Nursing Up non hanno firmato il contratto negoziato con ARAN (Agenzia che si occupa dei contratti nazionali per conto dello Stato) nell’ultimo anno.

    Dopo questa notizia gli animi si sono scaldati e le interviste pubblicate, su quotidiani nazionali e giornali specializzati, sono state decine.

    Interessante, nella confusione generalizzata, è stata l’affermazione del Ministro Paolo Zangrillo, che sembrerebbe non escludere la possibilità che la scelta di non firmare sia stata politicizzata.

    I fatti

    Il 14 Gennaio 2024, dopo più di un anno di trattativa, i sindacati rappresentativi si sono riuniti per concludere la negoziazione del contratto del comparto Sanità 2022-2024, che riguardava oltre 550 mila operatori sanitari (inclusi Infermieri). Nursing Up, CGIL e UIL hanno detto no. Tanto è stato necessario per far saltare l’accordo, non avendo raggiunto la rappresentanza sindacale. Favorevoli invece all’accordo sono stati i sindacati Nursind, Cisl, Fials.

    Le reazioni degli esponenti sindacali e della poltica

    Le reazioni degli esponenti sindacali non si sono fatte attendere. Il Nursind per primo ha rilasciato un comunicato dove parlava di “un’occasione persa” e di controparte il Nursing Up ha parlato di “Contratto Inadeguato”. CISL ha parlato di “decisione grave” il mancato rinnovo contrattuale a causa della firma mancata dei tre sindacati prima citati. CGIL invece ha parlato di “mancanza di valorizzazione economica”.

    Il Ministro della Pubblica Amministrazione Zangrillo nella giornata di ieri invece ha commentato di avere sospetti di uno stop politico da parte dei sindacati.

    Le reazioni del Web

    Il web, come d’altronde anche i sindacati stessi, si è diviso a metà. Molti hanno interpretato la mancata firma come presa di posizione contro Governo e stanziamenti insufficienti per il rinnovo contrattuale. Questa visione si è dimostrata lungimirante, perché molti hanno messo da parte la possibilità di mettersi in tasca gli spiccioli promessi (perché comunque si parlava di spiccioli, ammettiamolo!) in virtù di una presa di posizione più decisa. D’altro canto alcuni considerano che le risorse stanziate non potranno in alcun modo aumentare, di conseguenza non aver firmato dimostra poca maturità da parte di chi si è opposto.

    Conclusioni

    Non è il momento di parteggiare per l’una o l’altra parte, il tempo determinerà chi avrà avuto ragione. Nel frattempo, gli Infermieri si vedono bloccare il contratto 2022-2024 e con esso anche la possibilità di quei pochi spiccioli di aumento. Inoltre, con questo stop si è ritardato l’inizio della contrattazione del CCNL 2025-2027, per cui i fondi sembrerebbero essere già stanziati.

    Gli Infermieri, con spirito si sacrificio, portano avanti una sanità sempre più in crisi. Nessun rinnovo contrattuale ha mai dato la risposta alle necessità crescenti dei professionisti. Questo accordo saltato potrebbe rivelarsi un segnale deciso nei confronti dell’attuale amministrazione.

  • Assistente Infermiere: Facciamo chiarezza…

    Introduzione

    L’assistente infermiere ha diviso ancora una volta la professione infermieristica. Una nuova occasione per creare schieramenti interni in questa categoria che giustamente si ritrova a discutere e dividersi in differenti linee di pensiero. Una dinamica viva e presente in uno stato democratico, che non può essere eliminata o soffocata, ma incoraggiata e rispettata.

    Sappiamo che la professione è ormai una fiamma costante, che trae il proprio carburante da ognuna di queste news, talvolte false o ingigantite e talvolta vere. Certo è che il malcontento degli infermieri difficilmente poi si ritrova nelle piazze, ma solitamente abita gli spazi privati o pubblici dei social network oltre che diffondersi tramite il chiacchericcio nelle corsie degli ospedali.

    Come per ogni articolo su questo blog, ho evitato di pubblicare messaggi frettolosi e sensazionalisti col solo scopo di fare likes e visualizzazioni. Per questo motivo, atteso il tempo necessario, ho deciso di dedicarmi alla stesura di questo articolo.

    Storia dell’Assistente Infermiere

    Inizio ad analizzare questa nuova professione, partendo dallo smentire il concetto di “appena nata”. Il Nursing Assistant, o Assistente Infermiere, nasce in realtà nei primi anni del novecento nel mondo anglosassone per rispondere alla necessità crescente di mansioni infermieristiche non specializzate e di base, in concomitanza dei conflitti maggiori. Sebbene non sempre istituzionalizzato da una norma, l’Assistente Infermiere è stato a più riprese evoluto, aggiornato o promosso in molte nazioni avanzate e innovative in materia di sanità. Nazioni tra cui non è inclusa la bell’Italia.

    In Italia se ne discute a più riprese nel corso degli anni, ma in realtà viene sempre marginalizzato da quell’arcobaleno di professioni di supporto all’assistenza quali OSS, OTA, ASA, OSS-S etc etc. Tale situazione fu in parte riordinata con il convogliamento (o eliminazione) di tutte le professioni nella figura dell’OSS e con il successivo Accordo Stato Regioni che con il DI 12 novembre 2001, 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 gennaio 2001 diede vita alla figura dell’OSS con formazione complementare (anche detto “OSSS” o “OSS con la terza S”).

    L’avventura dell’OSS specializzato, o con formazione complementare, fu pressoché un disastro. Gli infermieri non riconobbero questa professionalità e le aziende, sebbene formarono questi professionisti, non riuscirono mai a svilupparne il pieno potenziale. Molti OSS acquistarono i corsi con proprio denaro, ma furono amaramente compensati. Anche in quell’occasione molti posero il problema dell’incremento delle responsabilità senza aumento salariale.

    Dopo più di vent’anni da questa norma, alcune regioni provarono a dare nuovamente vita a questa figura, data l’estrema richiesta del privato convenzionato, sopratutto nei campi socio-assistenziali e residenziali. Gli stessi enti pubblici a tutela della professione si opposero ad alcune “liberalizzazioni”.

    Il cambio di rotta avvenne a ridosso con l’emergenza COVID. Molti richiesero una figura che fosse in grado di colmare un gap determinato dalla carenza di infermieri (nessuno si chiese però come realmente risolvere questo problema) e guardando oltre-manica si ritrovarono ad avere la risposta. Il governo di destra in carica dall’ottobre del 2022, instaurò un dialogo con le cariche della professione infermieristica e riuscì a portare a compimento una ulteriore modifica di questo mondo fatto di professioni ausiliari e subalterne.

    Con gli Accordi Stato Regione Rep Atti N° 175/CSR del 3 Ottobre 2024 la Conferenza Stato-Regione ha decretato la nascita di questo profilo (documento allegato in questo articolo), oltre ad avere revisionato la figura dell’Operatore Socio Sanitario.

    Gli ultimi mesi del 2024, sono dunque stati mesi caldi per sindacati, ordini e professionisti. Tra quest’ultimi, molti hanno parlato senza leggere nemmeno il documento appena approvato, cosa che ovviamente ha causato contestazioni infondate e leggerezze su cui forse si sarebbe dovuto fare più chiarezza.

    Chi è l’assistente infermiere?

    L’assistente infermiere è un operatore sanitario che, partendo dalla qualifica di OSS, ha seguito un percorso formativo aggiuntivo. Questa figura intermedia svolge un ruolo fondamentale nel team sanitario, collaborando attivamente con infermieri e medici.

    Requisiti per diventare Assistente Infermiere

    I requisiti per diventare Assistente Infermiere sono tutto sommato anche piuttosto stringenti. E’ richiesto:

    • Di essere in possesso del titolo di Operatore Socio Sanitario o equipollente;
    • Di essere in possesso di almeno 24 mesi di esperienza nel ruolo;
    • Di essere in possesso di diploma di secondo grado quinquennale o equipollente.

    In alternativa e se in mancanza di diploma di secondo grado quinquennale è richiesto:

    • Almeno 5 anni di esperienza negli ultimi 8 anni
    • Modulo aggiuntivo di formazione di almeno 100 ore

    Quali sono le principali attività dell’assistente infermiere?

    Le attività dell’assistente infermiere sono molteplici e variano a seconda del contesto lavorativo. In generale, si possono individuare le seguenti mansioni:

    • Assistenza diretta al paziente: L’assistente infermiere fornisce assistenza ai pazienti nelle attività quotidiane, come l’igiene personale, l’alimentazione e la mobilizzazione.
    • Supporto alle attività infermieristiche: Collabora con gli infermieri nello svolgimento delle procedure assistenziali, come la somministrazione di farmaci per via orale o la raccolta di campioni biologici.
    • Attività di prevenzione e promozione della salute: Educa i pazienti e le loro famiglie sulle corrette pratiche igienico-sanitarie e promuove stili di vita sani.
    • Gestione amministrativa e organizzativa: Si occupa della gestione della documentazione sanitaria e partecipa all’organizzazione del lavoro all’interno della struttura.

    Nello specifico, le competenze acquisite saranno:

    • Rilevazione di parametri vitali, segni e funzioni
    • Eseguire ECG
    • Rilevare parametri da puntura capillare
    • Utilizzare dispositivi POCT
    • Somministrare nutrizione enterale in caso di stabilizzazione clinica
    • Effettuare aspirazioni delle secrezioni oro-faringee, naso-faringee, anche in assistiti con tracheostomia stabilizzata
    • Effettuare cura e pulizia stomie
    • In caso di stabilità clinica, preparare e somministrare farmaci per via orale, oftalmica, vaginale, rettale, topica e tramite accessi enterali stabilizzati. Sotto la supervisione dell’infermiere per via intramuscolare e sottocutanea
    • Applicazione cannule nasali, maschere facciali per somministrazione ossigeno.

    Quale sarà la Formazione dell’Assistente Infermiere?

    La formazione di questa figura secondo me è un punto critico. Si richiede infatti 50 ore di formazione teorica in un lasso di tempo non inferiore ai 6 mesi e non superiore ai 12 mesi.

    Si richiede almeno 1 ora di formazione in aggiornamento per ogni mese lavorato nell’anno in corso. Aggiornamento che viene richiesto nel triennio successivo a quello di raggiungimento del titolo.

    I punti critici su cui bisognerebbe soffermarsi…

    Nel corso di questo periodo ho ascoltato e letto i dibattiti che si sono innescati dopo la nascita di questa figura professionale. Molti quesiti sono stati sollevati e non posso che concordare sul fatto che alcuni di essi dovrebbero trovare una risposta nel breve periodo:

    • Saranno previsti degli aumenti salariali per chi intraprende questa formazione?
    • L’aumento di responsabilità concessa all’Assistente Infermiere espone l’infermiere che coordina il turno a rischi di natura civile e professionali?
    • Preso atto che le responsabilità penali siano soggettive, le responsabilità professionali saranno a carico del neo-professionista con conseguente estensione della Legge Gelli? oppure lo “scudo” sarà l’unico professionista sanitario in turno?
    • Esisterà un ente di controllo che monitorerà la conformità, la regolarità, la formazione e l’aggiornamento di questa nuova figura professionale?
    • Come reagiranno gli infermieri all’arrivo dei nuovi Assistenti Infermieri? Riconosceranno le nuove competenze acquisite o si comporteranno come avvenne con l’avvento dell’OSS-FC?

    Conclusioni

    La formazione di questa figura è un altro tentativo di sopperire ad una carenza cronica di infermieri. La professione è sempre meno attrattiva e creare figure ibride è il risultato di una programmazione poco attenta. Nel breve termine potrebbe (e il condizionale è d’obbligo) diventare una soluzione tampone molto valida. Il sistema antiquato e baronale della nostra sanità però non permetterà nel lungo termine di valorizzare tale figura. Situazione già vista, tra l’altro, con l’esperienza dell’OSS con formazione complementare. In quanto a trasparenza inoltre, troviamo l’aver messo a tacere la questione e la scarsità di dialogo, un tentativo di ridurre il dissenso nella professione. Un dissenso che si esprime ormai nel più totale disinteresse alla realtà politica. Come in ogni articolo, lasciamo spazio per successivi aggiornamenti, sperando di ricevere risposte nel tempo, alle domande che sin dall’immediato sono state sollevate.

    Fonti:

    Celebrating National Nursing Assistants Week: We’re Unstoppable! – Grape Tree
    https://www.grapetree.com/post/celebrating-national-nursing-assistants-week-we-re-unstoppable

    OPERATORE SOCIO-SANITARIO CON FORMAZIONE COMPLEMENTARE IN ASSISTENZA SANITARIA (OSS-FC)
    https://www.regione.veneto.it/web/sanita/operatore-socio-sanitario-con-formazione-complementare-in-assistenza-sanitaria-oss-fc

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  • I vaccini potrebbero ridurre l’uso di antibiotici e fare risparmiare 240 miliardi

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    Un rapporto dell’organizzazione Mondiale della Sanità, che segue e amplia uno studio condotto sempre da OMS e pubblicato sul BMJ Global Health, dimostra che l’utilizzo di 44 vaccini per 24 patogeni selezionati potrebbe ridurre in modo drastico l’utilizzo di antibiotici e di conseguenza lo sviluppo di antibiotico-resistenze.

    Tra i patogeni troviamo Acinetobacter baumannii, Campylobacter jejuni, Clostridioides difficile, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Salmonella e molti altri.

    Ogni anno si contano 5 Milioni di decessi a causa delle resistenze agli antibiotici. I vaccini potrebbero ridurre l’utilizzo di questi farmaci di circa il 22% ovvero 550 milioni di dosi al giorno a livello globale. Tradotto in denaro, il risparmio stimato è di un terzo dell’attuale spesa annuale globale che è di circa 730 miliardi di dollari.

    Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms ha affermato: “Affrontare la resistenza antimicrobica inizia con la prevenzione delle infezioni e i vaccini sono tra gli strumenti più potenti per farlo prevenire è meglio che curare, e aumentare l’accesso ai vaccini esistenti e svilupparne di nuovi per malattie critiche, come la tubercolosi, è fondamentale per salvare vite umane e invertire la tendenza sulla resistenza antimicrobica”.

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    In allegato il report dell’OMS