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Categoria: News Legislazione

  • CCNL Sanità: Raggiunto l’accordo tra delusioni e festeggiamenti

    Ciò che è certo in questa professione è che ogni rinnovo di contratto gli stati d’animo sono contrastanti. Delusioni e festeggiamenti coabitano la stessa professione ogni volta che si conclude l’accordo con ARAN.

    Si è conclusa la trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) della Sanità pubblica per il triennio 2022-2024. Un traguardo atteso da migliaia di lavoratori, ma che lascia dietro di sé un’ombra di insoddisfazione, soprattutto tra gli infermieri, che vedono ancora una volta sfumare l’occasione di un vero riconoscimento professionale ed economico.

    Nonostante gli sforzi, le lunghe negoziazioni, le proteste e la mancata firma, per molti infermieri questo rinnovo si traduce nell’ennesima delusione. Le aspettative erano alte: una valorizzazione concreta della professione, mai avvenuta in periodo COVID, un adeguamento salariale che riflettesse l’impegno e le responsabilità quotidiane, e un miglioramento delle condizioni di lavoro.

    Purtroppo, il risultato finale sembra non aver colto minimamente queste esigenze. Molti infermieri esprimono un profondo senso di frustrazione, sottolineando come la specificità del loro ruolo, la complessità e il carico di lavoro, spesso estenuante, non siano stati adeguatamente riconosciuti.

    Le promesse di un incremento che potesse fare la differenza, in un contesto di crescente inflazione e di continuo sacrificio personale, sembrano essersi tradotte in un aumento insufficiente a colmare il divario con le aspettative e con le realtà professionali di altri Paesi europei.

    In effetti, qualora volessimo essere un po’ più spigolosi, bisognerebbe sottolineare che l’aumento non raggiunge nemmeno lontanamente l’erosione dello stipendio avvenuta a causa di una inflazione galoppante. A conti fatti, il rinnovo contrattuale ci ha comunque lasciati più poveri di prima. Lasciandoci con un potere d’acquisto sempre più basso.

    Si avverte la sensazione che, ancora una volta, la categoria sia stata lasciata ai margini, perdendo un’occasione preziosa per una svolta significativa.

    La conclusione del CCNL ha evidenziato una netta divisione all’interno del fronte sindacale. Da un lato, CGIL e UIL hanno espresso malumori e perplessità, sottolineando come l’accordo non risponda in maniera esaustiva alle richieste dei lavoratori e lasci irrisolte diverse questioni, in particolare per quanto riguarda la valorizzazione delle professioni sanitarie e le condizioni di lavoro.

    La loro insoddisfazione riflette la percezione di un accordo che non va oltre le aspettative minime, mancando un’opportunità per un cambiamento più incisivo.

    Dall’altro lato, Nursing Up, Nursind, FIALS e CISL hanno manifestato un plauso per l’accordo raggiunto. Nursing Up e Nursind, sindacati specifici degli infermieri, pur con le dovute riserve, sembrano aver riconosciuto nel contratto alcuni passi in avanti. Nursind, firmatario della prima proposta, ha sempre sostenuto la linea del concludere la trattativa e provare a chiedere maggiori risorse per la tornata successiva. Secondo Nursind le risorse economiche, già decise in finanziaria, non sarebbero mai aumentate e bloccare il rinnovo sarebbe stato un errore che avrebbe portato ad un ritardo sulla contrattazione successiva.

    Nursing up invece, ha bloccato il contratto in prima tornata, avvenuta prima delle RSU (Elezioni Sindacali), per poi firmare la nuova proposta, affermando che l’accessibilità all’area di elevata qualificazione anche da parte di infermieri senza laurea magistrale, è stato l’ago della bilancia. In questo frangente, i malumori degli infermieri sono stati molteplici.

    La CISL sempre d’accordo con la linea contrattuale proposta, invece, ha evidenziato l’importanza del rinnovo in un periodo complesso, sottolineando gli aspetti positivi dell’intesa raggiunta. CISL in RSU ha dimostrato tra l’altro di essere il sindacato maggiormente apprezzato dai professionisti sanitari.

    I malumori comunque non si sono fatti attendere e la linea di pensiero del “porto a casa perlomeno le briciole” si è contrapposta alla linea “Meglio niente che l’elemosina”.

    Certo è che l’insoddisfazione fa rumore e alcuni infermieri hanno manifestato la loro rabbia e delusione sui social. Sempre e solamente sui social network.

    In allegato il contratto firmato:

  • Comparto Sanità. Trattativa CCNL ancora bloccata, Aran fa pressione sui sindacati

    Oggi si è svolta una nuova riunione tra l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN) e i sindacati, nel tentativo di trovare un accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) per il comparto Sanità per il periodo 2022-2024. Nonostante le aspettative, l’incontro ha portato a nuovi stalli, ma ha anche fatto emergere alcuni segnali di apertura. Le divergenze tra le varie organizzazioni sindacali rimangono marcate. Da un lato, sindacati come CGIL, UIL e NURSING UP si sono espressi contro la firma del contratto; dall’altro, CISL, NURSIND e FIALS hanno manifestato la loro disponibilità a sostenere l’accordo. Durante il confronto, ARAN ha presentato le migliorìe previste nella bozza contrattuale, sottolineando che sarebbe disponibile a discutere alcune questioni specifiche, a condizione che queste non si basino su richieste di ulteriori risorse economiche, competenza che non rientra nelle sue prerogative. Tuttavia, è emerso che NURSING UP, pur mantenendo posizioni critiche, ha mostrato una disponibilità a non richiedere finanziamenti aggiuntivi nella fase attuale negoziale, benché continui a sollevare istanze già presentate nel gennaio 2025, durante un tentativo precedente di firma. ARAN ha manifestato la volontà di discutere con i datori di lavoro, specialmente le Regioni, su temi quali:

    • L’elevata qualificazione e professionalità del personale, già parzialmente affrontati nel testo del gennaio 2025, che potrebbero essere ulteriormente migliorati in base alle richieste di NURSING UP.
    • La gestione dei turni per il personale over 60, che NURSING UP vorrebbe trasformare in un diritto soggettivo anziché lasciarlo come possibilità.
    • L’obbligo di flessibilità nei turni di lavoro per i genitori single.

    Antonio Naddeo, presidente di ARAN, ha evidenziato l’importanza di bilanciare i diritti dei lavoratori con le necessità del servizio sanitario che opera 24 ore su 24, riconoscendo l’impatto significativo di alcune richieste sull’organizzazione dei servizi. Nonostante la continua divisione tra i sindacati, ARAN ha ribadito il suo impegno nel cercare soluzioni per arrivare alla conclusione del contratto. È stato programmato un incontro per le prossime due settimane, durante il quale si verificheranno le questioni discusse e si valuteranno eventuali aperture da parte dei datori di lavoro. La trattativa entra quindi in un momento decisivo, con la speranza di raggiungere un accordo che soddisfi le diverse posizioni e permetta il rinnovo contrattuale per i lavoratori del settore sanitario.

    Fonte:

    Quotidiano Sanità – Leggi l’articolo

  • Rinnovo Contratto: il 29 aprile nuovo incontro

    Domani 29 Aprile 2025, ricomincia la contrattazione per il rinnovo del CCNL sanità. La prima contrattazione del contratto 2022-2024 aveva ricevuto una battuta di arresto quando aveva incassato il no dei sindacati CGIL, UIL e Nursing Up.

    Nel frattempo le elezioni RSU hanno mostrato la situazione attuale della rappresentatività sindacale.

    Un risultato che ha dato forza a sindacati come CGIL, che in linea generale si dimostra uno dei più rappresentativi sui vari comparti, sebbene CISL si attesti ancora come prima per rappresentanza in sanità. Da evidenziare comunque la buona crescita di altri sindacati di categoria e non, quali Nursing Up, FIALS e UIL.

    Antonio Naddeo, in un suo intervento al congresso Nazionale FNOPI, ha evidenziato come, col beneplacito dei sindacati, si potrebbe chiudere la contrattazione già a Maggio. Questo porterebbe a vedere gli aumenti in busta paga già in Ottobre.

    Ciò che è certo è che le risorse stanziate restano tali e il governo nel corso delle ultime settimane non ha mai parlato di eventuali aumenti straordinari.

    Resta solo il nodo delle migliorie e modifiche non economiche che potrebbero apportare più diritti o maggiori tutele ai professionisti.

    I lavoratori che necessitano di questi aumenti, almeno per fronteggiare il carovita incrementato dall’inflazione degli ultimi anni, attendono adesso la risoluzione di questa matassa. Una situazione che necessiterebbe di abili diplomatici per essere risolta.

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  • Fumata Nera per il Rinnovo Contratto Sanità, cosa sta succedendo…

    Questa settimana il mondo infermieristico è stato scosso dalla notizia che non tutti si aspettavano: CGIL, UIL e Nursing Up non hanno firmato il contratto negoziato con ARAN (Agenzia che si occupa dei contratti nazionali per conto dello Stato) nell’ultimo anno.

    Dopo questa notizia gli animi si sono scaldati e le interviste pubblicate, su quotidiani nazionali e giornali specializzati, sono state decine.

    Interessante, nella confusione generalizzata, è stata l’affermazione del Ministro Paolo Zangrillo, che sembrerebbe non escludere la possibilità che la scelta di non firmare sia stata politicizzata.

    I fatti

    Il 14 Gennaio 2024, dopo più di un anno di trattativa, i sindacati rappresentativi si sono riuniti per concludere la negoziazione del contratto del comparto Sanità 2022-2024, che riguardava oltre 550 mila operatori sanitari (inclusi Infermieri). Nursing Up, CGIL e UIL hanno detto no. Tanto è stato necessario per far saltare l’accordo, non avendo raggiunto la rappresentanza sindacale. Favorevoli invece all’accordo sono stati i sindacati Nursind, Cisl, Fials.

    Le reazioni degli esponenti sindacali e della poltica

    Le reazioni degli esponenti sindacali non si sono fatte attendere. Il Nursind per primo ha rilasciato un comunicato dove parlava di “un’occasione persa” e di controparte il Nursing Up ha parlato di “Contratto Inadeguato”. CISL ha parlato di “decisione grave” il mancato rinnovo contrattuale a causa della firma mancata dei tre sindacati prima citati. CGIL invece ha parlato di “mancanza di valorizzazione economica”.

    Il Ministro della Pubblica Amministrazione Zangrillo nella giornata di ieri invece ha commentato di avere sospetti di uno stop politico da parte dei sindacati.

    Le reazioni del Web

    Il web, come d’altronde anche i sindacati stessi, si è diviso a metà. Molti hanno interpretato la mancata firma come presa di posizione contro Governo e stanziamenti insufficienti per il rinnovo contrattuale. Questa visione si è dimostrata lungimirante, perché molti hanno messo da parte la possibilità di mettersi in tasca gli spiccioli promessi (perché comunque si parlava di spiccioli, ammettiamolo!) in virtù di una presa di posizione più decisa. D’altro canto alcuni considerano che le risorse stanziate non potranno in alcun modo aumentare, di conseguenza non aver firmato dimostra poca maturità da parte di chi si è opposto.

    Conclusioni

    Non è il momento di parteggiare per l’una o l’altra parte, il tempo determinerà chi avrà avuto ragione. Nel frattempo, gli Infermieri si vedono bloccare il contratto 2022-2024 e con esso anche la possibilità di quei pochi spiccioli di aumento. Inoltre, con questo stop si è ritardato l’inizio della contrattazione del CCNL 2025-2027, per cui i fondi sembrerebbero essere già stanziati.

    Gli Infermieri, con spirito si sacrificio, portano avanti una sanità sempre più in crisi. Nessun rinnovo contrattuale ha mai dato la risposta alle necessità crescenti dei professionisti. Questo accordo saltato potrebbe rivelarsi un segnale deciso nei confronti dell’attuale amministrazione.

  • Assistente Infermiere: Facciamo chiarezza…

    Introduzione

    L’assistente infermiere ha diviso ancora una volta la professione infermieristica. Una nuova occasione per creare schieramenti interni in questa categoria che giustamente si ritrova a discutere e dividersi in differenti linee di pensiero. Una dinamica viva e presente in uno stato democratico, che non può essere eliminata o soffocata, ma incoraggiata e rispettata.

    Sappiamo che la professione è ormai una fiamma costante, che trae il proprio carburante da ognuna di queste news, talvolte false o ingigantite e talvolta vere. Certo è che il malcontento degli infermieri difficilmente poi si ritrova nelle piazze, ma solitamente abita gli spazi privati o pubblici dei social network oltre che diffondersi tramite il chiacchericcio nelle corsie degli ospedali.

    Come per ogni articolo su questo blog, ho evitato di pubblicare messaggi frettolosi e sensazionalisti col solo scopo di fare likes e visualizzazioni. Per questo motivo, atteso il tempo necessario, ho deciso di dedicarmi alla stesura di questo articolo.

    Storia dell’Assistente Infermiere

    Inizio ad analizzare questa nuova professione, partendo dallo smentire il concetto di “appena nata”. Il Nursing Assistant, o Assistente Infermiere, nasce in realtà nei primi anni del novecento nel mondo anglosassone per rispondere alla necessità crescente di mansioni infermieristiche non specializzate e di base, in concomitanza dei conflitti maggiori. Sebbene non sempre istituzionalizzato da una norma, l’Assistente Infermiere è stato a più riprese evoluto, aggiornato o promosso in molte nazioni avanzate e innovative in materia di sanità. Nazioni tra cui non è inclusa la bell’Italia.

    In Italia se ne discute a più riprese nel corso degli anni, ma in realtà viene sempre marginalizzato da quell’arcobaleno di professioni di supporto all’assistenza quali OSS, OTA, ASA, OSS-S etc etc. Tale situazione fu in parte riordinata con il convogliamento (o eliminazione) di tutte le professioni nella figura dell’OSS e con il successivo Accordo Stato Regioni che con il DI 12 novembre 2001, 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 gennaio 2001 diede vita alla figura dell’OSS con formazione complementare (anche detto “OSSS” o “OSS con la terza S”).

    L’avventura dell’OSS specializzato, o con formazione complementare, fu pressoché un disastro. Gli infermieri non riconobbero questa professionalità e le aziende, sebbene formarono questi professionisti, non riuscirono mai a svilupparne il pieno potenziale. Molti OSS acquistarono i corsi con proprio denaro, ma furono amaramente compensati. Anche in quell’occasione molti posero il problema dell’incremento delle responsabilità senza aumento salariale.

    Dopo più di vent’anni da questa norma, alcune regioni provarono a dare nuovamente vita a questa figura, data l’estrema richiesta del privato convenzionato, sopratutto nei campi socio-assistenziali e residenziali. Gli stessi enti pubblici a tutela della professione si opposero ad alcune “liberalizzazioni”.

    Il cambio di rotta avvenne a ridosso con l’emergenza COVID. Molti richiesero una figura che fosse in grado di colmare un gap determinato dalla carenza di infermieri (nessuno si chiese però come realmente risolvere questo problema) e guardando oltre-manica si ritrovarono ad avere la risposta. Il governo di destra in carica dall’ottobre del 2022, instaurò un dialogo con le cariche della professione infermieristica e riuscì a portare a compimento una ulteriore modifica di questo mondo fatto di professioni ausiliari e subalterne.

    Con gli Accordi Stato Regione Rep Atti N° 175/CSR del 3 Ottobre 2024 la Conferenza Stato-Regione ha decretato la nascita di questo profilo (documento allegato in questo articolo), oltre ad avere revisionato la figura dell’Operatore Socio Sanitario.

    Gli ultimi mesi del 2024, sono dunque stati mesi caldi per sindacati, ordini e professionisti. Tra quest’ultimi, molti hanno parlato senza leggere nemmeno il documento appena approvato, cosa che ovviamente ha causato contestazioni infondate e leggerezze su cui forse si sarebbe dovuto fare più chiarezza.

    Chi è l’assistente infermiere?

    L’assistente infermiere è un operatore sanitario che, partendo dalla qualifica di OSS, ha seguito un percorso formativo aggiuntivo. Questa figura intermedia svolge un ruolo fondamentale nel team sanitario, collaborando attivamente con infermieri e medici.

    Requisiti per diventare Assistente Infermiere

    I requisiti per diventare Assistente Infermiere sono tutto sommato anche piuttosto stringenti. E’ richiesto:

    • Di essere in possesso del titolo di Operatore Socio Sanitario o equipollente;
    • Di essere in possesso di almeno 24 mesi di esperienza nel ruolo;
    • Di essere in possesso di diploma di secondo grado quinquennale o equipollente.

    In alternativa e se in mancanza di diploma di secondo grado quinquennale è richiesto:

    • Almeno 5 anni di esperienza negli ultimi 8 anni
    • Modulo aggiuntivo di formazione di almeno 100 ore

    Quali sono le principali attività dell’assistente infermiere?

    Le attività dell’assistente infermiere sono molteplici e variano a seconda del contesto lavorativo. In generale, si possono individuare le seguenti mansioni:

    • Assistenza diretta al paziente: L’assistente infermiere fornisce assistenza ai pazienti nelle attività quotidiane, come l’igiene personale, l’alimentazione e la mobilizzazione.
    • Supporto alle attività infermieristiche: Collabora con gli infermieri nello svolgimento delle procedure assistenziali, come la somministrazione di farmaci per via orale o la raccolta di campioni biologici.
    • Attività di prevenzione e promozione della salute: Educa i pazienti e le loro famiglie sulle corrette pratiche igienico-sanitarie e promuove stili di vita sani.
    • Gestione amministrativa e organizzativa: Si occupa della gestione della documentazione sanitaria e partecipa all’organizzazione del lavoro all’interno della struttura.

    Nello specifico, le competenze acquisite saranno:

    • Rilevazione di parametri vitali, segni e funzioni
    • Eseguire ECG
    • Rilevare parametri da puntura capillare
    • Utilizzare dispositivi POCT
    • Somministrare nutrizione enterale in caso di stabilizzazione clinica
    • Effettuare aspirazioni delle secrezioni oro-faringee, naso-faringee, anche in assistiti con tracheostomia stabilizzata
    • Effettuare cura e pulizia stomie
    • In caso di stabilità clinica, preparare e somministrare farmaci per via orale, oftalmica, vaginale, rettale, topica e tramite accessi enterali stabilizzati. Sotto la supervisione dell’infermiere per via intramuscolare e sottocutanea
    • Applicazione cannule nasali, maschere facciali per somministrazione ossigeno.

    Quale sarà la Formazione dell’Assistente Infermiere?

    La formazione di questa figura secondo me è un punto critico. Si richiede infatti 50 ore di formazione teorica in un lasso di tempo non inferiore ai 6 mesi e non superiore ai 12 mesi.

    Si richiede almeno 1 ora di formazione in aggiornamento per ogni mese lavorato nell’anno in corso. Aggiornamento che viene richiesto nel triennio successivo a quello di raggiungimento del titolo.

    I punti critici su cui bisognerebbe soffermarsi…

    Nel corso di questo periodo ho ascoltato e letto i dibattiti che si sono innescati dopo la nascita di questa figura professionale. Molti quesiti sono stati sollevati e non posso che concordare sul fatto che alcuni di essi dovrebbero trovare una risposta nel breve periodo:

    • Saranno previsti degli aumenti salariali per chi intraprende questa formazione?
    • L’aumento di responsabilità concessa all’Assistente Infermiere espone l’infermiere che coordina il turno a rischi di natura civile e professionali?
    • Preso atto che le responsabilità penali siano soggettive, le responsabilità professionali saranno a carico del neo-professionista con conseguente estensione della Legge Gelli? oppure lo “scudo” sarà l’unico professionista sanitario in turno?
    • Esisterà un ente di controllo che monitorerà la conformità, la regolarità, la formazione e l’aggiornamento di questa nuova figura professionale?
    • Come reagiranno gli infermieri all’arrivo dei nuovi Assistenti Infermieri? Riconosceranno le nuove competenze acquisite o si comporteranno come avvenne con l’avvento dell’OSS-FC?

    Conclusioni

    La formazione di questa figura è un altro tentativo di sopperire ad una carenza cronica di infermieri. La professione è sempre meno attrattiva e creare figure ibride è il risultato di una programmazione poco attenta. Nel breve termine potrebbe (e il condizionale è d’obbligo) diventare una soluzione tampone molto valida. Il sistema antiquato e baronale della nostra sanità però non permetterà nel lungo termine di valorizzare tale figura. Situazione già vista, tra l’altro, con l’esperienza dell’OSS con formazione complementare. In quanto a trasparenza inoltre, troviamo l’aver messo a tacere la questione e la scarsità di dialogo, un tentativo di ridurre il dissenso nella professione. Un dissenso che si esprime ormai nel più totale disinteresse alla realtà politica. Come in ogni articolo, lasciamo spazio per successivi aggiornamenti, sperando di ricevere risposte nel tempo, alle domande che sin dall’immediato sono state sollevate.

    Fonti:

    Celebrating National Nursing Assistants Week: We’re Unstoppable! – Grape Tree
    https://www.grapetree.com/post/celebrating-national-nursing-assistants-week-we-re-unstoppable

    OPERATORE SOCIO-SANITARIO CON FORMAZIONE COMPLEMENTARE IN ASSISTENZA SANITARIA (OSS-FC)
    https://www.regione.veneto.it/web/sanita/operatore-socio-sanitario-con-formazione-complementare-in-assistenza-sanitaria-oss-fc

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  • Intelligenza artificiale e sanità: Rischi e Opportunità. Serve Governance

    L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è divenuto tema di discussione nel G7 Italia che si chiude oggi ad Ancona.

    Aver affrontato questo argomento ha generato e prodotto un documento ovvero il G7 Policy brief on Artificial Intelligence: opportunities and challenges for the Health Sector.

    Dunque l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario non solo è accettato ma consigliabile al fine di sgravare i professionisti sanitari dalle mansioni piu ripetitive e soggette ad automazione, donando nuovamente ai professionisti il tempo necessario per dedicarsi alla cura e gestione delle relazioni umane e interpersonali.

    il documento però chiarisce che le opportunità sono correlate a molti rischi e dunque risulta necessario interrogarsi e regolamentare in modo severo tutti i risvolti relativi a privacy, etica, economia e sostenibilità dei progetti.

    In allegato il documento per intero:

  • Specializzazioni Infermieristiche: Svolta epocale

    FNOPI da l’annuncio in pompa magna pubblicando su tutti i canali social: Nascono tre nuove lauree magistrali in infermieristica

    Parliamo di tre aree di specializzazione infermieristiche: Cure Primarie e Sanità pubblica, Cure Pediatriche e Neonatali e Cure Intensive e nell’Emergenza.

    “Stiamo lavorando a un progetto complessivo che guarda al futuro della sanità italiana e al ruolo cruciale che gli infermieri ricoprono oggi e che svolgeranno nell’assistenza sul territori. La vostra professionalità e il vostro contributo sono insostituibili per garantire qualità alla sanità pubblica. Grazie a voi, il nostro servizio sanitario potrà affrontare con maggiore forza e preparazione le sfide future, rispondendo in modo efficace alle esigenze dei cittadini”.

    Ministro della Salute Orazio Schillaci

    Questa novità apre la strada alla prescrizione Infermieristica. Prescrizione che ovviamente fa riferimento ai presidi e tecnologie, relativi alla specialità scelta. Attività che finora e tutt’ora è in capo ai soli medici, sebbene i presidi siano utilizzati e interdipendenti alle attività infermieristiche. I malumori dei medici, come prevedibile, sembrano già essere esplosi come scritto dal Sole 24 Ore nella giornata di oggi.

    Si sono fatti sentire anche i professionisti infermieri che sebbene abbiano appreso la notizia con interesse, hanno subito dimostrato estrema diffidenza.

    Una diffidenza che deriva da anni di proclami che però hanno peggiorato o condizionato in modo negativo la loro esistenza e professionalità. Tra le critiche sollevate, la più frequente è stata quella che pone il serio dubbio sulla necessità di riconoscere economicamente e contrattualmente le lauree magistrali. Cosa mai avvenuta finora.

    Apprendiamo con interesse le novità apportate al presente ordinamento, ben sperando che il cambiamento possa portare uno scossone a questo immobilismo che ci attanaglia da trent’anni. Speriamo inoltre che i dubbi giustamente espressi dai colleghi possano trovare risposte concrete.

  • Rinnovo CCNL Sanità, si ricomincia

    Nel 2022 venne rinnovato il CCNL 2019-2021. Una stagione che aveva portato circa il 6% di aumenti: percentuale che a fatica compensò la galoppante inflazione.

    Il rinnovo fu seguito da una promessa: quella di non perder tempo ed occuparsi della nuova stagione di contrattazione. Promessa che però difficilmente fu mantenuta.

    Come stessimo vivendo un Déjà vu che guarda al 2021, iniziano le contrattazioni (prima data 20 Marzo 2024), con la speranza di concludere queste trattative prima che si riviva il paradosso di rinnovare un contratto già scaduto (cosa accaduta col precedente rinnovo).

    Le fonti giornalistiche di categoria più accreditate, citano molte novità ed un contratto più attrattivo per i 581mila professionisti appartenenti al personale sanitario e socio-sanitario, dipendente del Ssn, degli Izf, degli Irccs, delle Rsa, delle ex Ipab e di altri enti sanitari.

    Il rinnovo porterà novità sulla gestione delle ferie solidali, sulla gestione dell’accesso al servizio mensa e sulla maggiore flessibilità dei ritmi lavoro/vita privata. Soluzioni viste come possibilità per rendere più attrattivo il contratto offerto. Nel contratto però si presterà anche l’opportunità di inserire il nuovo profilo oss con formazione complementare, già disciplinato dall’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, insieme alla modifica del sistema formativo dei dipendenti.

    Infine, bisogna parlare dei soldi in più che porteremo in tasca ogni mese: Secondo le stesse fonti, l’aumento medio sarà di circa 130 euro lorde, ovvero il 5,78% in più. Ricordiamo che l’inflazione del 2023 si è attestata intorno al 5,6% ma che nel 2022 l’inflazione ha raggiunto l’11,9%. Dunque allo stato di fatto, possiamo essere certi che l’aumento previsto non coprirà nemmeno minimamente la perdita del nostro potere di acquisto.

    Nulla di fatto per gli infermieri in sanità pubblica dunque. Nemmeno questa sarà l’occasione giusta per il riscatto professionale che attendiamo da più fi trent’anni. Il futuro ci prospetta briciole e difficoltà e difficoltà economiche. Ben fatto invece agli operatori socio-sanitari che riescono a portare in contratto una crescita professionale di tutto rispetto.

    Meno male che dovevamo rendere attrattivo questo contratto…

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    Per maggiori informazioni vi invito a leggere gli articoli su cui ho reperito alcune delle informazioni di questo articolo:

    Comparto Sanità. Partono trattative per il contratto 2022-2024. Aumento medio di 130 euro lordi al mese. Ecco l’Atto d’indirizzo – Quotidiano Sanità

    Inflazione Italia: +0,8% a febbraio 2024. I dati Istat – Forbes

    Sito Istati – Categoria Inflazione

  • Stupefacenti e psicotropi in Reparto: Scarico, Carico e tutte le norme d’uso

    I farmaci stupefacenti e psicotropi sono medicinali che, a causa delle loro proprietà, possono essere utilizzati per scopi illeciti qualora entrassero in possesso di malfattori e criminali. Per questo motivo, la loro gestione in ambito sanitario è regolamentata da specifiche norme, finalizzate a garantire la sicurezza dei pazienti e a prevenire il traffico illecito di queste sostanze. In Italia, le norme di carico e scarico di sostanze stupefacenti in ospedale sono regolate dal Testo Unico delle Leggi in materia di Stupefacenti e Psicotropi, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990.

    Norme di carico

    Il carico di farmaci stupefacenti e psicotropi in reparto è effettuato dal personale del servizio farmaceutico, che provvede alla consegna dei farmaci al responsabile dell’assistenza infermieristica che può essere un Infermiere incaricato oppure il coordinatore infermieristico. Il responsabile infermiere è tenuto a verificare la corrispondenza tra la consegna e la richiesta, e a registrare la movimentazione sul registro di carico e scarico. La richiesta si effettua tramite la compilazione del Modulario per l’approvvigionamento dei Reparti delle Aziende Ospedaliere o dei Presidi Ospedalieri o degli Ospedali presso la Farmacia Interna di medicinali a base di stupefacenti e sostanze psicotrope (DM 15/02/1996).

    Il registro di carico e scarico è un documento obbligatorio, che deve essere vidimato dal direttore sanitario o da un suo delegato. Il registro deve essere conservato in un luogo sicuro, accessibile solo al personale autorizzato.

    Le registrazioni sul registro di carico e scarico devono essere effettuate cronologicamente, entro le 24 ore successive alla movimentazione. Le registrazioni devono essere complete e accurate, e devono riportare le seguenti informazioni:

    • data e orario della movimentazione effettuata
    • nome del farmaco;
    • forma farmaceutica;
    • dosaggio;
    • quantità movimentata;
    • motivo della movimentazione.

    Norme di scarico

    Lo scarico di farmaci stupefacenti e psicotropi da reparto è effettuato dal personale infermieristico, su prescrizione medica. La prescrizione deve essere redatta in originale, e deve riportare le seguenti informazioni:

    • dati identificativi del paziente;
    • diagnosi;
    • nome del farmaco;
    • forma farmaceutica;
    • dosaggio;
    • quantità da somministrare.

    Il personale infermieristico è tenuto a verificare la corrispondenza tra la prescrizione e la giacenza dei farmaci in reparto. In caso di giacenza insufficiente, il personale infermieristico deve contattare il servizio farmaceutico per richiedere una nuova fornitura.

    Al momento dello scarico, il personale infermieristico deve registrare la movimentazione sul registro di carico e scarico, inserendo accuratamente le informazioni suddette di identificazione e tracciabilità del farmaco stupefacente somministrato. In tal caso sarà necessario fornire le seguenti informazioni:

    • Dati identificativi del paziente
    • Principio Attivo del Farmaco
    • Forma Farmaceutica
    • Quantità Scaricata
    • Quantità Rimanente in Giacenza
    • Eventuali Note (Indicando ad esempio l’effettiva somministrazione “5mg Morfina somministrati, 5 Mg distrutti”)
    • Firma dell’Infermiere o del Medico che scarica il farmaco.

    Altri accorgimenti

    Inoltre, i farmaci stupefacenti e psicotropi devono essere conservati in un armadio o contenitore non asportabile, chiuso a chiave, separato da altri prodotti. L’armadio o il contenitore deve essere collocato in un luogo sicuro, accessibile solo al personale autorizzato.

    Il personale che ha accesso ai farmaci stupefacenti e psicotropi deve essere adeguatamente formato e deve essere consapevole delle responsabilità che derivano da questa attività.

    Le chiavi di apertura dell’armadio o cassaforte farmaci stupefacenti devono essere consegnate all’infermiere responsabile o al coordinatore infermieristico. La gestione delle chiavi di apertura deve essere sempre tracciabile.

    In caso di cassaforte con codice di apertura, bisogna ricordare di modificare il codice in modo periodico informando solo gli infermieri e i medici che avranno accesso alla cassaforte farmaci.

    In caso di discrepanza in positivo o in negativo bisogna informare nell’immediato il coordinatore infermieristico o l’infermiere responsabile dei farmaci stupefacenti, il direttore di unità operativa e il servizio farmacia. Bisogna assolutamente riportare la quantità di farmaco presente e a doppia firma aggiornare il registro. Se necessario, in caso di discrepanza con il registro in negativo, contattare le forze dell’ordine per denunciare il fatto. In caso di discrepanza con il registro in positivo (ad esempio con i farmaci in forma liquida per somminstrazione via orale) potrà essere necessario eseguire il ricalcolo della quantità effettivamente presente e firmare l’aggiornamento del registro.

    Conclusione

    La gestione dei farmaci stupefacenti e psicotropi in reparto è una procedura complessa, che richiede la collaborazione di tutto il personale sanitario. La corretta applicazione delle norme in vigore è fondamentale per garantire la sicurezza dei pazienti e prevenire il traffico illecito di queste sostanze.

  • Sciopero della Sanità: Quali sono i principi fondamentali…

    l diritto allo sciopero è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione italiana (art. 40), che lo riconosce a tutti i lavoratori. Questo diritto è stato ulteriormente rafforzato dalla legge n. 146/1990, che ha stabilito che lo sciopero è un diritto inviolabile e che non può essere limitato se non per motivi di tutela dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale.

    Il diritto allo sciopero si applica anche agli infermieri di sanità pubblica. Tuttavia, in questo caso, è necessario tenere conto di alcuni aspetti specifici, legati alla natura dei servizi sanitari e alla tutela dei diritti dei pazienti.

    I presupposti dello sciopero

    In Italia, lo sciopero può essere proclamato da una o più organizzazioni sindacali, rappresentative o meno. La proclamazione deve essere fatta per iscritto e deve indicare la data, l’ora e la durata dello sciopero.

    Lo sciopero è valido se è stato votato dai lavoratori interessati con una maggioranza di almeno il 50% + 1.

    I servizi essenziali

    La legge n. 146/1990 prevede che lo sciopero non possa avere luogo in determinati settori, definiti “servizi essenziali”. I servizi essenziali sono quelli che, se sospesi, possono arrecare un grave pregiudizio alla collettività.

    Tra i servizi essenziali rientrano anche i servizi sanitari. In particolare, sono considerati servizi essenziali i seguenti:

    • L’assistenza ospedaliera, domiciliare e ambulatoriale
    • La continuità assistenziale
    • L’emergenza-urgenza
    • I servizi di prevenzione e di sanità pubblica

    Le prestazioni minime

    In caso di sciopero in un servizio essenziale, gli scioperanti sono tenuti a garantire le prestazioni minime previste dalla legge. Le prestazioni minime sono quelle necessarie a garantire la tutela della salute e della sicurezza dei cittadini.

    In particolare, le prestazioni minime per gli infermieri di sanità pubblica sono le seguenti:

    • L’assistenza ai pazienti in condizioni di emergenza
    • L’assistenza ai pazienti in condizioni di fragilità
    • Le attività di prevenzione e di sanità pubblica

    In questo caso si procederà alla precettazione dei dipendenti che devono garantire le prestazioni minime.

    La precettazione

    Dal punto di vista legale, la precettazione è un provvedimento amministrativo che impone a un lavoratore di prestare servizio in occasione di uno sciopero. La precettazione è consentita solo in caso di servizi essenziali, come i servizi sanitari.

    In particolare, la legge n. 146/1990 prevede che la precettazione possa essere disposta dal Prefetto, su richiesta del Ministro della salute o del Presidente della Regione, in caso di sciopero in un servizio essenziale.

    La precettazione deve essere motivata e deve indicare le prestazioni che il lavoratore è tenuto a svolgere. Le prestazioni devono essere necessarie a garantire la tutela della salute e della sicurezza dei cittadini.

    La giurisprudenza italiana ha chiarito che la precettazione è un provvedimento che deve essere utilizzato con cautela. In particolare, il Prefetto deve valutare attentamente la necessità di disporre la precettazione e deve garantire che le prestazioni imposte non arrechino un pregiudizio grave alla salute e alla sicurezza dei lavoratori.

    Nel caso degli infermieri di sanità pubblica, la precettazione può essere considerata corretta solo se risponde ai seguenti requisiti:

    • La precettazione deve essere motivata da un’esigenza di tutela della salute e della sicurezza dei cittadini. In particolare, la precettazione deve essere giustificata da un’immediata esigenza di assistenza ai pazienti in condizioni di emergenza o di fragilità.
    • Le prestazioni imposte devono essere proporzionate al fine perseguito. In particolare, le prestazioni non devono arrecare un pregiudizio grave alla salute e alla sicurezza dei lavoratori.
    • Le prestazioni imposte devono essere rese in condizioni di sicurezza. In particolare, i lavoratori devono essere adeguatamente formati e addestrati per svolgere le prestazioni richieste.

    Ecco alcuni esempi di situazioni in cui la precettazione di un infermiere di sanità pubblica può essere considerata corretta:

    • In caso di emergenza sanitaria, come un’epidemia o un’emergenza climatica.
    • In caso di grave carenza di personale, che possa mettere a rischio la salute e la sicurezza dei pazienti.
    • In caso di necessità di garantire la continuità assistenziale a pazienti fragili, come neonati o anziani.

    Le sanzioni

    Lo sciopero abusivo, cioè quello proclamato in violazione della legge, è punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda fino a 2.065 euro.

    La giurisprudenza

    La giurisprudenza italiana ha chiarito che il diritto allo sciopero degli infermieri di sanità pubblica è subordinato al rispetto di alcuni principi fondamentali, tra cui:

    • Il principio della proporzionalità. Lo sciopero deve essere proporzionato al fine perseguito. In particolare, non deve arrecare un pregiudizio grave alla tutela della salute e della sicurezza dei cittadini.
    • Il principio della tutela dei diritti dei pazienti. Gli scioperanti sono tenuti a garantire le prestazioni minime necessarie a tutelare la salute e la sicurezza dei pazienti.
    • Il principio della trasparenza. I lavoratori interessati devono essere informati in anticipo dell’imminente sciopero.

    La situazione attuale

    In Italia, il diritto allo sciopero degli infermieri di sanità pubblica è un tema controverso. Da un lato, c’è chi sostiene che questo diritto sia fondamentale per garantire la tutela dei diritti dei lavoratori e per promuovere il confronto sindacale. Dall’altro lato, c’è chi sostiene che lo sciopero in un servizio essenziale, come la sanità, possa arrecare un grave pregiudizio alla salute e alla sicurezza dei cittadini.

    Nel corso degli ultimi anni, si sono verificati numerosi scioperi degli infermieri di sanità pubblica, in particolare in occasione di campagne salariali o di proteste contro la carenza di personale.

    In futuro, è probabile che la questione del diritto allo sciopero degli infermieri di sanità pubblica continuerà a essere oggetto di dibattito.