DISCLAIMER

Benvenuto su TNP Archive, ciò che rimane del portale online The Nursing Post che è rimasto attivo dal 2014 al 2025. Qui troverai l’archivio di tutti gli articoli pubblicati su quel portale. L’esportazione è avvenuta in modo automatico, questo potrebbe determinare dei malfunzionamenti di alcuni link contenuti negli articoli stessi. In caso di errore verrai reindirizzato a questa Home Page. Consigliamo di ricercare nella barra di ricerca lo specifico argomento. Buona Navigazione

Categoria: News Politica

  • Comparto Sanità. Trattativa CCNL ancora bloccata, Aran fa pressione sui sindacati

    Oggi si è svolta una nuova riunione tra l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN) e i sindacati, nel tentativo di trovare un accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) per il comparto Sanità per il periodo 2022-2024. Nonostante le aspettative, l’incontro ha portato a nuovi stalli, ma ha anche fatto emergere alcuni segnali di apertura. Le divergenze tra le varie organizzazioni sindacali rimangono marcate. Da un lato, sindacati come CGIL, UIL e NURSING UP si sono espressi contro la firma del contratto; dall’altro, CISL, NURSIND e FIALS hanno manifestato la loro disponibilità a sostenere l’accordo. Durante il confronto, ARAN ha presentato le migliorìe previste nella bozza contrattuale, sottolineando che sarebbe disponibile a discutere alcune questioni specifiche, a condizione che queste non si basino su richieste di ulteriori risorse economiche, competenza che non rientra nelle sue prerogative. Tuttavia, è emerso che NURSING UP, pur mantenendo posizioni critiche, ha mostrato una disponibilità a non richiedere finanziamenti aggiuntivi nella fase attuale negoziale, benché continui a sollevare istanze già presentate nel gennaio 2025, durante un tentativo precedente di firma. ARAN ha manifestato la volontà di discutere con i datori di lavoro, specialmente le Regioni, su temi quali:

    • L’elevata qualificazione e professionalità del personale, già parzialmente affrontati nel testo del gennaio 2025, che potrebbero essere ulteriormente migliorati in base alle richieste di NURSING UP.
    • La gestione dei turni per il personale over 60, che NURSING UP vorrebbe trasformare in un diritto soggettivo anziché lasciarlo come possibilità.
    • L’obbligo di flessibilità nei turni di lavoro per i genitori single.

    Antonio Naddeo, presidente di ARAN, ha evidenziato l’importanza di bilanciare i diritti dei lavoratori con le necessità del servizio sanitario che opera 24 ore su 24, riconoscendo l’impatto significativo di alcune richieste sull’organizzazione dei servizi. Nonostante la continua divisione tra i sindacati, ARAN ha ribadito il suo impegno nel cercare soluzioni per arrivare alla conclusione del contratto. È stato programmato un incontro per le prossime due settimane, durante il quale si verificheranno le questioni discusse e si valuteranno eventuali aperture da parte dei datori di lavoro. La trattativa entra quindi in un momento decisivo, con la speranza di raggiungere un accordo che soddisfi le diverse posizioni e permetta il rinnovo contrattuale per i lavoratori del settore sanitario.

    Fonte:

    Quotidiano Sanità – Leggi l’articolo

  • Elezioni RSU: è il momento di scegliere!

    Le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) svolgono un ruolo fondamentale nella tutela dei diritti e degli interessi dei lavoratori del settore sanitario pubblico. Le elezioni per il rinnovo delle RSU rappresentano, quindi, un momento cruciale per la vita democratica dei luoghi di lavoro.

    Calendario delle procedure elettorali

    Le prossime scadenze nelle procedure elettorali sono le seguenti:

    • 14 marzo 2025: termine per la presentazione delle liste elettorali.
    • 17 marzo 2025: termine finale per la costituzione della Commissione elettorale.
    • 3 aprile 2025: affissione delle liste elettorali da parte della Commissione.
    • 14-15-16 aprile 2025: votazioni.
    • 17 aprile 2025: scrutinio.
    • 17-24 aprile 2025: affissione dei risultati elettorali da parte della Commissione.
    • 28 aprile – 6 maggio 2025: invio del verbale elettorale finale all’ARAN da parte delle amministrazioni.

    Importanza delle RSU

    Le RSU sono organismi di rappresentanza dei lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro. Esse hanno il compito di:

    • Negoziare con la direzione aziendale su questioni come orari di lavoro, turni, condizioni di lavoro e sicurezza.
    • Vigilare sull’applicazione dei contratti collettivi e delle leggi sul lavoro.
    • Promuovere iniziative per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
    • Rappresentare i lavoratori nelle controversie individuali e collettive.

    La partecipazione attiva alle elezioni RSU è fondamentale per garantire che i lavoratori siano adeguatamente rappresentati e tutelati.

    Al fine di essere rappresentati al meglio e di dimensionare in modo equo la rappresentanza sindacale è necessario che tutti partecipino alle elezioni in arrivo ad aprile. Per tal motivo, mantenendomi del tutto indipendente, raccomando a tutti i colleghi di presentarsi alle elezioni e votare il proprio rappresentante.

  • Intelligenza artificiale e sanità: Rischi e Opportunità. Serve Governance

    L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è divenuto tema di discussione nel G7 Italia che si chiude oggi ad Ancona.

    Aver affrontato questo argomento ha generato e prodotto un documento ovvero il G7 Policy brief on Artificial Intelligence: opportunities and challenges for the Health Sector.

    Dunque l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario non solo è accettato ma consigliabile al fine di sgravare i professionisti sanitari dalle mansioni piu ripetitive e soggette ad automazione, donando nuovamente ai professionisti il tempo necessario per dedicarsi alla cura e gestione delle relazioni umane e interpersonali.

    il documento però chiarisce che le opportunità sono correlate a molti rischi e dunque risulta necessario interrogarsi e regolamentare in modo severo tutti i risvolti relativi a privacy, etica, economia e sostenibilità dei progetti.

    In allegato il documento per intero:

  • Specializzazioni Infermieristiche: Svolta epocale

    FNOPI da l’annuncio in pompa magna pubblicando su tutti i canali social: Nascono tre nuove lauree magistrali in infermieristica

    Parliamo di tre aree di specializzazione infermieristiche: Cure Primarie e Sanità pubblica, Cure Pediatriche e Neonatali e Cure Intensive e nell’Emergenza.

    “Stiamo lavorando a un progetto complessivo che guarda al futuro della sanità italiana e al ruolo cruciale che gli infermieri ricoprono oggi e che svolgeranno nell’assistenza sul territori. La vostra professionalità e il vostro contributo sono insostituibili per garantire qualità alla sanità pubblica. Grazie a voi, il nostro servizio sanitario potrà affrontare con maggiore forza e preparazione le sfide future, rispondendo in modo efficace alle esigenze dei cittadini”.

    Ministro della Salute Orazio Schillaci

    Questa novità apre la strada alla prescrizione Infermieristica. Prescrizione che ovviamente fa riferimento ai presidi e tecnologie, relativi alla specialità scelta. Attività che finora e tutt’ora è in capo ai soli medici, sebbene i presidi siano utilizzati e interdipendenti alle attività infermieristiche. I malumori dei medici, come prevedibile, sembrano già essere esplosi come scritto dal Sole 24 Ore nella giornata di oggi.

    Si sono fatti sentire anche i professionisti infermieri che sebbene abbiano appreso la notizia con interesse, hanno subito dimostrato estrema diffidenza.

    Una diffidenza che deriva da anni di proclami che però hanno peggiorato o condizionato in modo negativo la loro esistenza e professionalità. Tra le critiche sollevate, la più frequente è stata quella che pone il serio dubbio sulla necessità di riconoscere economicamente e contrattualmente le lauree magistrali. Cosa mai avvenuta finora.

    Apprendiamo con interesse le novità apportate al presente ordinamento, ben sperando che il cambiamento possa portare uno scossone a questo immobilismo che ci attanaglia da trent’anni. Speriamo inoltre che i dubbi giustamente espressi dai colleghi possano trovare risposte concrete.

  • L’insoddisfazione degli infermieri, aumenta la mortalità nei pazienti

    Inizio l’articolo scusandomi per il titolo un po’ acchiappalike. Ma il concetto è fondamentalmente questo: Più è insoddisfatto lo staff infermieristico che lavora per una unità operativa più aumenta il numero di morti in quest’ultima.

    Ma entriamo nel merito del discorso.

    Lo studio preso in esame…

    Lo studio pubblicato sulla rivista Health Policy con autori Italiani, Canadesi, Cinesi e Statunitensi ha messo in evidenza come, in Italia, il livello di insoddisfazione degli operatori che dunque vogliono dimettersi (per cause quali l’essere a corto di personale o avere un carico lavorativo oltre le possibilità naturali) sono direttamente proporzionali all’incremento di morti in reparto.

    Lo studio, condotto nel contesto del sistema sanitario italiano, ha interessato 15 ospedali italiani, oltre 1000 infermieri e oltre 37.000 pazienti. Il risultato è stato quanto finora detto.

    La ricerca è consultabile al seguente link e mette in evidenza come un luogo di lavoro stressante o poco stimolante, sia causa di insoddisfazione degli infermieri e di un aumento della mortalità dei pazienti.

    Un luogo di lavoro stressante, dovuto a mancanza di personale o di contingente lavorativo, e un luogo dove non è concessa una progressione economica e di carriera, e dunque molto probabilmente con dinamiche antiquate, sono causa di staff poco invogliato a continuare; questo però va anche di pari passo ad un rischio maggiore per la sicurezza dei nostri pazienti, che si ritrovano con poche persone a prendersene cura, spesso molto stressante ed oberate di lavoro.

    In modo dunque intrinseco e per transitività lo studio ha collegato l’insoddisfazione degli infermieri e la loro necessità di cambiare lavoro ad un aumento di mortalità dei pazienti.

    Gli autori dello studio hanno così trovato che un aumento del 10% di infermieri che vogliono dimettersi aumenta del 14% la mortalità di quel reparto. Per ogni paziente in più affidato a quell’infermiere si avrà un aumento del 3.4% della mortalità. Questi risultati sono simili a quanto già riscontrato con altri studi.

    La soluzione…

    La soluzione degli autori dello studio è qualcosa di noto ormai anche ai meno esperti. La sanità pubblica deve diventare priorità per il mondo politico. È necessario uno sforzo maggiore di quanto finora fatto. I dati comunque si riferiscono al 2015, e l’attuale situazione post-covid, ha solo inasprito un’emergenza che come noto esiste ormai da più di un decennio.

    Il mondo delle istituzioni deve necessariamente eseguire uno sforzo maggiore per migliorare qualità e formazione e ridurre il carico lavorativo per gli infermieri italiani. Ulteriori studi sono inoltre necessari.

    Bibliografia e Fonti:

    1Gianluca Catania, Milko Zanini, Marzia A. Cremona, Paolo Landa, Maria Emma Musio, Roger Watson, Giuseppe Aleo, Linda H. Aiken, Loredana Sasso, Annamaria Bagnasco, Nurses’ intention to leave, nurse workload and in-hospital patient mortality in Italy: A descriptive and regression study., Health Policy, Volume 143, 2024, 105032, ISSN 0168-8510, https://doi.org/10.1016/j.healthpol.2024.105032.
    (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0168851024000423)

    Se ti è piaciuto ciò che hai letto, iscriviti alla nostra newsletter

    [newsletter]

    1. ↩︎
  • Rinnovo CCNL Sanità, si ricomincia

    Nel 2022 venne rinnovato il CCNL 2019-2021. Una stagione che aveva portato circa il 6% di aumenti: percentuale che a fatica compensò la galoppante inflazione.

    Il rinnovo fu seguito da una promessa: quella di non perder tempo ed occuparsi della nuova stagione di contrattazione. Promessa che però difficilmente fu mantenuta.

    Come stessimo vivendo un Déjà vu che guarda al 2021, iniziano le contrattazioni (prima data 20 Marzo 2024), con la speranza di concludere queste trattative prima che si riviva il paradosso di rinnovare un contratto già scaduto (cosa accaduta col precedente rinnovo).

    Le fonti giornalistiche di categoria più accreditate, citano molte novità ed un contratto più attrattivo per i 581mila professionisti appartenenti al personale sanitario e socio-sanitario, dipendente del Ssn, degli Izf, degli Irccs, delle Rsa, delle ex Ipab e di altri enti sanitari.

    Il rinnovo porterà novità sulla gestione delle ferie solidali, sulla gestione dell’accesso al servizio mensa e sulla maggiore flessibilità dei ritmi lavoro/vita privata. Soluzioni viste come possibilità per rendere più attrattivo il contratto offerto. Nel contratto però si presterà anche l’opportunità di inserire il nuovo profilo oss con formazione complementare, già disciplinato dall’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, insieme alla modifica del sistema formativo dei dipendenti.

    Infine, bisogna parlare dei soldi in più che porteremo in tasca ogni mese: Secondo le stesse fonti, l’aumento medio sarà di circa 130 euro lorde, ovvero il 5,78% in più. Ricordiamo che l’inflazione del 2023 si è attestata intorno al 5,6% ma che nel 2022 l’inflazione ha raggiunto l’11,9%. Dunque allo stato di fatto, possiamo essere certi che l’aumento previsto non coprirà nemmeno minimamente la perdita del nostro potere di acquisto.

    Nulla di fatto per gli infermieri in sanità pubblica dunque. Nemmeno questa sarà l’occasione giusta per il riscatto professionale che attendiamo da più fi trent’anni. Il futuro ci prospetta briciole e difficoltà e difficoltà economiche. Ben fatto invece agli operatori socio-sanitari che riescono a portare in contratto una crescita professionale di tutto rispetto.

    Meno male che dovevamo rendere attrattivo questo contratto…

    Se vuoi iscriverti alla nostra newsletter inserisci la tua e-mail e ti invieremo degli aggiornamenti! Tranquilla/o non spammiamo! Inviamo una Newsletter ogni uno o due mesi!

    [newsletter]

    Per maggiori informazioni vi invito a leggere gli articoli su cui ho reperito alcune delle informazioni di questo articolo:

    Comparto Sanità. Partono trattative per il contratto 2022-2024. Aumento medio di 130 euro lordi al mese. Ecco l’Atto d’indirizzo – Quotidiano Sanità

    Inflazione Italia: +0,8% a febbraio 2024. I dati Istat – Forbes

    Sito Istati – Categoria Inflazione

  • Rinnovo CCNL Sanità: Il 2 Novembre 2022 la firma (Tabella Incrementi e Arretrati)

    Finalmente è arrivata la data sperata da tutti gli infermieri in attesa degli aumenti previsti dal CCNL 2019-2021: 2 Novembre 2022, Firma del nuovo CCNL.
    Definirlo “Nuovo” in realtà solleva quella spiacevole sensazione di insoddisfazione nei confronti delle istituzioni che ormai ogni italiano ha imparato a conoscere.

    Come sappiamo il 2 Novembre 2022, le professioni sanitarie firmeranno il contratto che fa riferimento al periodo che va dal 1 Gennaio 2019 e che termina il 31 Dicembre 2021. Ovviamente questo contratto sostituirà quello attualmente in vigore (2016-2018) e diverrà il nuovo punto di riferimento per i professionisti. Permane però che il rinnovo programmato per il giorno di commemorazione dei defunti, fa riferimento ad un contratto che a pensarla bene è scaduto da circa 11 mesi.

    L’ormai ex-ministro della Pubblica Amministrazione, On. Brunetta aveva garantito tramite il suo profilo Facebook che il contratto sarebbe arrivato a Gennaio senza ulteriori ritardi, sbandierando il 5% di aumenti previsti per gli infermieri. Ora sappiamo che il ritardo c’è stato.

    Fino all’ultimo alcuni interessi politici e di gioco dei troni hanno interessato la classe medica (non tutta per carità) appartenente a due sigle sindacali. Quest’ultime hanno provato a mettersi di traverso ad alcuni articoli del nuovo CCNL. In particolare l’Articolo 28. Le contestazioni riguardavano la possibilità di carriera dirigenziale e di direzione da parte delle professioni sanitarie. Sebbene la legge lo preveda, per il gioco dei troni è senza dubbio un fastidio in più. L’appello alla corte dei conti è caduto nel vuoto e lo stesso presidente dell’ARAN ha respinto ogni tipo di critica e velleità da parte dei sindacati in questione.

    Con il via libera della Corte dei Conti l’ultimo step è la firma. Finalmente il 2 Novembre metteremo la parola fine a questo rinnovo contrattuale, che ai nostri occhi è sembrato il protagonista di una novella di Tolkien.

    Di seguito le tabelle di riferimento. Ricordati di iscriverti alla nostra Newsletter!

    [newsletter]

  • La finestra è quasi chiusa, gli Infermieri tornano nel dimenticatoio

    Indennità Infermieristica, Indennità Esclusività, Eliminazione dell’Esclusività Contrattuale, Miglioramento delle Condizioni Contrattuali, Uscita dal Comparto Sanità, Aggiornamento del CCNL scaduto ormai da tre anni, Aumento stipendiale, Specializzazioni Infermieristiche e potrei andare avanti per ore.

    Tutte queste sono state le idee e ideologie portate avanti durante la fase COVID dalla comunità Infermieristica, per la ricerca del miglioramento della nostra professione. Una professione che durante il COVID ha solo visto il peggio del peggio. Quest’epoca ci pone come testimoni di come l’infermiere sia divenuto vittima sacrificale.

    Ma quali sono i risultati raggiunti nel periodo in in cui l’infermiere è stato ritenuto necessario, insostituibile ed “eroico”?

    In pratica? Nessuno.

    Appena è arrivata la grande prima ondata, molti di noi hanno lasciato la famiglia, hanno vissuto in totale isolamento, chiamati dal senso del dovere e da ciò che rende grande un professionista. Mentre si rischiava la vita, e molti di noi la perdevano, attendevamo instancabili e speranzosi, quello che la società ci avrebbe ridato in cambio.

    Il risultato però è che la nostra voce è stata soffocata e confinata sui social, persino da coloro che avrebbero dovuto schierarsi dalla nostra parte, da coloro che della difesa dei diritti e della crescita professionale hanno fatto la loro missione.

    Abbiamo dovuto ascoltare affermazioni mostruose quali: “Non si trovano infermieri, nemmeno a pagarli oro”. Nonostante mai sia stato offerto un contratto che potesse uscire da quello che per definizione è quello di carattere nazionale, con l’aggravante della temporaneità dei contratti a termine dai quattro ai sei mesi.

    Mentre i livelli di stress e burnout, bruciavano file di professionisti, siamo stati testimoni di un teatrino macabro di giochi di potere che prendevano vertici di molte delle organizzazioni governative, statali, regionali e parastatali. L’era Covid è stata la più prolifica, se guardiamo il lato politico e giornalistico.

    Sospinti da un’aria rivoluzionaria, osservata probabilmente dalle istituzioni e dai media, siamo stati calpestati pubblicamente molteplici volte. Tornando ad essere da “eroi dell’era covid” a semplici operai della sanità.

    Abbiamo avuto un anno per trasformare la nostra professione, conquistare ciò che ci compete e divenire gli infermieri del futuro, ma non abbiamo mai sfruttato l’occasione; invitati alla calma anche quando il collega accanto a noi moriva di covid in una terapia intensiva.

    Il tempo è finito. L’altura strategica concessa dalla pandemia è ormai inutilizzabile, il campo di battaglia non è più lo stesso. Non abbiamo più alcun vantaggio per vincere le nostre lotte. Siamo rimasti soli ed isolati, nuovamente nel baratro professionale in cui eravamo.

    Inutile affermare che la colpa è della nostra categoria. La scarsa partecipazione alla Res Pubblica, ci porta a soccombere contro chi ha fatto di noi solo carne da cannone. Non abbiamo saputo sfruttare il momento ed ora siamo nuovamente in balìa di colletti bianchi.

    Smettiamola di sentirci teorici, parlando di governance. Passiamo ad esserlo, portiamo la professione in una realtà teorica nuova e lontana dai tradizionalismi. Non disdegnamo le competenze tecniche, sono quello che ci hanno reso indispensabili. Non vendiamo via la nostra professionalità, non cediamola per nulla.

    Chiudo questo breve articolo, chiedendo a tutti di pensarci, la prossima volta che ci sarà da eleggere qualcuno. Smettiamola di sentirci esclusi dal mondo politico professionale e non. Smettiamola di dare il voto a qualcuno per mero favoritismo. Esigiamo che il nostro voto porti a ciò che è stato promesso.

    Torniamo a fare politica, torniamo ad essere in uno stato democratico…

  • Perchè l’Italia non guarirà dalla Pandemia…

    Gentile Lettore,

    Inizio l’articolo con un chiaro riferimento al titolo del nuovo libro di un Ministro, ritirato inspiegabilmente poco prima dell’uscita e per cui Report ha dedicato l’introduzione di un interessante reportage (LINK).

    In Italia, come si è sempre fatto, si procede ad indagare solo nei momenti di grave inadempienze, perdendo ogni volta la possibilità di eseguire il lavoro preventivo di monitoraggio, che dovrebbe evitare il ritrovarsi in queste situazioni emergenziali.

    Partendo dal tema spinoso del Piano Pandemico, fino ad arrivare alle dubbie motivazioni dell’una dell’altra commessa, che ci porta a comprare carichi di Dispositivi di Protezione Individuale dall’estero, nonostante la nostra produzione ormai in grado di coprire il fabbisogno nazionale, la gestione di questa Pandemia, grazie anche al contributo dei cittadini, sembra andare sempre più alla deriva.

    In piena prima ondata, la presenza di un Piano Pandemico, che si indaga attualmente per verificare che fosse aggiornato (Vedi Link Fonti in Basso), e la mancanza di preparazione aggiornata e continua del personale medico ed infermieristico, discorso ignorato da alcune Asl e Usl; ha portato ad una confusione ingestibile, che ha fatto collassare l’intero sistema sanitario nazionale per alcune settimane.

    Ed ecco che come nella primavera del 1917, l’Italia rivive una nuova disfatta, non dissimile da quella di Caporetto. Non ci sono tedeschi e austrungarici al fronte, ma un virus che viene da chissà quale parte del mondo e si muove tra la popolazione e sul territorio nazionale, da chissà quante settimane, o addirittura mesi. Non abbiamo al comando, Cadorna, ma un nuovo governo di larghe intese, tra sinistra e movimento cinque stelle. Infine, in modo non dissimile alla storica disfatta, abbiamo delle difese non aggiornate, in difficoltà e con scarse strumentazioni; tra i ranghi dei nostri “eserciti”, personale stanco e già provato da una situazione lavorativa ospedaliera al limite della legalità, e in burnout o in totale disapprovazione con le linee di condotta della dirigenza.

    La tempesta perfetta per vedere quella che passerà alla storia, per tutti coloro che questo ormai lo fanno come professione, come la più grande disfatta sanitaria italiana dell’ultimo secolo.

    Finisce l’epoca d’oro in cui alcuni politici ed istituzioni, potevano lodare il SSN, per le poche eccellenze presenti sul territorio, ignorando le gravi carenze e facendo orecchie da mercante quando giornalisti, sindacalisti e professionisti facevano notare la dura realtà.

    Le carenze, rimangono tali, e molti se la prendono con le gestioni locali, che però hanno avuto la capacità di governare e andare avanti indisturbate per più di un trentennio, senza che qualcuno mettesse bocca sulle loro decisioni e sulle loro condotte che talvolta si sono dimostrate immonde. Le eccellenze dimostrano le loro fragilità, tra privatismi, ed interessi personali, con poca pianificazione sul miglioramento delle capacità di risposta in caso di maxi emergenza e migliorando solamente l’aspetto privatistico della sanità, rendendo gli ospedali, delle vere aziende capitalizzate.

    Le eccellenze mostrate nei programmi televisivi inoltre, non sono quello che in realtà dimostrano, vendute come centri di eccellenza, ma che dimostrano bachi di marciume che imputridiscono il lato più profondo dei professionisti, spesso sottopagati, e così insoddisfatti da lasciare le aziende dopo nemmeno pochi mesi, per le condizioni lavorative al limite della legalità; condizioni che con la pandemia, son diventate ancora più pesanti.

    L’Italia delle istituzioni e della dirigenza, mostra il peggio di se in fase di crisi, tra piani pandemici con irruzioni delle fiamme gialle in tutta Italia, e chi vuol vendere prodotti alle Regioni, in pieno contrasto con le linee guida anticorruzione, che inavvertitamente hanno aperto nuovi campi di indagini, quello che ne esce è un quadro astrattista dai colori cupi e sanguinolenti, simbolo di quelle vittime fatte certamente dal Covid, ma ancor più da chi non ha saputo gestire e non ha voluto gestire.

    I professionisti sanitari si ritrovano a curare le ferite di questa gestione, rimanendo allo sbando, e valutando di cambiare luogo di lavoro in cerca di migliori situazioni. Le aziende sanitarie hanno perso tutta la loro rispettabilità agli occhi dei dipendenti e dei cittadini.

    No, non guariremo dai giorni più duri.
    Di questo passo, non guariremo dal male che ci appesta da ormai decenni, ben più grave e mortale del Covid-19: La corruzione della classe dirigente…

  • Fino a 16 anni per violenza contro operatori sanitari: Il senato approva il DDL, testo passa alla Camera

    Il DDl formulato dal precedente governo è stato approvato dal Senato, ora il testo passa alla camera. Questo DDL fortemente voluto dal precedente Ministro della Salute è una risposta decisa agli atti di violenza in forte crescita negli ultimi tempi. Si rischierà fino a 16 anni di detenzione per chiunque commetta atti di violenza fisica nei confronti degli operatori sanitari. IL TESTO.

    Con 237 voti favorevoli, l’Assemblea di Palazzo Madama, mercoledì 25 settembre, ha approvato all’unanimità il disegno di legge n. 867, recante disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera.

    Il provvedimento è stato approvato nel testo già licenziato dalla Commissione Sanità del Senato il 9 luglio scorso.

    “Gli episodi di violenza e le aggressioni a chi lavora nel mondo della sanità sono inaccettabili. Oggi dal Senato è arrivata una prima importante risposta con voto all’unanimità. È la strada giusta su cui continuare a lavorare”. Lo scrive via Twitter il ministro della Salute, Roberto Speranza.

    Ma vediamo nello specifico alcuni articoli importanti del testo:

    L’articolo 1 del disegno di legge prevede l’istituzione di un osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie.

    L’articolo 2, inserito in sede redigente, stabilisce pene aggravate per i casi di lesioni personali gravi o gravissime cagionate a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o a incaricati di pubblico servizio

    L’articolo 3 inserisce tra le circostanze aggravanti comuni del reato l’avere commesso il fatto con violenza o minaccia in danno degli esercenti le professioni sanitarie o socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni.

    L’articolo 4, inserito in sede redigente, esclude, nei casi in cui siano commessi con violenza o minaccia in danno dei soggetti summenzionati nell’esercizio delle loro funzioni, i reati di percosse e lesione personale dall’ambito delle fattispecie punibili solo a querela della persona offesa.

    Un ottimo risultato raggiunto dal mondo della politica, in difesa di chi si prende cura dei cittadini. Siamo in attesa dell’approvazione definitiva del testo.