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Categoria: News Tecnologia e Scienza

  • GLP-1 e salute mentale: nuovi dati rassicurano su ansia, depressione e qualità della vita

    Negli ultimi anni, i farmaci agonisti del recettore GLP-1 sono diventati sempre più popolari per la gestione del diabete di tipo 2 e per il dimagrimento. Ma insieme al loro successo, sono emerse anche alcune preoccupazioni: possono avere effetti collaterali sulla salute mentale? Possono peggiorare ansia, depressione o addirittura aumentare il rischio di suicidio?

    Una nuova analisi pubblicata su JAMA Psychiatry sembra finalmente dare una risposta chiara: no, non ci sono segnali preoccupanti. Anzi, in alcuni casi, questi farmaci sembrano migliorare il benessere mentale.

    Cosa dice lo studio

    La ricerca ha esaminato i dati di oltre 100.000 persone che hanno partecipato a 80 studi clinici controllati con placebo. I farmaci analizzati (tra cui liraglutide e semaglutide) sono stati confrontati con placebo per verificarne eventuali effetti psichiatrici.I risultati? Nessun aumento del rischio di eventi psichiatrici gravi (come pensieri suicidari o autolesionismo). Nessun aumento di disturbi psichici minori (come ansia o depressione lieve). In più, chi ha assunto questi farmaci ha mostrato:meno alimentazione emotiva, più controllo sull’appetito,e un generale miglioramento della qualità della vita.

    Benefici anche per la mente?

    Oltre ai ben noti effetti sul peso e sul controllo glicemico, i GLP-1 RAs sembrano anche avere un impatto positivo sull’umore. I pazienti riportano:miglioramenti nella salute mentale generale,più energia,e un maggiore senso di benessere.I ricercatori ipotizzano che questi farmaci possano agire direttamente su aree del cervello coinvolte nel controllo dell’umore e della ricompensa.

    Ma attenzione, i limiti ci sono..

    È importante ricordare che le persone con disturbi mentali gravi (come schizofrenia o depressione maggiore) non erano incluse negli studi. Gli effetti sulla salute mentale non erano l’obiettivo principale degli studi, quindi non sono stati monitorati in modo approfondito. Mancano ancora confronti diretti tra i diversi farmaci di questa classe.In altre parole: per la maggior parte delle persone, questi farmaci sembrano sicuri e forse anche benefici per la mente. Ma serve ancora prudenza in chi ha già una storia psichiatrica.

    Cosa dicono gli esperti?

    “I dati sono rassicuranti e mostrano che questi farmaci non solo sono sicuri, ma potrebbero anche migliorare la salute mentale…”

    Dr. Toby Pillinger, King’s College London

    “È improbabile che causino problemi psichiatrici nella maggior parte dei casi, ma chi ha una storia di malattia mentale dovrebbe comunque essere seguito da vicino…”

    Dr. Mahavir Agarwal, Università di Toronto

    “Alcune persone con depressione o ansia hanno riportato peggioramenti, quindi è sempre meglio parlarne con il proprio medico…”

    Dr. Paul Keedwell, Royal College of Psychiatrist

    Conclusione

    Non è stata trovata alcuna correlazione tra GLP-1 RA e Disturbi Psichiatrici, in pazienti con storia medica psichiatrica muta. Questi nuovi farmaci sono comunque sotto costante studio e monitoraggio, data la loro enorme diffusione recente.

    Fonte: New Data on GLP-1 RAs and Psychiatric Side Effects – Medscape – May 21, 2025. Link

  • I vaccini potrebbero ridurre l’uso di antibiotici e fare risparmiare 240 miliardi

    [sayit]

    Un rapporto dell’organizzazione Mondiale della Sanità, che segue e amplia uno studio condotto sempre da OMS e pubblicato sul BMJ Global Health, dimostra che l’utilizzo di 44 vaccini per 24 patogeni selezionati potrebbe ridurre in modo drastico l’utilizzo di antibiotici e di conseguenza lo sviluppo di antibiotico-resistenze.

    Tra i patogeni troviamo Acinetobacter baumannii, Campylobacter jejuni, Clostridioides difficile, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Salmonella e molti altri.

    Ogni anno si contano 5 Milioni di decessi a causa delle resistenze agli antibiotici. I vaccini potrebbero ridurre l’utilizzo di questi farmaci di circa il 22% ovvero 550 milioni di dosi al giorno a livello globale. Tradotto in denaro, il risparmio stimato è di un terzo dell’attuale spesa annuale globale che è di circa 730 miliardi di dollari.

    Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms ha affermato: “Affrontare la resistenza antimicrobica inizia con la prevenzione delle infezioni e i vaccini sono tra gli strumenti più potenti per farlo prevenire è meglio che curare, e aumentare l’accesso ai vaccini esistenti e svilupparne di nuovi per malattie critiche, come la tubercolosi, è fondamentale per salvare vite umane e invertire la tendenza sulla resistenza antimicrobica”.

    [/sayit]

    In allegato il report dell’OMS

  • Intelligenza artificiale e sanità: Rischi e Opportunità. Serve Governance

    L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è divenuto tema di discussione nel G7 Italia che si chiude oggi ad Ancona.

    Aver affrontato questo argomento ha generato e prodotto un documento ovvero il G7 Policy brief on Artificial Intelligence: opportunities and challenges for the Health Sector.

    Dunque l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario non solo è accettato ma consigliabile al fine di sgravare i professionisti sanitari dalle mansioni piu ripetitive e soggette ad automazione, donando nuovamente ai professionisti il tempo necessario per dedicarsi alla cura e gestione delle relazioni umane e interpersonali.

    il documento però chiarisce che le opportunità sono correlate a molti rischi e dunque risulta necessario interrogarsi e regolamentare in modo severo tutti i risvolti relativi a privacy, etica, economia e sostenibilità dei progetti.

    In allegato il documento per intero:

  • EPIDEMIE: Tour tra le infezioni degli ultimi decenni

    Il CoVid-19, o popolarmente chiamato, sotto il termine non specifico, “coronavirus” non è l’unico dei virus circolanti negli ultimi trent’anni che hanno preoccupato il genere umano. Sottolineando che che l’attuale CoVid-19 è una tipologia di coronavirus che, nella fattispecie, causa SARS ovvero una sindrome severa respiratoria, bisogna affermare che negli ultimi anni, ci siamo imbattuti in molte altre epidemie che ci hanno tenuto con il fiato sospeso, non conoscendone la possibile evoluzione.

    I virus, o agenti patogeni in generale, che si sono succeduti negli ultimi anni, ci hanno insegnato le difficoltà che si possono presentare nel gestire caratteristiche e tipologie differenti, che ci portano a modificare velocemente le nostre strategia di contenimento.

    Si è fatto un gran parlare della difficoltà di contenere questo virus, per via della alta trasmissibilità e contagiosità e la nostra preparazione probabilmente inadeguata a far fronte a questo tipo di agente patogeno. La stessa OMS ha dichiarato alcuni giorni fa, che il mondo non è pronto alla gestione del problema.

    Non è un problema solo italiano, dunque, (sebbene abbiamo conquistato un triste primato europeo), ma un problema molto più complesso e non analizzabile da una semplice sterile critica.

    Bisogna riconoscere che queste situazioni ci aiutano a comprendere dove i nostri sistemi “difensivi” e organizzativi falliscono e dovrebbero lasciarsi un eredità storica di cosa fare e non fare in talune situazioni. Infatti, la verità è questa, nonostante un organizzazione impeccabile, cosa che attualmente mi discosto dal sostenere, quando parliamo di epidemie e virus, l’imprevedibilità della situazione gioca un ruolo fondamentale.

    Ma quali sono le epidemie che negli ultimi anni ci hanno portato a mettere in dubbio il futuro della nostra salute collettiva?

    MUCCA PAZZA (Encefalopatia Spongiforme Bovina)

    Nel 1986, il laboratorio centrale di veterinaria di Weybridge in Regno Unito, identifica per la prima volta un esemplare di bovino con un quadro clinico preoccupante.

    Successivamente si ritenne che l’insorgenza della malattia era da ricollegarsi all’uso di farine animali, per anni trattati con dei solventi, che seppur identificati come cancerogeni, ne avevano garantito l’inattivazione di alcuni prioni patologici contenuti nelle carni. All’ordine di sospensione dell’utilizzo di questi solventi, con l’obiettivo di ridurre il rischio di tumori, in realtà si scatenò una delle epidemie più famose del nostro secolo.

    Infatti questa malattia è causata da un prione, ovvero una proteina patogena conosciuta anche come agente infettivo non convenzionale.

    Questa situazione dunque era attribuibile all’uso di farine animali, generate da carcasse contaminate di altri animali di allevamento. La contaminazione portò nel solo Regno Unito all’abbattimento di centinaia di migliaia di animali, e nel mondo addirittura di milioni, di capi di bestiame. La causa di questa infezione erano dunque le carni ormai infette, la misura contenitiva di perpetuare un abbattimento categorico di massa di tutti i capi di bestiame possibilmente alimentati con farine contaminate portò a dei buoni risultati ai fini del contenimento del problema. Fino ad oggi si possono contare circa 500 casi nell’uomo. Il tasso di letalità di questo prione è di circa il 100% dei casi.

    Inizialmente la comunità europea ha ratificato dapprima la sospensione della pratica dell’utilizzo di queste farine, ma dopo alcuni anni fu ristabilita sotto alcune condizioni più restrittive.

    In teoria questa forma velata di cannibalismo, dovrebbe insegnarci l’innaturalità della nostra economia, che ai fini del risparmio ci porta a mettere a rischio la nostra salute perpetuando pratiche che razionalmente sarebbe considerabili inaccettabili.

    AVIARIA (Virus Influenzale Orthomyxovirus H5N1)

    L’influenza aviaria tendenzialmente torna a diventare protagonista delle cronache da ormai quasi 150 anni. In primis fu osservata in Piemonte nel 1878, non però riconosciuta come virus. Nel corso dei decenni successivi, fu continuamente studiata e in modo cadenzato si è riproposta al mondo, coprendo l’intero globo a poco a poco. Nel 2003 però avviene quella che per noi fu definita come l’Epidemia dell’Aviaria, il ceppo in questione fu H5N1 definito dalla rivista Nature “La Brutta Bestia”. In effetti il tasso di mortalità di questa non comune influenza raggiunse circa il 50%. In questo momento il virus è sotto osservazione, infatti, il contagio avvenendo da uccelli a umani (solo in alcuni casi è documentato il passaggio tra umani, ma solo nella prima generazione di contatto), ha interessato per lo più persone che dal punto di vista professionale si sono trovati a lavorare con il pollame in condizioni igieniche scarse. L’Oms non esclude la possibilità di un mutamento di questo virus e una possibile capacità di trasmissione su larga scala tra umani, candidati adatti per una nuova pandemia.

    SARS (SARS-CoV – Famiglia Coronavirus)

    Nel Novembre del 2002 per la prima volta inizia ad essere sotto osservazione una tipologia di coronavirus, che normalmente causa di sintomi simili a quelli del raffreddore comune, ma che in questo caso inizia a indurre nella popolazione sindromi severe di insufficienza respiratoria. Quest’epidemia si sviluppa dal sud della Cina, causando 8,098 casi e 774 morti in circa 17 paesi mondiali. Originariamente partita per zoonosi, si trasmette e muta nell’uomo divenendo contagiosa uomo-uomo tramite droplets e fomite. L’infezione causa polmoniti gravi che richiedono il supporto respiratorio, in una percentuale alta dei casi. Il tasso di mortalità di questa infezione raggiunge il 9,6%. Nel Maggio del 2004 gli ultimi due casi vengono registrati in cina. L’OMS considera questo virus, relativamente pericoloso, motivo per cui l’attenzione delle autorità internazionali deve rimanere alta per evitare eventuali nuovi casi ed epidemie. Come in tutte le infezioni virali, le popolazioni a rischio risultano quelle immunodepresse o portatrici di malattie croniche, l’uso di antibiotici è totalmente inutile e sconsigliata.

    SUINA (Virus influenzale Orthomyxovirus H1N1)

    Il virus della suina sembra avere origini altrettanto lontane. La prima volta fu descritto, per via della sua diffusione, nel 1918 stando a quanto affermato dall’Università di Pittsburgh. Questo virus sembra esistere e diffondersi tra i suini con una certa regolarità, ma nel 2009, in Messico, avvengono i primi casi di contagio umano. Da quel momento, grazie ad una trasformazione, il virus diviene specifico per l’uomo e l trasmissione tra individui delle stessa specie diviene arma disponibile del virus (le capacità di trasmissione sono ancora non ben definite) sembra che il virus abbia raggiunto circa 80 paesi nel mondo.

    L’Influenza Suina fu definita nel 2009 Pandemia Globale, divenendo la prima pandemia del XXI secolo. I casi confermati sono circa 482.000 di cui 6.000 mortali, come ovvio, le persone con pregresse patologie croniche risultarono più sensibili e colpite dal morbo. Il numero di affetti da questa infezione in realtà rimane un mistero, si è stimato che molti abbiano contratto la malattia per poi guarire spontaneamente, senza che si rendessero conto di averla avuta. Si stima dunque che il tasso di mortalità dell’Influenza Suina è tra lo 0,02% e lo 0,1%, addirittura inferiore a quello dell’influenza stagionale (0.2%)

    Successivamente fu creato un vaccino, efficace contro la malattia, ma che la diffusione tra la popolazione fu minore di quella preventivata. Alcune case farmaceutiche richiesero il rimborso per gli ordini effettuati direttamente ai governi centrali.

    MERS (Sindrome Respiratoria del Medio Oriente – Coronavirus)

    Un altro coronavirus fa la sua apparizione nel 2012, inizialmente chiamato novel coronarivirus e successivamente rinominato MERS-CoV. La sua diffusione, prevalentemente in paesi del medio oriente, quali Arabia Saudita, Giordania, Qatar, Egitto e altre 17 nazioni mondiali (tra le quali, gli ultimi casi in Corea del Sud), risulta essere molto più lenta e controllabile dai sistemi nazionali sanitari. Anche questa infezione nata per zoonosi e passata dai pipistrelli ai cammelli e successivamente agli umani, risulta avere un alto tasso di letalità, si stima intorno al 20%-30%. L’OMS considera questa infezione ad alto rischio di futura mutazione, ed è in corso la progettazione di un vaccino come difesa ad una possibile pandemia.

    Ancora una volta questo virus causa una severa sindrome respiratoria, ha un alta mortalità sopratutto nelle popolazioni a rischio.

    EBOLA (Ebolavirus)

    Questi virus sono un gruppo di 5 specie, di cui 4 sono responsabili di quella che è la malattia da virus Ebola. Gli umani risultano molto suscettibili a questo virus, colpiti da una febbre emorragica con un alto tasso di letalità.

    Lo Zaire Ebolavirus è la specie di riferimento, costituito da un solo ceppo noto e chiamato semplicemente Virus Ebola. Il nome viene dalla zona dove è stato per la prima volta ritrovato (nello Zaire) e il nome Ebola è preso dall’omonimo fiume. La prima descrizione del virus avvenne nel 1976, nella regione suddetta.

    L’Ebolavirus risulta molto aggressivo, causando quella che è definita febbre emorragica. Si inizia con temperature superiori a 38,8° per poi iniziare ad avere diarrea e vomito sanguinolenti, occhi rossi e dilatati con presenza emorragica sulla sclera, danni agli organi quali reni, milza e fegato, risultato di una necrosi sistemica diffusa.

    Il problema maggiore della diagnosi è l’inizio dell’infezione con sintomi molto generali, che causano spesso un ritardo nel riconoscimento della malattia e dunque un inizio di focolaio. Il sovraffollamento e la scarsa qualità dei sistemi sanitari africani, hanno ovviamente creato il clima perfetto per il diffondersi di questa infezione.

    L’Ebolavirus si trasmette per contatto diretto con i fluidi corporei, tra cui il sudore, e uno dei veicoli di trasmissione più importanti sono proprio gli operatori sanitari.

    Si è dimostrato che questo virus si è sviluppato dalle grandi scimmie, e il periodo di incubazione va da 2 ai 21gg.

    La natura di Ebolavirus non permette la predisposizione attualmente all’avvento di una grande pandemia. Nonostante ciò, negli scorsi anni si è provveduto a sviluppare un vaccino, che si tende a somministrare dapprima agli operatori sanitari, in modo da spezzare la catena di contagio e ovviamente prevenire che ne diventino bersaglio.

    L’OMS costantemente a lavoro…

    L’OMS, dunque, veglia su di noi, monitorando la situazione e tentando di preparare le difese per una possibile futura pandemia che potrebbe minacciare il genere umano, incoraggiando le nazioni a prepararsi al meglio per quello che è sempre di più un rischio possibile.

    Immagini: Pixabay.com Foto di Yuri_B da Pixabay

    Fonti
    Ebola – Wikipedia
    Mucca Pazza – Wikipedia
    Influenza Suina- Wikipedia
    SARS – Wikipedia
    MERS – Wikipedia
    Influenza Aviaria – Wikipedia

  • Infermieri creduloni, un fenomeno peggiore delle fake news

    Le Fake News sono dovunque, che tu sia su Google o su Facebook, la possibilità di imbatterti in notizie di dubbia veridicità è ormai divenuta alta. Il motivo? like, click e condivisioni. Abbiamo sempre criticato i nostri “colleghi” per il largo uso di clickbaiting (tradotto “Esca da click”) che si riferisce ad un contenuto web il cui scopo è quello di attirare il maggior numero d’internauti, avendo come scopo principale quello di aumentare le visite a un sito per generare rendite pubblicitarie online. In questo articolo però vi vogliamo raccontare di quegli infermieri che sui social condividono una quantità inaudita di news spazzatura.

    Vi è mai capitato di scorrere la vostra Home di Facebook ed imbattervi in notizie evidentemente false riguardanti salute e benessere e meravigliarvi che chi l’ha condivisa è un vostro collega infermiere? Sebbene sporadica, questa situazione a nostro dire risulta preoccupante, imbarazzante e pericolosa.

    “PREOCCUPANTE..”

    La nostra preoccupazione deriva dalla facilità con cui un professionista della salute dia per vera una notizia trovata nella interete. Nonostante esami di Metodologia della Ricerca e anni di insegnamento di pensiero clinico, questi professionisti non si preoccupano di diffondere news che hanno ben poco di clinico o medico. Queste news sono scritte dalla mente malata di un blogger farlocco che decide di guadagnarsi il pane vendendo menzogne al popolo. Ma per quanto si possa giustificare un non esperto in materia, rimane da condannare un professionista che si spererebbe basi il proprio operato sulla clinica. La nostra preoccupazione va all’ambito ospedaliero e simili. Speriamo sinceramente che si comportino ed operino in modo differente da come fanno trasparire invece sui social network.

    “..IMBARAZZANTE E…”

    Come non ci si può imbarazzare di fronte ad un professionista che dovrebbe essere una guida, un consigliere nel campo dell’assistenza e che invece scrive che “I PEPERONI SONO MEGLIO DELLA CHEMIO”. 
    Professionalmente c’è poco da dire, ogni volta che un infermiere condivide una notizia falsa in campo di salute e sanità, c’è ne sono tanti altri che soffrono. Da quando entri nel mondo infermieristico e effettui la tua registrazione al collegio, sei parte di una nuova entità, di una “associazione” di professionisti e come tale dovresti abbracciare quel codice deontologico cosi imperfetto quanto necessario:

    Articolo 9
    L’infermiere, nell’agire professionale, si impegna ad operare con prudenza al fine di non nuocere.

    Una notizia che inneggia ad abbandonare la chemioterapia sostituendola con una dieta di ortaggi,  va in contrasto con l’Articolo 9. Perchè a nostro dire, ciò che condividi con leggerezza, può nuocere alla salute di qualcuno

    Articolo 11
    L’infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate e aggiorna saperi e competenze attraverso la formazione permanente, la riflessione critica sull’esperienza e la ricerca. Progetta, svolge e partecipa ad attività di formazione. Promuove, attiva e partecipa alla ricerca e cura la diffusione dei risultati.

    Un infermiere fonda il proprio operato su conoscenza VALIDATE e procede ad aggiornarsi e aumentare le proprie competenze e conoscenze attraverso attività di formazione. E vi garantiamo, che nessuno, in sede congressuale, ha parlato di abbandonare la medicina tradizionale per una cura fondata su una dieta a base di ortaggi.

    Articolo 19
    L’infermiere promuove stili di vita sani, la diffusione del valore della cultura della salute e della tutela ambientale, anche attraverso l’informazione e l’educazione. A tal fine attiva e sostiene la rete di rapporti tra servizi e operatori.

    L’infermiere promuove la diffusione della cultura della salute. Ovviamente quando parliamo di diffusione di cultura, si parla di conoscenze validate.

    “..PERICOLOSA”

    Condividendo con leggerezza quelle Fake News, non solo inondi il web di notizie false, ma diventi parte di quel sistema di guadagno che mette a rischio la salute dei nostri pazienti. Scrivere che un vaccino è inutile, che la chemioterapia o la radioterapia non funziona, oltre che falso, è PERICOLOSO. Da infermiere le persone si affidano a te e alla tua conoscenza. Sconsigliare un vaccino o di intraprendere le cure tradizionali per favorirne quelle alternative è sconsiderato ed incredibilmente rischioso.

    ti ricordiamo dunque l’Articolo 9 del Codice Deontologico:

    L’infermiere, nell’agire professionale, si impegna ad operare con prudenza al fine di non nuocere.

     

    Per finire, ci scusiamo per aver usato toni accusatori, ma crediamo che questo, sia un tema importante da affrontare e su cui discutere. Difendiamo la nostra professione, ma sopratutto difendiamo i nostri pazienti!

  • SMARTPHONE: Odiato dai tradizionalisti, ma con un potenziale unico

    L’era degli smartphone e dei tablet ha sollevato parecchie critiche dai tradizionalisti, che continuano a sottolineare la bellezza di mandare lettere e che, al più, credono che il modo migliore di usare le tecnologie informatiche sia imparare i linguaggi di programmazione. Questo, per quanto romantico, ha poco a che vedere con la realtà dei fatti. L’era dei social e degli smartphone stanno modificando il nostro modo di vivere, e non solo perché ora a cena bisogna sorbirsi colui che è “sempre al cellulare” ma perché effettivamente ha creato una rete globale e una velocità di trasmissione dati incredibile.

    Molte insoddisfazioni sociali, sempre esistite, che determinavano isolamento e depressione, ora sembrano essere risolte dalla vita social. Inoltre sembra che, oltre alle applicazioni per mantenersi in forma e che monitorano il nostro stato di salute, siano in progetto alcune con lo scopo di migliorare l’umore.

    E’ quanto detto dall’Ansa in un comunicato dove è stato sottolineato come gli smartphone e i tablet possono diventare strumenti per migliorare l’umore attraverso brevi e pratici esercizi, magari da fare quando si è a corto di altre risorse. Lo studio condotto da ricercatori della Facoltà di Psicologia dell’Università di Basilea e pubblicato sulla rivista ‘Frontiers in Psychology’ sembra aver dimostrato questi effetti.
    Un ulteriore tassello di quella ‘M-Health’ che ha visto un ampio diffondersi di app per migliorare la salute, lo studio ha incluso 27 giovani uomini sani a cui è stata data la possibilità di fare micro-interventi di sostegno psicologico attraverso dei video di circa cinque minuti ciascuno. I partecipanti potevano scegliere tra vari moduli di esercitazione da svolgere in diverse situazioni di vita quotidiana. Alcuni, per esempio, hanno ricordato esperienze emotive, altri hanno ripetuto brevi frasi come forma di meditazione o giocato con i loro gesti facciali, altri si sono concentrati sulle sensazioni fisiche e l’auto-percezione del corpo.

    Sicuramente un grande passo, nella “tecnologia del bene” che dovrebbe, almeno per il momento, far tacere i bigotti della tecnologia.

  • BUFALE SUI VACCINI: Lista dei componenti accusati di essere nocivi…

    Negli ultimi anni stiamo osservando un rapido mutamento della nostra società grazie alla velocità di trasmissione delle informazioni. Nell’epoca dei social, una piccola idea può diventare un nuovo credo e mutare anche molti aspetti della società. Un esempio perfetto sono le bufale diffuse per screditare l’utilità dei vaccini. Iniziamo l’articolo con una dato di fatto: In un mondo senza vaccinazioni, antibiotici e farmaci, l’aspettativa di vita media sarebbe presumibilmente la metà di quella attuale.

    In questo articolo però vorremmo concentrarci sulla composizione dei vaccini, perché spesso dietro “paroloni” (o almeno interpretate così da i non addetti ai lavori) si nascondono componenti innocui o estremamente controllati. Fa pensare quest’immagine che sta facendo nuovamente il giro dei social in questo ultimo periodo.

    index

    Nell’immagine possiamo leggere una lista di decine di molecole e componenti di cui però pochi ne conoscono la natura. Ciò che questa immagine trasmette a prima vista, è un senso di complessità ed ignoto associata ad un timore ingiustificato nei confronti delle vaccinazioni. D’effetto, sebbene del tutto scontato, è il titolo in maiuscolo:

    “IL VACCINO E’ UN FARMACO”.

    Come ogni medicamentoso che ha delle proprietà e degli effetti sul nostro corpo, anche il vaccino deve essere incluso nella lista dei farmaci. Il vaccino stimola il nostro corpo a creare, in modo del tutto sicuro, degli anticorpi per una data malattia, la quale, in caso di contagio potrebbe portarci a ben più gravi conseguenze incluso il decesso. Non è un mistero che il virus del Vaiolo, dopo le stragi causate nel corso dei secoli, sia stato completamente debellato grazie ad una campagna di vaccinazioni mondiale, che ha posto fine ad una delle malattie più atroci della storia. Nelle due forme esistenti, la meno violenta aveva un tasso di circa il 30% di mortalità, percentuale che tende ad aumentare di molto se consideriamo la seconda forma.

    Ma procediamo ed elenchiamo alcuni dei componenti riportati in quest’immagine:

    Lieviti Geneticamente modificati

    I progressi della biologia molecolare hanno reso possibile la produzione in OGM di vaccini costituiti da subunità virali o da tossine batteriche modificate in modo da perdere la tossicità (vaccino contro la pertosse), che risultano meno pericolosi dei vaccini costituiti dagli agenti infettivi uccisi o inattivati con metodi chimico-fisici.

    Tessuti umani di feti abortiti

    Questa ovviamente una falsità. Secondo quest’immagine saremmo dipendenti dagli aborti umani per mandare avanti l’industria farmaceutica. Ovviamente questa voce si commenta da sola.

    Albumina Umana

    L’albumina umana, largamente usata in campo medico, è una proteina del plasma molto importante per il funzionamento corretto del nostro organismo.

    Formaldeide

    In soluzione acquosa è usata per la produzione di vaccini, sia per produrre anatossine, cioè tossine che perdono la tossicità ma mantengono la immunogenicità ovvero la capacità posseduta da una sostanza di indurre la creazione di anticorpi da parte del nostro organismo.

    Mercurio

    Il mercurio è un elemento diffuso sulla terra, contenuto in acqua, terreno, piante e animali. L’etilmercurio derivato dal thimerosal contenuto nei vaccini è un composto differente dal metilmercurio, che invece è tossico e viene richiamato in causa quando si parla di questi argomenti. Inoltre diversi studi indicano che l’etilmercurio è eliminato rapidamente dall’organismo umano e animale, ed è sicuramente innocuo a bassi dosaggi, oltre a considerare che le vaccinazioni sono un evento occasionale e dunque non sono causa di assunzione prolungata di quest’utlimo. Inoltre in Italia in via precauzionale si è vietato l’uso dell’ etilemercurio.

    Glicole Etilenico

    Non esiste glicole etilenico nei vaccini: il glicole propilenico, che è il prodotto contenuto nei vaccini, è una sostanza (che ha proprietà antigelo) del tutto atossica che si utilizza da anni nei farmaci, negli alimenti, cosmetici ed in svariati composti adatti all’uso umano (conosciuto anche come additivo alimentare E1520), l’etere è utilizzato nei processi di confezionamento ma non ve ne è traccia nel prodotto finale.

    Alluminio

    I sali di alluminio rappresentano una componente vaccinale importantissima poiché

    • aumentano l’efficacia del vaccino, stimolando il sistema immunitario e permettendo di ridurre la quantità di antigeni necessari per produrre il vaccino e il numero di dosi da somministrare
    • prolungano la protezione immunologica
    • riducono la frequenza e gravità di diverse reazioni sistemiche e locali legando e rilasciando solo lentamente molecole biologicamente attive presenti nei vaccini.

    Fenossietanolo e Glutammato monosodico

    Glutammato monosodico (MSG) e il fenossietanolo sono stabilizzanti che aumentare la durata di conservazione del vaccino. Questi proteggono il vaccino da calore, luce, acidità o umidità. Le piccole quantità e l’esposizione così di breve durata sicuramente rendono praticamente innocui questi composti.

    Squalene

    Lo squalene è sostanza presente nell’olio di fegato degli squali (elasmobranchi) ma anche nei vegetali come i semi di amaranto, crusca di riso, germe di grano e olive. Tutti gli organismi superiori producono squalene, inclusi gli esseri umani.

    Micoplasma

    Questa voce ha poco senso, dimostrando che chi ha fatto quell’infografica ha poche conoscenza in materia. I micoplasmi sono una specie di batteri di cui ne esistono quasi un centinaio.

    Gentamicina Solfato e Neomicina Solfato

    La Gentamicina e la Neomicina sono antibiotici, ampiamente usati in campo ospedaliero. Le dosi ospedaliere sono centinaia di volte rispetto a quelle che alcuni vaccini potrebbero contenere. Ciò nonostante la gentamicina rimane uno dei migliori antibiotici a largo spettro.

    Polisorbato e Sorbitolo

    Il sorbitolo è uno zucchero. È presente nelle alghe rosse e in molte bacche e frutti come mele, pere, susine, ciliegie e sorbe da cui prende il nome. Il suo potere dolcificante è circa il 60% del saccarosio. Per le sue caratteristiche, è molto utilizzato nell’industria alimentare come dolcificante, stabilizzante e agente lievitante con il nome E420.

    Il Polisorbato è un emulsionante usato in campo farmacologico per solubilizzare sostanze lipofile in basi idrofile, cioè rendere solubile le sostanze affini ai grassi in quelle affini all’acqua.

    Amfotericina B

    L’Amfotericina è un antimicotico largamente usato in campo medico. In campo ospedaliero essendo a basso indice terapeutico si somministra in primo momento a bassi dosaggi per poi incrementare a seconda della risposta del paziente. Questo però poco a che fare con la quantità contenuta in alcuni vaccini che è di gran lunga minore.

    Beta-propiolactone

    Il Beta-propiolactone è un composto organico della famiglia lactone. Si tratta di un liquido trasparente altamente solubile in acqua.

    Tessuti animali e sangue animale

    L’uso di sangue e tessuti animali sono di gran lunga una delle rivelazioni del secolo in campo di ricerca e produzione di vaccini. Ciò nonostante, questi tessuti sono estremamente controllati e non sono semplicemente inseriti nel flaconcino del vaccino, come sembra sostenere l’immagine in discussione. Questi tessuti contribuiscono alla produzione del prodotto finale che appunto sarà il vaccino.

    Virus Animali e Virus Umani.

    Quest’ultima è di gran lunga la più spassosa tra le voci elencate. Sicuramente il riferimento è a quei vaccini attenuati e/o inattivati.

    1. il vaccino attenuato è un vaccino vivo a cui è stata attenuata la virulenza. Questo porta a non causare quelli che sono gli effetti a volte mortali della malattia e a produrre comunque gli anticorpi necessari all’immunizzazione dell’individuo.
    2. I vaccini morti o inattivati sono formati dal o dai microrganismi completi ma inattivati da alcuni metodi fisici o chimici. Questi vaccini presentano come principali vantaggi, rispetto ai vaccini attenuati, la stabilità e sicurezza, oltre al sistema di conservazione.

    Sottolineiamo che queste sono solo due famiglie dei vaccini esistenti. Rimangono, però, tra i primi e più importanti della storia umana. Un esempio lampante è l’eradicazione del vaiolo negli anni 80, grazie alla campagna promossa dall’OMS.

    DNA estraneo

    Sembra spaventosa la voce: Dna estraneo. Ma l’ovvietà di questa realtà è dato dal fatto che il vaccino a volte è composto da virus inattivi (morti) oppure nel processo di produzione è stato usato tessuto animale controllato. Inoltre il nostro organismo è continuamente a contatto con Dna estraneo decisamente meno controllato di quello usato per la produzione di un composto che salva la vita a milioni di persone ogni anno. Consideriamo infine che le vaccinazioni sono eventi del tutto straordinari e non ci espongono ad una continua interazione con i suddetti elementi.

     

    Concludiamo questo articolo specificando che non vogliamo assolutamente sminuire i rischi derivanti dai vaccini, ma preferiamo sottolineare che il rischio di effetti collaterali è di gran lunga minore rispetto ai rischi che corriamo nel non vaccinarsi e di conseguenza contrarre la malattia stessa. Inoltre consigliamo di affidarsi alla comunità scientifica quando si è in cerca di notizie veritiere in campo medico.

    Elenchiamo le caratteristiche che un vaccino deve avere per essere utilizzato:

    • sicuro;
    • protettivo;
    • dare una protezione duratura;
    • indurre una risposta cellulo-mediata;
    • essere facile da produrre e possibilmente a basso costo.

     

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