{"id":272,"date":"2025-09-07T08:35:07","date_gmt":"2025-09-07T08:35:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nextred.it\/web\/?p=272"},"modified":"2025-09-20T00:16:13","modified_gmt":"2025-09-20T00:16:13","slug":"gaza-noi-europei-saremo-ricordati-come-collaborazionisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nextred.it\/web\/2025\/09\/07\/gaza-noi-europei-saremo-ricordati-come-collaborazionisti\/","title":{"rendered":"Gaza: noi europei saremo ricordati come collaborazionisti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non saremo ricordati, di certo, come baluardo della democrazia. Di fronte alla strage in corso, stiamo solo temporeggiando, un comportamento che odora di collaborazionismo. Dopo la Seconda guerra mondiale l\u2019Europa inizi\u00f2 a costruire un\u2019identit\u00e0 basata su democrazia, universalit\u00e0, progresso e benessere \u2013 valori difficili da trovare altrove. Un continente liberale, con fondamenta democratiche e universalistiche, che osserva il mondo con saggezza. Questa identit\u00e0 si afferm\u00f2 gi\u00e0 negli anni \u201970 e trov\u00f2 il suo declino verso la fine degli anni 2000. Gli ultimi anni sono diventati insostenibili per il progetto europeo, depauperato dei valori voluti dai padri fondatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La guerra a Gaza ha provocato una devastazione umanitaria senza precedenti: migliaia di civili uccisi, infrastrutture sanitarie distrutte e un\u2019enorme carenza di beni di prima necessit\u00e0. Il diritto internazionale, sancito dalle Convenzioni di Ginevra, impone a tutti gli attori, di proteggere i civili in conflitto. Tuttavia, la risposta dell\u2019Unione europea \u00e8 stata caratterizzata da dichiarazioni di condanna \u201csenza parole\u201d e da una serie di risoluzioni parlamentari che, pur esprimendo solidariet\u00e0 con la popolazione palestinese, non hanno tradotto la retorica in azioni concrete. Questo atteggiamento di \u201ctempo\u2011passato\u201d \u00e8 percepito come un tradimento dell\u2019identit\u00e0 democratica che l\u2019Europa ha cercato di costruire dopo la Seconda guerra mondiale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ragioni di questo immobilismo sono molteplici. Le istituzioni dell\u2019UE richiedono il consenso di tutti gli Stati membri per adottare sanzioni o misure di pressione. Le divergenze tra le posizioni di Francia, Germania, Polonia e Ungheria hanno paralizzato qualsiasi iniziativa comune. Inoltre molti governi temono che una condanna pi\u00f9 netta di Israele possa compromettere la cooperazione in materia di difesa, intelligence e sicurezza energetica con gli Stati Uniti, guidati da un presidente instabile. Nondimeno \u00e8 l&#8217;interesse che ha l&#8217;Europa nell&#8217;industria bellica con le imprese coinvolte in contratti con lo Stato di Israele che esercitano una notevole influenza, favorendo una politica di \u201cbilanciamento\u201d piuttosto che di \u201cdifesa dei diritti umani\u201d.  Inoltre l\u2019opinione pubblica europea \u00e8 spesso sopraffatta da continui flussi di notizie di conflitti lontani, il che rende difficile creare un consenso interno capace di spingere i governi verso decisioni coraggiose. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante l\u2019impotenza collettiva, alcune nazioni hanno avviato azioni autonome che mostrano una volont\u00e0 di non restare completamente immobili: La Svezia ha approvato un pacchetto di aiuti umanitari da 30\u202fmilioni di euro destinati a ONG operative a Gaza, includendo forniture mediche e cibo. L&#8217;Irlanda ha introdotto una legge che vieta l\u2019importazione di prodotti agricoli provenienti da insediamenti israeliani, una misura simbolica ma significativa per la pressione commerciale. La Spagna ha avviato un\u2019inchiesta parlamentare per valutare la possibilit\u00e0 di riconoscere lo Stato di Palestina, creando un dibattito interno che potrebbe tradursi in una posizione pi\u00f9 ferma a livello europeo. I Paesi Bassi hanno finanziato un programma di ricostruzione delle scuole distrutte a Gaza, destinando 15\u202fmilioni di euro a progetti gestiti da UNICEF. La Polonia e Ungheria, pur mantenendo una linea pi\u00f9 filo\u2011statunitense, hanno comunque autorizzato donazioni private di equipaggiamento medico a organizzazioni umanitarie operanti nella Striscia. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste iniziative, seppur frammentarie, dimostrano che la solidariet\u00e0 europea non \u00e8 del tutto assente; \u00e8 semplicemente dispersa in azioni nazionali piuttosto che canalizzata in una risposta unitaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per riallineare le proprie azioni ai principi democratici proclamati, l\u2019Europa dovrebbe intervenire congiuntamente, richiedendo un corridoio umanitario gestito dalla stessa Europa verso la striscia, garanzie sulla fine dei massacri di civili e il riconoscimento dello Stato di Israele. <strong><em>Nessuna azienda, privata o pubblica che sia, deve Inoltre finanziare o supportare in alcun modo questa guerra<\/em><\/strong>, che sta generando carestie, fame e terrore. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per concludere, l&#8217;\u2019Europa, nata dall\u2019esperienza della Seconda guerra mondiale con la promessa di difendere la democrazia e i diritti umani, rischia di essere ricordata per la sua esitazione di fronte alla tragedia di Gaza. L\u2019immobilismo collettivo \u00e8 alimentato da divisioni politiche, dipendenze strategiche e pressioni economiche, ma le iniziative autonome di paesi come Svezia, Irlanda, Spagna e Paesi Bassi mostrano che la volont\u00e0 di agire \u00e8 presente, sebbene sparpagliata. Solo unendo queste energie disperse in una strategia europea condivisa, con strumenti decisionali pi\u00f9 rapidi e sanzioni mirate, l\u2019Unione potr\u00e0 tornare a incarnare il baluardo democratico che tanto ha faticosamente costruito. Altrimenti, il ricordo storico sar\u00e0 quello di un continente che, <strong><em>pur avendo le risorse e la retorica, ha scelto di \u201ctemporeggiare\u201d mentre la sofferenza a Gaza <\/em><\/strong>continuava a crescere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non saremo ricordati, di certo, come baluardo della democrazia. Di fronte alla strage in corso, stiamo solo temporeggiando, un comportamento che odora di collaborazionismo. 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