Sul caso Albanese, gli Stati Uniti hanno deciso di dimostrare che non sono più una democrazia…

Lunedì 9 luglio 2025, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto pesanti sanzioni contro Francesca Albanese, la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati. Una decisione senza precedenti che ha sollevato polemiche in tutto il mondo, accusata di rappresentare un attacco diretto all’indipendenza degli esperti ONU.

Chi è Francesca Albanese?

La Dottoressa Francesca Albanese è un’avvocatessa italiana, esperta di diritto internazionale e diritti umani, nata ad Ariano Irpino nel 1977. Dal 2022 ricopre l’incarico di Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967. Durante il suo mandato, si è distinta per le sue denunce aperte contro le violazioni israeliane a Gaza, definendo l’offensiva in corso come una forma di “pulizia etnica” e chiedendo un embargo sulle armi verso Israele. Fonte: Wikipedia

Le sanzioni statunitensi

Le sanzioni sono arrivate nel contesto di una più ampia strategia statunitense di contrasto ai soggetti che, secondo Washington, condurrebbero campagne giudiziarie e politiche ostili contro Israele e gli USA.

L’amministrazione Rubio ha accusato Albanese di:

  • Promuovere campagne “politiche e legali ostili” nei confronti di Israele.
  • Sollecitare la Corte Penale Internazionale a emettere mandati d’arresto contro funzionari israeliani e americani.
  • Utilizzare linguaggio giudicato antisemita e ostile all’Occidente.

Le conseguenze delle sanzioni includono il congelamento di eventuali beni negli Stati Uniti, insieme al divieto di viaggio e ingresso nel Paese, oltre al divieto per cittadini e aziende statunitensi di interagire economicamente con lei. Fonte: Reuters, AP News

Le reazioni internazionali

La risposta internazionale non si è fatta attendere. L’ONU ha espresso “grave preoccupazione”, denunciando un attacco diretto all’indipendenza dei Relatori Speciali. Il portavoce dell’ONU Stéphane Dujarric ha definito le sanzioni un “precedente pericoloso” che mina il sistema multilaterale delle Nazioni Unite.

L’Unione Europea, attraverso il suo portavoce per gli Affari Esteri, ha espresso “profondo rammarico” per la decisione americana, riaffermando il sostegno al lavoro di Albanese. Anche le principali organizzazioni per i diritti umani si sono schierate al fianco della giurista italiana. Amnesty International ha parlato di “un vergognoso affronto alla giustizia internazionale”, mentre Human Rights Watch ha denunciato un tentativo deliberato di zittire una voce scomoda.

“Le sanzioni sono un attacco trasparente ai principi fondamentali della giustizia internazionale.” – Agnès Callamard, Amnesty International

La risposta della diretta interessata

Albanese ha reagito con determinazione, definendo le sanzioni “oscene” e “mafiose” e dichiarando che non fermeranno il suo lavoro. Ha affermato che l’azione statunitense dimostra “colpa, non potere” e ha promesso di continuare il suo mandato “con più forza che mai”.

Nonostante le limitazioni alla sua mobilità e all’accesso ai fondi, Albanese intende portare avanti il suo rapporto per l’ONU e continuare a sostenere l’indagine della Corte Penale Internazionale sui crimini commessi nella Striscia di Gaza. Fonte: Washington Post

Una questione di giustizia Internazionale

Oltre alla dimensione politica, la questione solleva seri interrogativi legali. Secondo alcuni esperti, tra cui Craig Mokhiber (già direttore dell’ONU per i diritti umani), le sanzioni violano norme fondamentali del diritto internazionale, incluso lo Statuto di Roma e gli accordi tra gli Stati membri delle Nazioni Unite. Il timore è che questo episodio possa creare un pericoloso precedente: se un Relatore Speciale dell’ONU può essere sanzionato per aver criticato un governo, che ne sarà dell’indipendenza delle istituzioni internazionali
Fonte : Mondoweiss

Per concludere…

Il caso Francesca Albanese rappresenta un punto di svolta, o di rottura, nel rapporto tra potenze mondiali e organismi internazionali. Mentre le Nazioni Unite, la società civile, le organizzazioni e alcuni stati si mobilitano in sua difesa, resta da vedere se gli Stati Uniti faranno un passo indietro o se questo sarà solo l’inizio di un nuovo confronto aperto tra multilateralismo e geopolitica.

Certo è, che gli Stati Uniti vivono un momento storico molto particolare, in cui il concetto di democrazia sembra talvolta un alone lontano e passato.

[kofi]

Iscriviti alla Newsletter

🔴 On-line 🔴

  1. Loading Mastodon feed…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *