Autistici/Inventati: come spegnere 25 anni di un internet alternativo

Premetto che non ero un utente di Autistici/Inventati. Mai avuto a che fare in termini stretti di collaborazione. Ne conoscevo l’esistenza, ne rispettavo il lavoro, ma non avevo mai scelto i loro servizi per svariati motivi.

Poi, nell’arco di pochi giorni, una sanzione arrivata dagli Stati Uniti, un attacco informatico e la pubblicazione online di una mappa dell’ecosistema NoBlogs hanno trasformato la loro storia in qualcosa che riguarda molto più di un singolo collettivo.

Desclaimer: Questa non vuole essere un’apologia di Autistici/Inventati e nemmeno una critica al collettivo. È una personale analisi dei fatti. Ho passato le ultime settimane a leggere quanto più possibile. Quanti più reportage, articoli e comunicati ufficiali. Ho letto chi li sosteneva e chi ha gioito della loro chiusura. Ho provato a capirci qualcosa. E questo è quello che ne è uscito.

Questo articolo è una riflessione su indipendenza digitale, pluralità della rete e capacità dell’Europa di mantenere realmente il controllo delle proprie infrastrutture.

E forse, prima di raccontare cosa è successo, è giusto spiegare da quale posizione scrivo.

Prima di questa vicenda conoscevo Autistici/Inventati soprattutto per sentito dire…

Conoscevo il contesto dal quale era emersa quella generazione dell’Internet indipendente italiano dei primi anni Duemila, con delle relazioni con indymedia che ebbe un ruolo importante nell’informazione indipendente anche durante il G8 di Genova del 2001. Momento storico che ho studiato e ho osservato direttamente e con interesse nella mia adolescenza. Autistici/Inventati nasce proprio nel 2001 e costruisce progressivamente una propria infrastruttura: posta elettronica, mailing list, hosting, blog attraverso NoBlogs e altri servizi orientati alla privacy.

Si proposero come un’alternativa alle grandi piattaforme commerciali.

Sebbene condividessimo molte idee non li avevo mai scelti per i miei servizi. Non perché non ne apprezzassi il progetto, ma perché già qualche anno fa fiutavo dei limiti inevitabili di quel modello (In termini di libertà tecnologica). Un servizio gratuito, autogestito e comunitario può offrire indipendenza dalle Big Tech e una filosofia della privacy estremamente interessante. Ma non necessariamente può fornire le stesse garanzie contrattuali, operative, di assistenza e continuità che posso richiedere a un servizio commerciale. Per le mie esigenze, quando iniziai con l’internet, questo aspetto aveva un peso.

Nonostante ciò, li ho sempre rispettati.

Ed è una distinzione che oggi considero ancora più importante:

difendere il diritto di un’alternativa a esistere non significa necessariamente scegliere quell’alternativa.

Venticinque anni non trascorsi senza problemi..

Raccontare A/I come un progetto che per 25 anni avrebbe agito indisturbato o al di fuori di qualsiasi confronto con le istituzioni sarebbe sbagliato.

I problemi ci sono stati. Uno degli episodi più importanti risale agli anni Duemila, nell’ambito di un’indagine riguardante una specifica casella di posta, ciò che avvenne diventò uno dei casi più conosciuti nel dibattito italiano sulla privacy e sulla riservatezza delle infrastrutture digitali.

A/I affrontò negli anni anche controversie giudiziarie riguardanti contenuti ospitati sui propri sistemi, con vicende che ebbero spesso esiti favorevoli al collettivo.

Quindi Autistici/Inventati non ha attraversato 25 anni senza confrontarsi con magistratura, autorità e problemi legali. Eppure il progetto è sopravvissuto. Ha continuato a mantenere server.Ha continuato a offrire servizi. Ha continuato a esistere. E mai è stato considerato un collettivo terroristico. Per 25 anni.

Fino al 2026.

26 agosto 2026: arrivano gli Stati Uniti…

La cronologia di ciò che succede dopo è fondamentale. Il 26 agosto 2026, gli Stati Uniti intervengono contro Autistici/Inventati attraverso il proprio sistema di sanzioni. Il Dipartimento di Stato designa A/I come Specially Designated Global Terrorist (SDGT) e il Dipartimento del Tesoro, attraverso OFAC, applica le relative sanzioni. Secondo l’amministrazione statunitense, il collettivo avrebbe fornito infrastrutture tecnologiche a soggetti collegati ad attività estremiste e violente. È necessario però utilizzare le parole con attenzione: Una designazione amministrativa statunitense non equivale a una sentenza penale pronunciata da un tribunale italiano o europeo. E non è neppure corretto trasformare automaticamente le motivazioni pubblicate dal governo statunitense in fatti giudiziariamente accertati.

A/I ha contestato la ricostruzione americana. Questo non significa poter affermare automaticamente il contrario. Significa semplicemente mantenere separate tre cose che troppo spesso vengono confuse: un’accusa, le prove che la sostengono e una condanna pronunciata al termine di un procedimento giudiziario.

Il paradosso geografico…

Ed è qui che la storia comincia ad andare ben oltre Autistici/Inventati. Stiamo parlando di un collettivo nato in Italia. Di infrastrutture europee. Di utenti prevalentemente europei. Di rapporti con un istituto bancario italiano.

Eppure una decisione presa a Washington riesce a produrre conseguenze concrete a migliaia di chilometri di distanza.

Il motivo risiede anche nel funzionamento del sistema finanziario e tecnologico contemporaneo.

Quando un soggetto entra nel sistema sanzionatorio statunitense, il problema non riguarda soltanto eventuali beni fisicamente presenti negli Stati Uniti. Banche, intermediari, fornitori e aziende devono valutare la propria esposizione e i rischi derivanti dal continuare determinate relazioni.

Ed ecco emergere una delle grandi contraddizioni dell’indipendenza digitale europea.

Possiamo avere i server in Europa. Possiamo avere una banca europea. Possiamo avere organizzazioni europee. Ma possiamo comunque dipendere da infrastrutture e intermediari sui quali una decisione statunitense esercita un’enorme influenza.

Poi arriva l’attacco informatico…

È importante sottolineare ancora una volta la sequenza: prima le sanzioni. Poi l’attacco.

Nei giorni immediatamente successivi alla designazione americana viene compromessa NoBlogs, la piattaforma di blogging collegata ad A/I. (Che posso affermare si regga su un WordPress Multisite)

Per un breve periodo la piattaforma viene modificata e ribattezzata provocatoriamente “TrumpBlogs”.

La compromissione viene rivendicata e accompagnata da un messaggio particolarmente aggressivo.

L’autore sostiene di aver conservato dati degli utenti e di averli consegnati al governo degli Stati Uniti. Nella stessa rivendicazione attacca pesantemente anche le competenze tecniche degli amministratori del servizio.

Qui bisogna essere rigorosi.

Che qualcuno affermi di aver consegnato dati al governo statunitense non dimostra che ciò sia realmente accaduto. Senza una conferma indipendente, questa rimane un’affermazione dell’autore dell’attacco.

Ma il danno non è soltanto tecnico.

Per un’infrastruttura che ha costruito per 25 anni una parte importante della propria reputazione attorno alla privacy, alla sicurezza e all’indipendenza, subire una compromissione pubblica significa inevitabilmente affrontare anche un problema di fiducia e reputazione.Poi compare una mappa dell’ecosistema NoBlogs

La vicenda assume successivamente un’altra dimensione…

Compare online un progetto denominato “TrumpBlogs formerly known as NoBlogs”.

Non è semplicemente una pagina contenente qualche nome. È uno strumento di analisi. Dashboard. Mappe. Grafici. Ricerche per località, organizzazioni, termini e contenuti.

Migliaia di realtà che nel corso degli anni avevano utilizzato NoBlogs possono essere esplorate e messe in relazione attraverso informazioni ricavate dai contenuti analizzati.

Lo stesso sito avverte che le associazioni prodotte attraverso le proprie elaborazioni possono contenere errori e non devono essere considerate automaticamente affermazioni di fatto.

C’è poi un’altra distinzione fondamentale.

Non abbiamo elementi sufficienti per affermare che il database pubblicato attraverso questo strumento provenga direttamente dai dati sottratti durante l’attacco a NoBlogs.

La vicinanza temporale però è evidente. La relazione causale, invece, deve essere dimostrata. E per questo non va presentata come un fatto. (Soprattutto per chi come me legge e raccoglie informazioni per fare vero fact checking, talvolta non riuscendoci bene)

Qualcosa però è cambiato…

Anche senza stabilire collegamenti che non possiamo dimostrare, proviamo a osservare semplicemente la sequenza. Prima una designazione statunitense estremamente grave.

Poi le conseguenze economiche e finanziarie.

Successivamente una compromissione informatica. Una rivendicazione pubblica accompagnata dall’affermazione che dati sarebbero stati consegnati alle autorità americane. Un attacco diretto anche alla reputazione tecnica del collettivo.

Infine la comparsa online di uno strumento attraverso il quale una parte enorme dell’ecosistema sviluppatosi intorno a NoBlogs diventa facilmente esplorabile.

E tutto questo avviene in pochissimo tempo.

Non possiamo dire che l’attacco informatico abbia causato la fine di Autistici/Inventati.

Non possiamo dire che il database abbia causato la fine di Autistici/Inventati.

Possiamo però parlare di accumulo di pressione. Economica. Tecnologica. Legale. Reputazionale. E, inevitabilmente, personale per chi gestisce e utilizza quei servizi.

6 settembre: «Dobbiamo fermarci»…

Pochi giorni dopo, il 6 settembre 2026, Autistici/Inventati annuncia la sospensione dei propri servizi. Dopo 25 anni. Ed è qui che questa storia smette definitivamente di riguardare soltanto A/I.

Perché dimostra quanto possa essere fragile persino un’infrastruttura costruita deliberatamente cercando di sottrarsi alla centralizzazione delle grandi piattaforme.

Non è stato necessario entrare fisicamente in ogni datacenter. Non è stato necessario sequestrare ogni server. Non è stato necessario che un tribunale italiano ordinasse la chiusura dell’intera infrastruttura.

Nell’Internet contemporaneo esistono molti altri interruttori: Banche, Domini, Provider, Cloud, Sistemi di pagamento, Intermediari, Fornitori. E soprattutto la fiducia.

Non erano in guerra contro un impero…

Non vorrei però trasformare questa storia nel racconto romantico di un piccolo collettivo di hacker impegnato per 25 anni a combattere contro qualche gigantesco impero. Come in alcuni articoli ho letto.

Perché penso che così facendo perderemmo proprio la parte più interessante.

Autistici/Inventati non doveva sconfiggere nessuno. E non era questo il loro obiettivo. Doveva semplicemente esistere. Offriva un’alternativa. Non obbligava nessuno a utilizzarla. Non impediva a qualcuno di utilizzare Gmail. Non impediva di scegliere Microsoft o Apple. Non impediva di acquistare hosting da un’azienda commerciale.

Diceva semplicemente:

si può fare anche diversamente.

Un’altra email. Un altro hosting. Un altro blog. Un’altra infrastruttura. Un’altra concezione della privacy. Un altro modo di pensare Internet.

Io stesso, come già detto, quell’alternativa non l’ho scelta.

Ed è forse proprio questo il punto: Non devo utilizzare A/I per difenderne l’esistenza.

Indipendenza digitale non significa necessariamente rifiutare qualsiasi azienda.

Significa poter scegliere. Posso preferire un servizio commerciale e contemporaneamente essere felice che esista un progetto comunitario e usarne solo alcuni servizi, o nessuno.

Posso utilizzare software proprietario e sostenere lo sviluppo di software libero. O al contrario. Differenziando le tecnologie in uso.

Posso scegliere un’infrastruttura professionale a pagamento e contemporaneamente riconoscere e implementare l’importanza del self-hosting.

Perché una rete sana non richiede che tutti facciamo la stessa scelta. Richiede esattamente il contrario.

Che si possano fare scelte differenti.

È questo che dovrebbe preoccupare l’Italia e l’Europa…

Il caso Autistici/Inventati dovrebbe quindi interessare molto più della comunità che utilizzava i suoi servizi.

L’Europa parla da anni di autonomia strategica, cybersecurity, protezione dei dati e infrastrutture digitali.

Ma possiamo definirci davvero indipendenti se una decisione presa fuori dall’Unione può produrre effetti così profondi su un’infrastruttura europea?

Non significa che l’Europa debba isolarsi dagli Stati Uniti. Non significa costruire una fortezza digitale. E non significa sostituire una dipendenza con un’altra.

Significa costruire ridondanza, pluralità e possibilità di scelta.

Software libero. Standard aperti. Interoperabilità. Self-hosting. Provider europei. Infrastrutture finanziarie resilienti. Decentralizzazione.

Non sono soltanto argomenti per appassionati di Linux. Sono pezzi di una strategia di resilienza.

Prima di questa storia conoscevo A/I per sentito dire. Forse è questa la cosa che personalmente mi rimane maggiormente. Prima di tutto questo Autistici/Inventati era per me soprattutto un nome.

Conoscevo la loro storia. Ne apprezzavo alcuni principi. Avevo delle riserve sul loro modello. Poi ho iniziato a leggere quello che stava accadendo.

E paradossalmente ho cominciato a comprendere meglio il valore di quell’esperienza proprio nel momento in cui rischiava di scomparire.

Non perché improvvisamente condivida tutto ciò che A/I ha rappresentato.

Ma perché un Internet nel quale esiste Autistici/Inventati ha una possibilità in più rispetto a un Internet nel quale Autistici/Inventati non può esistere.

Un’alternativa non dovrebbe fare paura…

Autistici/Inventati è stato un progetto particolare. Politico certamente. Controverso a tratti. Imperfetto probabilmente. E certamente criticabile.

Ma per 25 anni ha rappresentato un pezzo della storia dell’Internet indipendente italiano. Ha rappresentato una alternativa.

E una società digitale libera dovrebbe averne molte. Commerciali e comunitarie. Centralizzate e decentralizzate. Proprietarie e libere. Gratuite e a pagamento.

Perché l’indipendenza digitale non significa necessariamente vivere senza Google, Microsoft, Amazon o qualsiasi altra grande azienda.

Significa poter dire di no. Significa poter scegliere qualcos’altro.

Significa fare in modo che quell’“altro” possa continuare a esistere.

Non credo che questo articolo piacerà a tutti. È una idea personale. Sono pronto a leggere le vostre risposte e anche a imparare dalle critiche.

Forse però la domanda che mi rimane dopo la vicenda di Autistici/Inventati è:

quanto possiamo definirci digitalmente indipendenti se una decisione presa a migliaia di chilometri di distanza può compromettere irrimediabilmente un progetto alternativo e libero?

[kofi]

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